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Art. 47 Ord. pen.

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567 provvedimenti

Pericolosità sociale: i criteri per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una condannata, confermando che la valutazione della pericolosità sociale per la concessione dell'affidamento in prova deve basarsi su una pluralità di indici, non solo sull'assenza di legami con la criminalità organizzata. La disponibilità al volontariato o ruoli aziendali sono subvalenti rispetto alla gravità dei reati, ai precedenti e alla mancata revisione critica del passato.
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Recidiva reiterata: stop a nuovi benefici penitenziari
Un soggetto, già condannato con l'aggravante della recidiva reiterata e che aveva già usufruito di misure alternative, ha presentato una nuova istanza per benefici simili. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la preclusione prevista dalla legge. La sentenza chiarisce che il divieto opera quando il nuovo reato, anch'esso aggravato da recidiva reiterata, viene commesso dopo aver già sperimentato una precedente misura alternativa. La richiesta di semilibertà è stata inoltre respinta per mancanza di un progetto lavorativo.
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Misure alternative: la valutazione del passato criminale
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava le misure alternative a un condannato. La decisione era basata quasi esclusivamente sul suo passato criminale, ignorando elementi recenti e positivi come un'assoluzione da accuse di narcotraffico e un nuovo contratto di lavoro. Secondo la Corte, per la concessione delle misure alternative, la valutazione non può fermarsi al passato, ma deve considerare il percorso di risocializzazione attuale del soggetto, la sua condotta recente e la volontà di reinserimento sociale.
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Affidamento in prova: no se fallito e reato grave
Un soggetto condannato per reati legati agli stupefacenti si è visto negare la misura alternativa dell'affidamento in prova. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo il ricorso inammissibile. Secondo la Corte, il fallimento di una precedente misura analoga e la gravità del nuovo reato sono elementi che prevalgono su una relazione positiva dei servizi sociali (UEPE), poiché indicano l'assenza di un reale percorso di ravvedimento.
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Calcolo residuo pena: l’errore che può costare caro
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di inammissibilità per l'affidamento in prova ai servizi sociali, basata su un errato calcolo del residuo pena. Il giudice di sorveglianza non aveva considerato la liberazione anticipata e la rideterminazione della pena per continuazione, che avevano ridotto il fine pena al di sotto della soglia di legge di quattro anni. La Corte ha rinviato il caso per una nuova valutazione basata sul computo corretto.
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Valutazione discrezionale: no a pregiudizi etnici
La Corte di Cassazione annulla la decisione del Tribunale di Sorveglianza che negava misure alternative a una detenuta. Il diniego era basato su un errore di fatto sul domicilio e su una valutazione discrezionale viziata da pregiudizi etnici, ignorando relazioni positive sul percorso carcerario della donna.
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Revoca affidamento in prova: quando è legittima?
La Corte di Cassazione conferma la revoca dell'affidamento in prova per un condannato che aveva violato ripetutamente l'obbligo di permanenza domiciliare notturna. La giustificazione di un citofono malfunzionante è stata ritenuta insufficiente, poiché il soggetto ha un obbligo attivo di rendersi reperibile per i controlli. La misura alternativa è stata sostituita con la detenzione domiciliare, evidenziando che la violazione delle prescrizioni comporta la revoca del beneficio.
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