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Art. 5, comma 4 bis d.lgs. n. 368 del 2001

7 provvedimenti

Risarcimento Danno Pubblico Impiego: No Conversione
La Corte di Cassazione ha stabilito che i dipendenti pubblici con contratti a termine illegittimi non hanno diritto alla conversione in rapporto a tempo indeterminato, ma possono ottenere il risarcimento danno pubblico impiego. La richiesta di risarcimento è considerata implicita in quella di conversione, quando quest'ultima è legalmente impossibile.
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Natura giuridica associazione: quando è di diritto privato
Un'associazione controllata dalla Pubblica Amministrazione ha sostenuto che il suo status di ente 'in house' la sottoponesse alle regole del pubblico impiego, impedendo la conversione di un contratto a termine in uno a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha respinto tale tesi, chiarendo che la natura giuridica di un'associazione è stabilita per legge. Poiché la normativa qualifica l'ente come soggetto di diritto privato, i suoi rapporti di lavoro sono disciplinati dal diritto privato, che ammette la conversione del contratto in assenza di una valida causale per il termine.
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Contratti a termine P.A.: il limite di 36 mesi vale sempre
La Corte di Cassazione ha stabilito che nei contratti a termine P.A., il limite massimo di durata di 36 mesi è inderogabile e si calcola cumulando tutti i rapporti di lavoro per mansioni equivalenti con lo stesso ente, anche se le assunzioni derivano da diverse procedure selettive. La sentenza conferma il diritto della lavoratrice al risarcimento del danno per l'abuso subito a causa della reiterazione dei contratti oltre il limite legale.
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Contratti a tempo determinato: limite 36 mesi vale sempre
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'abuso di contratti a tempo determinato nel pubblico impiego si configura anche quando le assunzioni avvengono tramite concorsi pubblici distinti. Se le mansioni svolte dal lavoratore sono sostanzialmente le stesse, la durata complessiva dei rapporti non può superare il limite di 36 mesi. La Corte ha ritenuto irrilevante la distinzione formale delle procedure di assunzione, focalizzandosi sulla continuità e identità sostanziale della prestazione lavorativa per prevenire l'uso abusivo di tali contratti.
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Contratti a termine: no a proroghe oltre 36 mesi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10553/2024, ha respinto il ricorso di un ente pubblico, confermando l'illegittimità della successione di contratti a termine con una dipendente per un periodo superiore a 36 mesi. La Corte ha stabilito che le normative nazionali invocate dall'ente per giustificare le proroghe, finalizzate ad assicurare la continuità dei servizi, non possono derogare al limite massimo di durata, in quanto devono essere interpretate conformemente alla direttiva europea 1999/70/CE, che mira a prevenire l'abuso di tali contratti. Di conseguenza, è stata confermata la condanna al risarcimento del danno in favore della lavoratrice.
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Contratti a termine: il limite di 36 mesi è retroattivo
Un lavoratore con una serie di contratti a termine per oltre 36 mesi con una ASL ha visto il suo diritto al risarcimento negato in appello. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19396/2024, ha ribaltato la decisione, stabilendo che nel calcolo del limite massimo di durata dei contratti a termine si devono includere anche i periodi di lavoro antecedenti alla legge che ha introdotto tale limite (L. 247/2007), senza alcuna sanatoria per il datore di lavoro.
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Contratti a termine PA: illegittimi senza esigenze reali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22379/2025, ha stabilito l'illegittimità di una serie di contratti di somministrazione stipulati da un'azienda ospedaliera per coprire esigenze ordinarie e non temporanee. Anche se la durata totale del rapporto di lavoro con la singola lavoratrice non ha superato il limite legale di 36 mesi, i giudici hanno confermato il diritto al risarcimento del danno, sottolineando che i contratti a termine nella PA devono essere giustificati da esigenze effettivamente eccezionali e transitorie, non da necessità strutturali e permanenti dell'ente.
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