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Art. 46 l. fall.

5 provvedimenti

Stipendio del fallito: limiti al pignoramento
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto del Tribunale di Vicenza che stabiliva la quota pignorabile dello stipendio del fallito. La decisione è stata cassata per vizio di motivazione, non avendo il Tribunale considerato la situazione economica complessiva del nucleo familiare, e per aver peggiorato la posizione della ricorrente in appello (reformatio in peius) senza una richiesta in tal senso dalla controparte. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Legittimazione suppletiva del fallito: quando agire?
Una società fallita ha proseguito un'azione legale dopo che il proprio curatore fallimentare, pur essendo stato notificato, ha scelto di non costituirsi in giudizio. I tribunali hanno ritenuto l'azione inammissibile. La Corte di Cassazione ha confermato che la legittimazione suppletiva del fallito non sussiste quando l'inazione del curatore è frutto di una scelta consapevole (inerzia qualificata) e non di un totale disinteresse. La contumacia del curatore è stata interpretata come una decisione ponderata, precludendo così l'intervento della società fallita.
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Stipendio pignorabile: la motivazione è essenziale
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto che determinava la quota di stipendio pignorabile di una socia fallita. Il giudice di merito aveva confermato la decisione basandosi su un parametro ISTAT errato e sulla mancata produzione di prove delle spese familiari da parte della debitrice. La Cassazione ha stabilito che il giudice deve fornire una motivazione concreta e autonoma per la quantificazione dello stipendio pignorabile, non potendo limitarsi a criticare la carenza probatoria della parte, soprattutto quando i dati oggettivi (reddito totale inferiore alla spesa media ISTAT) suggeriscono una valutazione diversa.
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Legittimazione società fallita: l’inerzia del curatore
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21333/2024, ha stabilito che la 'mera inerzia' del curatore fallimentare è sufficiente a far sorgere la legittimazione processuale straordinaria della società fallita, e quindi dei suoi ex amministratori, a impugnare un avviso di accertamento. Tuttavia, la mancata notifica dell'atto impositivo alla società fallita, ma solo al curatore, non comporta la nullità o la decadenza del potere accertativo, bensì la semplice inefficacia e inopponibilità dell'atto nei confronti della società stessa fino a quando non ne venga a conoscenza.
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Legittimazione del fallito: chi impugna l’avviso?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5524/2025, affronta il tema della legittimazione del fallito a impugnare un avviso di accertamento. Il caso riguardava redditi prodotti dall'imprenditore dopo la dichiarazione di fallimento. La Suprema Corte ha stabilito che la legittimazione ad agire spetta esclusivamente al fallito e non alla curatela, poiché tali redditi non rientrano nella massa fallimentare. Di conseguenza, il ricorso originariamente proposto dal curatore è stato dichiarato inammissibile.
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