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art. 51 comma 2 n. 7 d.P.R. n. 633 del 1972

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Accertamento fiscale: quando è legittimo?
La Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento fiscale basato su movimentazioni bancarie non giustificate da un contribuente. Anche se l'indagine è partita da un'altra società, il Fisco non è tenuto ad allegare i verbali relativi a terzi se l'atto impositivo è già di per sé motivato. La Corte ha ritenuto irrilevante la mancata allegazione dell'autorizzazione alle indagini bancarie e ha dichiarato inammissibile il motivo relativo alla natura di lavoratore autonomo, in quanto sollevato per la prima volta in Cassazione.
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Omessa pronuncia: Cassazione annulla sentenza tributaria
A seguito di un accertamento fiscale basato su movimenti bancari, un imprenditore vedeva parzialmente accolte le sue ragioni in primo e secondo grado. Tuttavia, la Cassazione ha annullato la decisione d'appello per omessa pronuncia, poiché il giudice regionale non aveva esaminato specifici motivi di ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, rinviando la causa per un nuovo giudizio.
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Autorizzazione indagini bancarie: quando è valido l’atto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9645/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamenti fiscali. L'avviso di accertamento basato su dati emersi da verifiche finanziarie non è nullo se l'autorizzazione indagini bancarie non è materialmente allegata all'atto. La Corte ha chiarito che tale autorizzazione è un atto endoprocedimentale con funzione organizzativa interna all'Agenzia delle Entrate. La sua mancata allegazione non determina l'illegittimità dell'accertamento, che può essere invalidato solo dalla materiale assenza del provvedimento autorizzativo, a condizione che da ciò derivi un concreto pregiudizio per il contribuente.
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Accertamento bancario socio: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento a carico di una società, basato sulle movimentazioni bancarie rilevate sul conto corrente personale del suo amministratore. Secondo la Corte, la presunzione di riferibilità di tali somme alla società è valida quando l'amministratore detiene, di fatto, l'intero capitale sociale, anche se indirettamente. In questo contesto, spetta alla società fornire la prova contraria, dimostrando che le operazioni non sono collegate all'attività d'impresa, e non è sufficiente allegare genericamente la partecipazione dell'amministratore in altre società.
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Accertamento induttivo: costi deducibili, ok Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12988/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamento induttivo basato su indagini finanziarie. A seguito di una pronuncia della Corte Costituzionale, è stato confermato che a fronte di maggiori ricavi presunti derivanti da prelevamenti bancari non giustificati, l'amministrazione finanziaria deve riconoscere una deduzione forfettaria dei costi. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame del merito che tenga conto di questo principio.
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Avviso di accertamento: validità e segnalazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un avviso di accertamento è pienamente valido anche se non viene allegata la segnalazione interna dell'Agenzia delle Entrate che ha dato avvio al controllo. Secondo la Corte, tale segnalazione è un mero atto di impulso, privo di valore probatorio autonomo. La motivazione dell'atto impositivo è garantita se questo riproduce gli elementi essenziali emersi dagli atti istruttori successivi, consentendo al contribuente di comprendere la pretesa fiscale e di difendersi adeguatamente.
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