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Art. 52 Codice di Procedura Civile

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292 provvedimenti

Azione revocatoria: quando la vendita è inefficace
Una banca agisce in giudizio con un'azione revocatoria contro una coppia che aveva venduto la propria casa familiare, per tutelare un credito vantato nei confronti della moglie. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, respingendo il ricorso del marito. L'ordinanza ribadisce che la valutazione delle prove presuntive rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e non può essere oggetto di una nuova valutazione in sede di legittimità, se non in caso di illogicità manifesta.
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Vittima del dovere: status imprescrittibile, lo dice la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato che il diritto al riconoscimento dello status di vittima del dovere non è soggetto a prescrizione, a differenza dei singoli benefici economici che ne derivano. Un ricorso del Ministero dell'Interno, che sosteneva la prescrizione decennale del diritto, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ribadito che lo status è una condizione personale permanente e imprescrittibile, consolidando un orientamento giurisprudenziale costante.
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Errore di fatto: Cassazione revoca la sua decisione
La Corte di Cassazione, a seguito di un ricorso per revocazione, ha annullato una sua precedente ordinanza. La Corte ha riconosciuto di aver commesso un errore di fatto nel ritenere applicabile la regola della "doppia conforme", basandosi su una data errata di inizio del giudizio di appello. Revocata la precedente decisione di inammissibilità, la Corte ha esaminato il merito del ricorso originario, accogliendolo. Ha stabilito che i giudici di merito non avevano adeguatamente valutato i titoli di proprietà, fondamentali per risolvere una controversia sulla titolarità di un sottotetto.
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Risarcimento danno contratti a termine: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10414/2025, ha stabilito che un lavoratore ha diritto al risarcimento del danno per l'illegittima reiterazione di contratti a termine anche se successivamente assunto a tempo indeterminato tramite concorso. La Corte chiarisce che il superamento di una procedura concorsuale non 'sana' l'abuso pregresso, poiché l'assunzione deriva dal merito selettivo e non è una diretta conseguenza riparatoria della precarizzazione subita. Pertanto, il risarcimento danno contratti a termine resta dovuto.
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Cessioni intracomunitarie fittizie: prova e oneri
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di una società a cui l'Amministrazione finanziaria contestava l'esenzione IVA per cessioni intracomunitarie fittizie. La Corte ha chiarito che l'onere di provare l'effettiva uscita dei beni dal territorio nazionale grava sul cedente, e ha ritenuto inammissibile la richiesta di rivalutare nel merito le prove già esaminate dai giudici di grado inferiore, come un report dell'autorità fiscale britannica che negava i rapporti commerciali.
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Contributo di solidarietà: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto autonomamente da una cassa di previdenza privata sulla pensione di un suo iscritto. Secondo la Corte, tale prelievo costituisce una prestazione patrimoniale che solo la legge può istituire, in virtù della riserva prevista dall'art. 23 della Costituzione. L'ordinanza ribadisce inoltre che il diritto al rimborso delle somme indebitamente trattenute si prescrive in dieci anni e non nel termine più breve di cinque.
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Contributo solidarietà: Cassazione su casse private
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata ai suoi pensionati. La Corte ha stabilito che tale prelievo, essendo una prestazione patrimoniale, può essere introdotto solo dalla legge statale e non rientra nell'autonomia gestionale degli enti privatizzati. Di conseguenza, la cassa è stata condannata a restituire le somme indebitamente trattenute con prescrizione decennale.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se imposto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente previdenziale privato contro la sentenza che aveva giudicato illecito il contributo di solidarietà applicato sulla pensione di un iscritto. La Corte ha ribadito che tali prelievi, essendo prestazioni patrimoniali imposte, possono essere introdotti solo da una legge dello Stato e non in virtù dell'autonomia gestionale delle Casse.
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Contributo solidarietà: illegittimo se imposto da Casse
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza professionale contro la sentenza che riteneva illegittimo un contributo di solidarietà applicato sulla pensione di un iscritto. La Corte ha confermato il proprio orientamento consolidato, secondo cui le Casse privatizzate non hanno il potere di imporre prelievi assimilabili a prestazioni patrimoniali, la cui istituzione è riservata esclusivamente alla legge statale, in base all'art. 23 della Costituzione. Tale prelievo non modifica i criteri di calcolo della pensione, ma costituisce una trattenuta su un trattamento già determinato, esulando dalle competenze dell'ente.
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Contributo solidarietà: illegittimo senza legge
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata su una pensione. La Corte ha ribadito che tale prelievo costituisce una prestazione patrimoniale che, secondo la Costituzione, può essere introdotta solo da una legge dello Stato e non da un atto autonomo dell'ente pensionistico. Di conseguenza, il pensionato ha diritto alla restituzione delle somme trattenute, con un termine di prescrizione di dieci anni.
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Contributo di solidarietà: illegittimo per le Casse
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa di previdenza professionale, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto ai propri pensionati. Secondo la Corte, tale prelievo costituisce una prestazione patrimoniale che solo la legge può istituire, riaffermando un orientamento ormai consolidato. La sentenza chiarisce anche che il diritto alla restituzione delle somme si prescrive in dieci anni.
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Azione Revocatoria: Cassazione e la Prova Presuntiva
Una società debitrice cede le proprie partecipazioni societarie ad altre entità riconducibili alla stessa famiglia. Un creditore agisce con successo tramite un'azione revocatoria per rendere inefficaci tali atti. La Corte di Cassazione conferma la decisione, legittimando l'uso della prova presuntiva, basata su indizi come i legami familiari e la sproporzione del prezzo, per dimostrare il pregiudizio alle ragioni del creditore (eventus damni) e la consapevolezza di tale danno.
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Usucapione beni pubblici: no se costruiti ex lege
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni cittadini che chiedevano l'usucapione di immobili pubblici occupati dal 1946. La Corte ha stabilito che tali beni, costruiti con fondi statali per finalità di edilizia pubblica post-bellica (d.lgs. n. 261/1947), appartengono al patrimonio indisponibile dello Stato per destinazione di legge (ex lege). Questa natura impedisce l'acquisto della proprietà tramite usucapione, a prescindere dalla durata del possesso.
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Presunzione di condominialità: la scala è bene comune
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della proprietà delle scale in un condominio. Al centro della disputa, una scala a chiocciola che collega un ballatoio a un lastrico solare, entrambi aree comuni. I giudici hanno stabilito che, in assenza di un atto formale che ne attribuisca la proprietà esclusiva a un singolo condomino (il cosiddetto 'titolo contrario'), la scala deve considerarsi un bene comune. La Corte ha rigettato il ricorso dei condomini che ne rivendicavano la proprietà, confermando il principio della presunzione di condominialità per le strutture funzionalmente essenziali all'uso comune dell'edificio.
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Agevolazione tariffaria: no al diritto acquisito
Ex dipendenti di una società energetica ricorrono in Cassazione contro la soppressione della storica agevolazione tariffaria sulle bollette. La Corte rigetta il ricorso, confermando che il beneficio non ha natura retributiva e non costituisce un diritto acquisito, legittimando quindi il recesso della società dal vincolo.
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Errore notifica decreto: quando è sanabile?
Una cittadina ha richiesto un indennizzo per l'eccessiva durata di un processo, notificando l'atto al Ministero sbagliato. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'errore notifica decreto è un'irregolarità sanabile e non causa l'inefficacia dell'atto, poiché entrambi i Ministeri coinvolti erano rappresentati dalla stessa Avvocatura dello Stato. La fase di opposizione è stata ritenuta la sede idonea per correggere il vizio.
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Notifica irregolare: sanabile l’errore sul Ministero?
Un cittadino ha richiesto un'equa riparazione per l'eccessiva durata di un processo, notificando il ricorso a un Ministero errato. Il giudice ha emesso un decreto di pagamento contro il Ministero corretto, che però non era stato citato. La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica irregolare all'Avvocatura dello Stato, che rappresenta entrambi i Ministeri, costituisce un'irregolarità sanabile e non provoca l'inefficacia del provvedimento, potendo essere corretta nella fase di opposizione.
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Errore notifica PA: quando è sanabile? Cassazione
Un cittadino ha richiesto un indennizzo per l'eccessiva durata di un processo, citando erroneamente un Ministero. Il tribunale ha corretto l'errore, condannando il Ministero corretto. Le amministrazioni hanno fatto ricorso, lamentando un errore di notifica alla PA. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che quando diverse amministrazioni sono difese dalla stessa Avvocatura dello Stato, l'errore nell'identificazione del singolo ente costituisce una mera irregolarità sanabile e non causa l'inefficacia del provvedimento.
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Errore notifica: quando è sanabile contro la PA
Un cittadino ha richiesto un indennizzo per l'eccessiva durata di un processo fallimentare, ma ha citato in giudizio un Ministero errato. Il tribunale ha emesso un decreto di pagamento contro il Ministero corretto, che però non era stato formalmente citato. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'errore notifica è sanabile quando le amministrazioni coinvolte sono entrambe difese dall'Avvocatura dello Stato. La notifica irregolare non causa l'inefficacia del decreto, ma costituisce una mera irregolarità procedurale che può essere corretta, garantendo così il diritto del cittadino.
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Errore notifica ministero: come sanarlo in giudizio
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'errore di notifica a un ministero sbagliato non è un vizio fatale per la causa. Un cittadino aveva chiesto un indennizzo per l'eccessiva durata di un processo, notificando l'atto al Ministero dell'Economia anziché a quello della Giustizia. La Corte ha chiarito che tale errore costituisce una mera irregolarità sanabile. È possibile correggere l'errore durante la fase di opposizione, notificando l'atto al ministero corretto, senza che il provvedimento iniziale perda la sua efficacia. Questa decisione tutela il diritto del cittadino alla giustizia, superando i formalismi procedurali.
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