La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21187 del 2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due amministratori e della loro società di estrazione, condannati per il reato di inquinamento ambientale. Il caso riguardava la gestione illecita di una cava, dove erano state effettuate escavazioni oltre i limiti consentiti e il vuoto era stato colmato con rifiuti non autorizzati. La Corte ha colto l'occasione per definire con precisione i contorni della fattispecie, chiarendo il significato di 'condotta abusiva' e di danno 'significativo e misurabile', e rigettando la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla difesa. La decisione sottolinea come il reato di inquinamento ambientale punisca qualsiasi violazione di legge che provochi un'alterazione rilevante dell'ecosistema, confermando la solidità dell'impianto normativo a tutela dell'ambiente.
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