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Art. 5-ter, Legge 24 marzo 2001, n. 89

7 provvedimenti

Equa riparazione: no all’aumento se si accetta il decreto
Alcune società creditrici hanno ottenuto un indennizzo per l'eccessiva durata di un fallimento. Successivamente, hanno notificato il decreto di liquidazione senza fare opposizione, accettando implicitamente l'importo. Il Ministero della Giustizia ha invece proposto opposizione per contestare la durata. La Corte d'Appello ha erroneamente aumentato l'indennizzo alle società. La Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero: la notifica del decreto senza opposizione comporta acquiescenza, impedendo al giudice dell'opposizione di aumentare la somma. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che il taglio dell'indennizzo fino al 40% per l'elevato numero di parti non si applica automaticamente alle procedure fallimentari. Vince il Ministero, e l'indennizzo per equa riparazione viene ridotto alla cifra originaria di 2.800 euro a favore di ciascuna società.
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Istanza di prelievo e durata irragionevole del processo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata reiterazione dell'istanza di prelievo in un giudizio amministrativo non è sufficiente a dimostrare il disinteresse della parte e a negarle il diritto all'equa riparazione per l'irragionevole durata del processo. La sentenza chiarisce che il pregiudizio si presume per legge e che aver presentato alcune istanze e essersi opposti alla perenzione del giudizio sono atti idonei a manifestare il persistere dell'interesse alla decisione.
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Indennizzo erede fallito: quando spetta iure proprio?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11442/2024, ha stabilito che l'indennizzo erede fallito per l'eccessiva durata di una procedura concorsuale non spetta automaticamente 'iure proprio'. L'erede deve dimostrare una partecipazione attiva e un interesse giuridicamente rilevante al procedimento, non essendo sufficiente la mera prosecuzione della procedura nei suoi confronti dopo il decesso del fallito. La Corte ha accolto il ricorso del Ministero della Giustizia, cassando la decisione di merito che aveva riconosciuto l'indennizzo in via automatica e rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Equa Riparazione: perenzione e durata del processo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9803/2024, ha stabilito che l'equa riparazione per l'irragionevole durata di un processo spetta per l'intera sua estensione, anche qualora il giudizio venga dichiarato estinto per perenzione. La Cassazione ha cassato la decisione della Corte d'Appello che aveva escluso dal calcolo il periodo successivo all'entrata in vigore del codice del processo amministrativo, riaffermando che la perenzione non cancella il diritto al risarcimento per il ritardo già accumulato.
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Durata ragionevole procedura fallimentare: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2041/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla durata ragionevole procedura fallimentare. Il calcolo per l'indennizzo da ritardo (Legge Pinto) per un creditore inizia dal momento in cui deposita la domanda di insinuazione al passivo, non dalla successiva ammissione. La Corte ha accolto il ricorso dei creditori, annullando la decisione della Corte d'Appello che aveva fissato un termine iniziale successivo, riducendo ingiustamente il periodo di ritardo. Ha inoltre chiarito che per gli eredi, il calcolo si ferma alla data del decesso del dante causa.
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Termine equa riparazione: quando inizia a decorrere?
La Corte di Cassazione chiarisce un punto cruciale sul termine equa riparazione (Legge Pinto). Con l'ordinanza n. 423/2024, ha stabilito che, se un processo si conclude con una conciliazione giudiziale, il termine di sei mesi per richiedere l'indennizzo per irragionevole durata decorre dalla data dell'ordinanza di estinzione, e non dalla scadenza dei termini per l'impugnazione. La Corte ha ritenuto che manchi l'interesse a impugnare un provvedimento che si limita a recepire l'accordo raggiunto tra le parti, rendendolo di fatto definitivo da subito.
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Acquiescenza Legge Pinto: limiti alla modifica
La Cassazione chiarisce che la notifica del decreto di indennizzo per irragionevole durata del processo comporta acquiescenza Legge Pinto. La parte privata non può più chiedere un ricalcolo migliorativo in sede di opposizione ministeriale. Il ricorso del Ministero è stato accolto, riducendo l'indennizzo.
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