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Art. 47-ter, comma 1-bis, Ordinamento Penitenziario

5 provvedimenti

Affidamento in prova negato: continua il lavoro illecito col figlio
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale di Sorveglianza, negando l'affidamento in prova al servizio sociale a un condannato. La richiesta è stata respinta perché l'uomo, dopo la condanna per reati legati a un fallimento, aveva continuato a svolgere la stessa attività lavorativa come amministratore di fatto in una società intestata alla figlia. Inoltre, non aveva mai intrapreso attività di volontariato o riparative. Secondo i giudici, mancava un percorso di 'emenda' (ravvedimento), presupposto essenziale per la concessione dell'affidamento. Al suo posto, è stata confermata la più restrittiva misura della detenzione domiciliare, ritenuta più adatta in assenza di una revisione critica del proprio passato criminale.
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Irreperibilità e misure alternative: la Cassazione nega i benefici
Un uomo condannato, trasferitosi all'estero e di fatto irreperibile, chiede di accedere a misure alternative alla detenzione. Il Tribunale respinge la sua istanza. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo un principio chiaro su irreperibilità e misure alternative. La richiesta di detenzione domiciliare è inammissibile perché la pena residua supera il limite di due anni previsto dalla legge. Inoltre, la condizione di irreperibilità del soggetto è di per sé incompatibile con qualsiasi misura alternativa, che richiede controlli e un domicilio effettivo. La mancanza di un indirizzo stabile e verificabile rende impossibile l'applicazione di benefici come l'affidamento in prova o la detenzione domiciliare.
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Affidamento in prova: valutazione e prognosi negativa
La Corte di Cassazione conferma il diniego dell'affidamento in prova a un condannato per tentato omicidio. La decisione si basa su una prognosi negativa di reinserimento sociale, fondata non solo sulla gravità del reato, ma soprattutto sulla mancata revisione critica del proprio operato e sull'assenza di una prospettiva lavorativa, elementi ritenuti essenziali per la concessione della misura alternativa.
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Affidamento in prova: no se manca un progetto sociale
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego dell'affidamento in prova a un condannato che, pur avendo i requisiti di pena, non aveva prospettato alcuna attività lavorativa o di volontariato. La sentenza stabilisce che, sebbene un lavoro non sia un requisito assoluto, la totale assenza di un progetto concreto di reinserimento sociale è un motivo valido per respingere la richiesta, in quanto la misura non può essere concessa solo per ottenere condizioni più favorevoli rispetto alla detenzione domiciliare.
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Affidamento in prova: no al diniego per disoccupazione
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di un Tribunale di sorveglianza che negava l'affidamento in prova a un condannato unicamente a causa del suo stato di disoccupazione. La Corte ha stabilito che la mancanza di un lavoro non è un ostacolo assoluto se esistono altri elementi positivi, come la disponibilità a svolgere attività di volontariato, che indicano un percorso di reinserimento sociale. Il giudice deve effettuare una valutazione complessiva della persona, non limitandosi a un singolo aspetto.
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