Una società vende un immobile a 110.000 euro, ma l'Agenzia delle Entrate notifica un avviso di rettifica valore immobile, fissandolo a oltre 220.000 euro. La stima si basa su quattro compravendite simili, due delle quali però sono antecedenti al triennio di riferimento legale. La Cassazione dà ragione al Fisco, stabilendo che la valutazione è legittima se si fonda anche solo su due atti comparativi validi, potendo gli altri, più datati, fungere da elemento di supporto. Inoltre, l'avviso non deve necessariamente allegare gli atti di confronto, essendo sufficiente riportarne i dati essenziali per permettere al contribuente di difendersi. La società venditrice perde la causa.
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