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Art. 5 Legge n. 604 del 1966

7 provvedimenti

Licenziamento ritorsivo: quando il motivo illecito prevale sul giustificato motivo
Un Lavoratore è stato licenziato per presunta riduzione di personale. Ha contestato il licenziamento, ritenendolo un licenziamento ritorsivo a causa delle sue richieste. Il Tribunale ha dato ragione al Lavoratore, ma la Corte d'Appello ha escluso la natura ritorsiva, riconoscendo un giustificato motivo oggettivo e condannando l'Azienda a un'indennità. La Cassazione ha accolto il ricorso del Lavoratore. Ha stabilito che la Corte d'Appello non ha correttamente valutato l'onere della prova sul giustificato motivo oggettivo e sull'obbligo di repechage, né ha considerato adeguatamente gli indici di ritorsività. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Licenziamento per giusta causa e bonifici indebiti
Una lavoratrice è stata licenziata per aver trattenuto pagamenti indebiti, ricevuti sul proprio conto corrente, per un importo superiore al suo stipendio annuale. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa, sottolineando che la condotta dolosa della dipendente ha irrimediabilmente compromesso il rapporto di fiducia con il datore di lavoro. La successiva restituzione delle somme non è stata ritenuta sufficiente a sanare la gravità del comportamento.
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Uso improprio carta carburante: quando è illegittimo?
Un'azienda di servizi ambientali licenzia un dipendente per uso improprio della carta carburante, contestando solo il disallineamento tra la carta e il veicolo usato. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, dichiarando il licenziamento illegittimo. La sentenza stabilisce che il datore di lavoro è vincolato alla specificità della contestazione disciplinare e deve provare non solo il fatto, ma anche la sua gravità, tale da ledere il rapporto di fiducia, cosa non avvenuta nel caso di specie.
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Licenziamento disciplinare: onere della prova del datore
La Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento disciplinare per presunto uso improprio di carte carburante. La Corte ha stabilito che la valutazione delle prove è di competenza dei giudici di merito e che l'onere della prova della condotta contestata grava interamente sul datore di lavoro, il quale non ha fornito prove sufficienti a sostegno dell'accusa.
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Licenziamento mancata comunicazione patente: è legittimo?
Un autista di autobotti aeroportuali è stato licenziato per non aver comunicato all'azienda la sospensione della sua patente di guida e per aver continuato a svolgere le sue mansioni. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, respingendo il ricorso del lavoratore. La decisione sottolinea che il ritardo nella contestazione disciplinare da parte del datore di lavoro era giustificato dalla necessità di compiere accertamenti complessi per acquisire piena conoscenza dei fatti. Questo caso ribadisce l'importanza dei doveri di comunicazione e buona fede nel rapporto di lavoro, specialmente quando un'abilitazione come la patente è essenziale per la mansione.
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Obbligo di repechage: onere della prova sul datore
Una società licenzia un dipendente per soppressione del posto di lavoro a seguito di una riorganizzazione. La Cassazione conferma l'illegittimità del licenziamento, ribadendo che l'obbligo di repechage impone al datore di lavoro di provare attivamente l'impossibilità di ricollocare il lavoratore in altre mansioni, anche inferiori.
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Licenziamento oggettivo: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo di una segretaria a seguito della soppressione della posizione del suo superiore. La Corte ha ribadito che non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge, e ha ritenuto assolto l'obbligo del datore di lavoro di cercare una ricollocazione (repêchage) per la dipendente.
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