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art. 44, lett. b), d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380

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Abuso edilizio: Condanna confermata, ma le attenuanti vanno riconsiderate
Una Cittadina è stata condannata per **abuso edilizio** (ampliamento non autorizzato di 71,15 mq), ritenendo erroneamente sufficiente una SCIA anziché il Permesso di Costruire. La Cassazione ha confermato la sua colpevolezza e ha respinto la richiesta di sospensione del processo in attesa di un giudizio amministrativo. Tuttavia, ha annullato la sentenza limitatamente alla mancata motivazione sulle circostanze attenuanti generiche, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione della pena. La condanna per l'abuso edilizio resta, ma la pena sarà riconsiderata.
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Abusi edilizi: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di tre imputati condannati per una serie di abusi edilizi in un'area vincolata. La sentenza ribadisce il principio della "doppia conforme", secondo cui le sentenze di primo e secondo grado, se concordanti, formano un unico corpo decisionale. Viene inoltre confermata la responsabilità del tecnico progettista, ritenuto pienamente coinvolto nella realizzazione delle opere illecite.
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Abusivismo edilizio: Cassazione su cambio d’uso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per abusivismo edilizio per aver trasformato un garage in abitazione. La sentenza conferma che tale intervento costituisce una trasformazione urbanistica rilevante che necessita di permesso di costruire. La Corte ha inoltre respinto le tesi difensive basate sullo stato di necessità e sulla lieve entità del fatto, chiarendo i criteri per l'individuazione della responsabilità e della decorrenza della prescrizione del reato.
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Ordine di demolizione: la sospensiva del TAR non basta
Una società contesta un ordine di demolizione per un immobile abusivo, forte di una sospensiva ottenuta dal TAR contro l'annullamento dei suoi permessi a costruire. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30955/2024, ha rigettato il ricorso, stabilendo che una semplice misura cautelare amministrativa non è sufficiente per bloccare l'esecuzione di un ordine di demolizione penale divenuto definitivo. Per la sospensione, è necessario un atto che crei un conflitto insanabile, non una semplice sospensiva provvisoria.
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Motivazione per relationem: il ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per abusi edilizi. La ricorrente sosteneva una carenza di motivazione da parte della Corte d'Appello, accusandola di un mero rinvio alla sentenza di primo grado. La Suprema Corte ha respinto tale tesi, affermando che la motivazione per relationem è legittima quando il giudice di secondo grado fa proprie e integra le argomentazioni precedenti, rispondendo ai motivi di gravame. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e la ricorrente condannata a pagare le spese e un'ammenda.
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Abuso edilizio: responsabilità del committente
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per abuso edilizio a carico del costruttore e del committente di una veranda abusiva. La Corte ha ritenuto inammissibili i ricorsi, sottolineando che la responsabilità penale non ricade solo sul professionista ma anche sul cliente, il quale ha un dovere di vigilanza e diligenza sull'opera. La sentenza chiarisce che la colpa del committente può essere desunta anche dalla mancata ottemperanza all'ordine di demolizione, che dimostra un concreto interesse alla realizzazione dell'opera illegittima.
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Sequestro preventivo immobile: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo immobile. La ricorrente contestava sia la sussistenza del pericolo (periculum) sia le modalità di esecuzione (sgombero). La Corte ha ribadito che la valutazione del periculum non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata, come nel caso di specie, dove l'immobile era in zona a rischio idraulico, sismico e vicino a un'autostrada. Inoltre, ha confermato che lo sgombero è una modalità esecutiva legittima e che eventuali contestazioni vanno sollevate in sede di incidente di esecuzione, non con ricorso in Cassazione.
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Particolare tenuità del fatto: no per abusi edilizi
La Corte di Cassazione conferma la condanna per abuso edilizio, negando l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La costruzione di una tettoia di quasi 150 mq, difforme dal progetto autorizzato e funzionale a un'attività commerciale, è stata ritenuta un'opera di tale consistenza da escludere la tenuità dell'offesa. La successiva demolizione, in quanto adempimento a un ordine amministrativo, non è stata considerata una condotta riparatoria volontaria rilevante ai fini dell'applicazione del beneficio.
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Patteggiamento difforme: annullata sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento perché il giudice di primo grado aveva modificato i termini dell'accordo tra gli imputati e il Pubblico Ministero. L'accordo prevedeva una pena pecuniaria di 3.343 euro e la sospensione condizionale subordinata a lavori di pubblica utilità. Il giudice ha invece irrogato una pena di 5.164 euro, subordinando la sospensione alla demolizione dell'opera abusiva. Tale discrepanza ha generato un patteggiamento difforme, portando all'annullamento della decisione con rinvio degli atti al tribunale.
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Limite minimo pena: la Cassazione corregge la sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che, a seguito di rito abbreviato per un reato edilizio, aveva condannato un'imputata a 4 giorni di arresto. La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene il rito abbreviato consenta una riduzione di pena, questa non può mai scendere al di sotto del limite minimo pena assoluto previsto dalla legge per quella specie di sanzione, che per l'arresto è di 5 giorni (art. 25 c.p.). Di conseguenza, la pena è stata rideterminata in 5 giorni di arresto.
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