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Art. 52, comma 5, D.P.R. n. 633 del 1972

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Credito IVA da cessione d’azienda: onere della prova
Una società che acquista un ramo d'azienda comprensivo di un credito IVA e lo utilizza in detrazione, ha l'onere di provare l'effettiva esistenza di tale credito. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2766/2023, ha stabilito che la responsabilità non può essere scaricata sul cedente. Il semplice atto di cessione non basta a legittimare l'uso del credito; il cessionario deve possedere tutta la documentazione giustificativa, pena l'indetraibilità dell'imposta e le relative sanzioni.
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Ricorso inammissibile: il difetto di specificità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una società di allestimenti navali. La decisione si fonda sul difetto di specificità dei motivi di ricorso, in quanto l'ente non ha allegato i documenti essenziali per la valutazione della controversia, come il verbale di constatazione e le fatture contestate. Di conseguenza, il ricorso inammissibile non ha permesso di esaminare nel merito le questioni sollevate.
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Documentazione tardiva: quando è ammessa nel processo
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di accertamento fiscale a carico dei soci di una concessionaria. L'Agenzia delle Entrate contestava l'utilizzo di documentazione tardiva per provare costi non considerati. La Corte ha respinto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che l'eccezione di inutilizzabilità dei documenti deve essere sollevata nei gradi di merito e non per la prima volta in Cassazione, tutelando così il diritto alla difesa del contribuente.
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Accertamento bancario: onere della prova e documenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4662/2024, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di accertamento bancario. La Corte ha stabilito che la valutazione delle prove fornite dal contribuente per superare la presunzione legale è di competenza del giudice di merito. Inoltre, ha chiarito che il divieto di utilizzare in giudizio documenti non esibiti in fase amministrativa opera solo se vi è stata una specifica richiesta da parte degli uffici, richiesta che l'Agenzia non ha dimostrato di aver fatto.
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Raddoppio termini: Cassazione su Irap e costi induttivi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9001/2025, si è pronunciata su un caso di accertamento fiscale nei confronti degli ex soci di una società estinta. La Corte ha stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento, previsto in presenza di reati tributari, è legittimo per Ires e Iva ma non si applica all'Irap, poiché le violazioni relative a tale imposta non costituiscono reato. Inoltre, ha ribadito che, anche in caso di accertamento induttivo "puro" per omessa dichiarazione, l'Amministrazione finanziaria deve considerare i costi sostenuti dall'impresa per determinare il reddito imponibile, al fine di rispettare il principio di capacità contributiva. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione su questi punti.
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Estinzione del processo tributario: il caso della lite
Un contribuente, socio di una s.r.l. a ristretta base, impugnava un avviso di accertamento IRPEF basato sulla presunzione di distribuzione di utili extra-contabili. Dopo vari gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo tributario poiché il contribuente aveva aderito alla definizione agevolata prevista dal D.L. 119/2018, pagando la prima rata, e l'Agenzia delle Entrate non aveva notificato alcun diniego nei termini di legge.
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Documenti non esibiti: quando sono utilizzabili?
Una società, a seguito di un incendio che ha distrutto la contabilità, ha ricevuto un accertamento induttivo. In giudizio, ha prodotto i documenti ricostruiti. La Cassazione ha confermato la loro validità, stabilendo che la preclusione per i documenti non esibiti non opera se la loro indisponibilità, dichiarata durante la verifica, è veritiera, anche se causata da colpa del contribuente e non solo da caso fortuito.
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