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art. 52 legge fall.

6 provvedimenti

Decreto Ingiuntivo Provvisorio: Inefficace nel Fallimento?
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dell'Opponibilità decreto ingiuntivo nel fallimento. Una Banca aveva presentato ricorso contro il rigetto della sua opposizione allo stato passivo di un'Azienda Fallita. La Banca chiedeva l'ammissione al passivo con privilegio ipotecario, basandosi su un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo. Il Tribunale e poi la Cassazione hanno respinto la richiesta. Hanno stabilito che un decreto ingiuntivo, anche se provvisoriamente esecutivo, non è opponibile al fallimento se non ha ottenuto il visto di esecutorietà definitivo prima della dichiarazione di fallimento. La sentenza ha ribadito che solo il decreto ingiuntivo passato in giudicato è efficace in tali procedure.
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Regolarità contributiva in liquidazione: diritto al fondo
Una società editrice in liquidazione coatta amministrativa si è vista negare un contributo pubblico per una presunta irregolarità contributiva. La Corte di Cassazione ha stabilito che lo stato di liquidazione, imponendo uno stop ai pagamenti per legge, soddisfa il requisito della regolarità contributiva. Tuttavia, ha annullato la decisione di merito per non aver valutato il limite dei fondi pubblici disponibili, rimandando la causa per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Regolarità contributiva e fallimento: il caso editoria
Un'azienda editoriale fallita si è vista negare i contributi pubblici a causa della mancata attestazione di regolarità contributiva (DURC). La Corte di Cassazione ha stabilito che la dichiarazione di fallimento, imponendo per legge il divieto di pagamenti, costituisce una causa di "sospensione legislativa" che non preclude il diritto a ricevere i fondi. La Corte ha quindi confermato che la società aveva diritto al contributo, poiché il requisito della regolarità contributiva si considera soddisfatto in questa specifica circostanza.
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Interruzione del processo per fallimento: sentenza nulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza tributaria perché il processo d'appello era proseguito nonostante la società contribuente fosse stata dichiarata fallita. La mancata interruzione del processo ha causato una nullità insanabile, violando il diritto di difesa della curatela fallimentare. Il caso è stato rinviato al giudice di secondo grado per una nuova valutazione.
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Interruzione del processo: la Cassazione chiarisce
Un fideiussore si oppone a un decreto ingiuntivo ottenuto da una banca. Successivamente, la banca viene posta in liquidazione coatta amministrativa, causando l'interruzione del processo. I giudici di merito dichiarano estinto il giudizio per tardiva riassunzione, ritenendo che il termine decorresse dalla pubblicazione della liquidazione in Gazzetta Ufficiale. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il termine per la riassunzione decorre non dalla conoscenza legale dell'evento, ma dalla dichiarazione giudiziale di interruzione del processo. Questo principio, già affermato per il fallimento, viene esteso anche alla liquidazione coatta amministrativa.
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Cessione banche venete: chi paga i debiti pregressi?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22707/2025, ha stabilito un principio fondamentale riguardo la cessione banche venete. In un caso riguardante un contenzioso tra un'azienda e un istituto di credito poi posto in liquidazione e ceduto a una grande banca, la Corte ha chiarito che l'acquirente non è responsabile per le passività derivanti da rapporti bancari già estinti al momento della cessione. La responsabilità per tali debiti, anche se oggetto di cause pendenti, rimane in capo alla procedura di liquidazione della banca originaria, in quanto non funzionali all'attività della banca cessionaria.
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