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Art. 493-ter Codice Penale

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608 provvedimenti

Pena sostitutiva: omessa decisione e annullamento
Un imputato, condannato per uso indebito di carta di credito, ha fatto ricorso in Cassazione lamentando sia la valutazione delle prove a suo carico sia l'omessa pronuncia del giudice d'appello sulla sua richiesta di pena sostitutiva. La Suprema Corte ha rigettato il primo motivo, confermando la responsabilità penale, ma ha accolto il secondo, annullando la sentenza con rinvio limitatamente alla decisione sulla sanzione alternativa non esaminata.
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Ricorso in Cassazione inammissibile post concordato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso in Cassazione di due imputati. Per uno, i motivi sono considerati mere doglianze di fatto. Per l'altro, l'inammissibilità deriva dall'aver precedentemente stipulato un 'concordato in appello' sulla pena, che preclude la possibilità di contestare nel merito la responsabilità penale.
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Ricorso inammissibile: Cassazione chiarisce limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di condanna della Corte d'Appello. La decisione si basa sul principio che il giudizio di Cassazione non può riesaminare i fatti del processo, né sindacare la logicità di una motivazione esente da vizi evidenti, né tantomeno contestare la quantificazione della pena, che rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Il ricorso è stato giudicato manifestamente infondato su tutti i fronti, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputate condannate per furto e uso indebito di carte di pagamento. La decisione si fonda sulla genericità e sulla natura meramente ripetitiva dei motivi di un ricorso, e sul principio di consumazione del diritto di impugnazione per l'altro. La sentenza ribadisce che un ricorso inammissibile non può essere sanato dalla proposizione di motivi nuovi, sottolineando i rigorosi requisiti di specificità richiesti per adire la Suprema Corte.
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Ricorso inammissibile: recidiva e prescrizione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per ricettazione e altro. Il primo motivo viene respinto per carenza di interesse, poiché la pena era già al minimo. Il secondo, relativo alla prescrizione, è ritenuto infondato a causa della recidiva reiterata che ha allungato i termini. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Ricorso inammissibile: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una condanna per uso indebito di carta di pagamento e furto. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti o l'attendibilità dei testimoni, compiti che spettano ai tribunali di merito. L'appello è stato respinto perché cercava di ottenere un nuovo giudizio sulla vicenda, una funzione che esula dalle competenze del giudice di legittimità, specialmente in presenza di una 'doppia conforme' dei giudizi precedenti.
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Ricorso tardivo: l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'appello di un imputato a causa del suo deposito oltre i termini di legge. La decisione sottolinea il rigore nel calcolo delle scadenze processuali, evidenziando che un ricorso tardivo non può essere esaminato nel merito, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Responsabilità titolare POS: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una titolare di un bar, condannata per il reato di cui all'art. 493-ter c.p. L'ordinanza conferma che la responsabilità titolare POS sussiste quando si mette a disposizione l'apparecchiatura per la commissione di illeciti e si agisce per monetizzarne i profitti, anche senza essere fisicamente presenti. La Corte ha respinto i motivi del ricorso come tentativi di rivalutare i fatti, attività preclusa nel giudizio di legittimità.
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Legittimo impedimento difensore: quando è valido?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, confermando la sua condanna. Il motivo principale del ricorso era il rigetto di una richiesta di rinvio per legittimo impedimento del difensore, dovuto a un altro impegno professionale. La Corte ha ribadito che, per ottenere il rinvio, il difensore deve soddisfare quattro condizioni cumulative stabilite dalla giurisprudenza, tra cui la tempestiva comunicazione dell'impedimento non appena ne viene a conoscenza. Poiché questa condizione non era stata rispettata, e gli altri motivi di ricorso erano generici, l'appello è stato respinto.
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Procedibilità d’ufficio: uso indebito carta di credito
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di non doversi procedere, stabilendo che il reato di utilizzo indebito di carte di credito, previsto dall'art. 493-ter c.p., ha procedibilità d'ufficio. Di conseguenza, non è richiesta la querela della persona offesa per avviare l'azione penale. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Ricorso in Cassazione: i limiti del riesame dei fatti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati contro una sentenza di condanna. Il primo ricorso in Cassazione è respinto per genericità nella contestazione delle attenuanti e manifesta infondatezza sull'eccessività della pena. Il secondo ricorso è inammissibile perché mira a una nuova valutazione dei fatti, vietata nel giudizio di legittimità, confermando la solidità delle prove come i video di sorveglianza.
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Pena accessoria: quando va revocata per riduzione pena
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un'imputata condannata per indebito utilizzo di carte di pagamento e ricettazione. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso sulla responsabilità, confermando il principio della "doppia conforme", ma ha accolto il motivo relativo alla pena accessoria. Con la concessione delle attenuanti generiche e la conseguente riduzione della pena detentiva in appello, la Cassazione ha stabilito che la sanzione accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici doveva essere eliminata, annullando su questo punto la sentenza impugnata.
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Ricorso inammissibile: i limiti del giudizio di Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto e altri reati. La decisione si fonda su principi procedurali chiave: l'impossibilità per la Corte di rivalutare le prove e i fatti del merito, e la preclusione a esaminare motivi di ricorso non sollevati nel precedente grado di appello. Questo caso ribadisce la natura del giudizio di legittimità come controllo sulla corretta applicazione della legge, non come un terzo grado di giudizio sui fatti.
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Ricorso patteggiamento: limiti e motivi inammissibili
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento. I motivi, basati su reato impossibile e mancato avviso sulle sanzioni sostitutive, non rientrano nei casi tassativamente previsti dalla legge per l'impugnazione del patteggiamento, come stabilito dall'art. 448-bis, comma 2-bis, cod. proc. pen.
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Autoriciclaggio: onere della prova e confisca del profitto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imprenditori condannati per reati fiscali e autoriciclaggio. La sentenza chiarisce che spetta all'imputato l'onere di provare i costi non dichiarati per ridurre l'imposta evasa. Inoltre, il profitto dell'evasione, pari al risparmio d'imposta, se reimpiegato in attività come l'acquisto di schedine vincenti per 'ripulirlo', configura pienamente il delitto di autoriciclaggio, giustificandone la confisca.
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Decreto di citazione nullo: quando è abnorme?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Bergamo che aveva dichiarato un decreto di citazione nullo. Il motivo della nullità era una discordanza nella qualificazione giuridica del reato tra l'avviso di conclusione delle indagini e il decreto stesso. La Suprema Corte ha ritenuto l'ordinanza un atto abnorme, poiché la modifica non alterava il fatto contestato, non ledendo il diritto di difesa, e causava un'illegittima regressione del procedimento.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e astratti
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per furto e uso indebito di carte. La decisione si fonda sulla totale astrattezza e genericità dei motivi di appello, i quali non si confrontavano criticamente con la sentenza impugnata, risultando privi di specificità. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione e uso indebito: i reati concorrono
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due imputati condannati per reati connessi a carte di credito. La Corte ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi, confermando un principio fondamentale: il reato di ricettazione di una carta di credito e il suo successivo uso indebito sono due crimini distinti che concorrono tra loro. La decisione ha inoltre ribadito che la reiterazione in Cassazione di motivi già respinti in appello rende il ricorso inammissibile e che i precedenti penali possono giustificare il diniego delle attenuanti generiche.
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Divieto prevalenza attenuanti e rapina: parola alla Consulta
Un uomo condannato per rapina ottiene l'attenuante per la lieve entità del fatto. Tuttavia, la pena non può essere ridotta a causa del divieto di prevalenza delle attenuanti sulla recidiva qualificata. La Corte di Cassazione, ravvisando un potenziale contrasto con i principi di proporzionalità e rieducazione della pena, ha sollevato una questione di legittimità costituzionale, sospendendo il giudizio e rimettendo gli atti alla Corte Costituzionale.
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Revoca prova d’ufficio: legittima se superflua
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per indebito utilizzo di carte di pagamento, rigettando il ricorso dell'imputata. Il caso verteva sulla legittimità della revoca prova d'ufficio disposta da un nuovo giudice subentrato nel processo. La Corte ha stabilito che un giudice può revocare l'assunzione di una prova disposta d'ufficio dal predecessore se la ritiene superflua, senza che ciò violi il diritto alla prova dell'imputato. La decisione si fonda sulla distinzione tra prove richieste dalle parti e prove disposte autonomamente dal giudice per la propria valutazione.
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