La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4285/2024, ha stabilito un importante principio in materia di misure alternative alla detenzione. Il caso riguardava un condannato la cui richiesta di affidamento in prova era stata dichiarata inammissibile per l'omessa comunicazione del cambio di domicilio. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, chiarendo che l'inammissibilità si applica solo alla mancata dichiarazione o elezione iniziale del domicilio, non alle successive variazioni. Tuttavia, la mancata comunicazione può influire sulla valutazione di merito, potendo indicare un'assenza di residenza stabile necessaria per la misura.
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