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Art. 5 d.lgs. 19 giugno 1997, n. 218

6 provvedimenti

Motivazione apparente: Cassazione annulla accertamento
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale a causa di una motivazione apparente. Il giudice di secondo grado aveva confermato un accertamento fiscale per IRPEF e IRAP nei confronti di un contribuente, ma la sua decisione si basava su affermazioni generiche che replicavano il dato normativo senza analizzare le specifiche censure sollevate. La Suprema Corte ha ritenuto che tale vizio, unito all'omessa pronuncia su un altro motivo di appello, violasse il requisito del 'minimo costituzionale' della motivazione, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Accertamento studi di settore: la grave incongruenza
Una società ha impugnato un avviso di accertamento basato sugli studi di settore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che l'accertamento studi di settore richiede una 'grave incongruenza' tra il dichiarato e il presunto. Una volta dimostrata tale incongruenza, spetta al contribuente fornire la prova contraria per giustificare lo scostamento, senza che l'Agenzia delle Entrate debba fornire ulteriori elementi presuntivi.
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Accertamento studi di settore: la grave incongruenza
Un contribuente contesta un avviso di accertamento basato sugli studi di settore. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando che l'accertamento studi di settore è legittimo in presenza di una 'grave incongruenza' tra il reddito dichiarato e quello stimato. La Corte ribadisce che tale requisito è essenziale e che l'onere di provare la correttezza dei propri dati ricade sul contribuente, che deve fornire giustificazioni concrete durante il contraddittorio con l'amministrazione finanziaria.
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Cartella di pagamento: legittima se basata su sentenza
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento emessa a seguito di una sentenza definitiva, sostenendo la sua nullità perché la sentenza non specificava l'importo esatto dovuto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la cartella di pagamento è legittima se si conforma al dispositivo della sentenza passata in giudicato. In questi casi, il titolo che legittima la riscossione è la decisione giudiziale stessa, non l'originario avviso di accertamento.
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Raddoppio termini: sanzioni e reverse charge
Una società operante nel settore dei rottami è stata sanzionata per l'utilizzo di fatture soggettivamente inesistenti in un'operazione di reverse charge. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del provvedimento, chiarendo che il raddoppio termini accertamento si applica anche agli atti sanzionatori se la violazione presuppone un reato. La Corte ha inoltre ribadito che, una volta che l'Amministrazione fornisce prove della frode, spetta al contribuente dimostrare la propria buona fede e la diligenza adottata.
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Decadenza cartella: la Cassazione sui termini notifica
La Corte di Cassazione ha annullato una cartella di pagamento per IRES e IVA, stabilendo che la decadenza della cartella di pagamento emessa a seguito di controllo automatizzato segue le regole ordinarie dell'art. 25 D.P.R. 602/1973. La Corte ha chiarito che le norme transitorie salva-atti del D.Lgs. 128/2015 non si applicano a questa tipologia di atti, poiché non hanno natura accertativa. Di conseguenza, la notifica tardiva ha reso illegittima la pretesa fiscale.
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