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Art. 44 Legge Fallimentare

20 provvedimenti

Crediti di lavoro su beni sequestrati: vince il Giudice del Lavoro
Un lavoratore rivendica degli stipendi non pagati da un'azienda i cui beni sono stati sequestrati. Nasce un conflitto tra il Tribunale penale, che gestisce il sequestro, e il Tribunale del lavoro. La Corte di Cassazione stabilisce la competenza del giudice del lavoro su beni sequestrati. Spetta infatti esclusivamente al giudice del lavoro accertare se il rapporto di lavoro sia mai esistito e a quanto ammonta il credito. Il giudice penale non ha il potere di condurre un'indagine così approfondita, ma solo di verificare un credito già accertato da una sentenza. La decisione chiarisce che il lavoratore deve prima ottenere una sentenza dal tribunale del lavoro e solo dopo può far valere il suo diritto nell'ambito della procedura di prevenzione.
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Amministrazione straordinaria: inefficacia pagamenti
Una società in amministrazione straordinaria aveva effettuato pagamenti all'Agenzia delle Entrate dopo l'emissione del decreto di ammissione alla procedura ma prima della sua iscrizione nel registro delle imprese. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di tali pagamenti. Ha stabilito che, nella specifica disciplina della Legge Marzano, lo spossessamento del debitore e l'inefficacia degli atti sono immediati e decorrono dalla data del decreto ministeriale, non dalla sua successiva pubblicità.
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Compensazione impropria bancaria: ok in concordato
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità della compensazione impropria bancaria anche dopo l'apertura di un concordato preventivo. Una banca può trattenere le somme incassate per conto del cliente dopo l'avvio della procedura per compensare un proprio credito anteriore, a condizione che tale facoltà sia prevista da uno specifico patto contrattuale. La Corte ha chiarito che non si tratta di una compensazione tradizionale, soggetta al principio della cristallizzazione dei crediti, ma di un'operazione contabile interna a un unico rapporto negoziale complesso.
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Annotazione conto corrente e fallimento: la Cassazione
Una banca si è vista negare l'ammissione al passivo fallimentare di un'azienda sua cliente per crediti la cui annotazione conto corrente era avvenuta dopo la dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, specificando che nel conto corrente bancario le registrazioni hanno valore meramente dichiarativo. Ciò che conta è il momento in cui l'operazione sottostante si è perfezionata giuridicamente, non la data della sua registrazione contabile.
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Conversione amministrazione straordinaria e processi
Una società in amministrazione straordinaria vedeva il proprio contenzioso dichiarato estinto dopo la conversione in fallimento. La Corte di Cassazione ha chiarito che la conversione amministrazione straordinaria in fallimento causa l'interruzione automatica dei processi pendenti. Tuttavia, ha specificato che il termine per la riassunzione del giudizio decorre non dalla data della sentenza di fallimento, ma dal momento in cui la dichiarazione giudiziale di interruzione viene portata a conoscenza delle parti. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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Compensazione legale: quando è valida in fallimento?
Una società in liquidazione coatta amministrativa ha agito contro un istituto di credito per la revoca di alcuni addebiti in conto corrente. La banca ha eccepito la compensazione legale. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di appello, ha stabilito che per l'operatività della compensazione legale tra i saldi di diversi rapporti è sufficiente la mera esigibilità dei crediti reciproci, essendo del tutto irrilevante la circostanza che il conto corrente non sia stato formalmente chiuso.
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Compensazione crediti e fallimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21256/2024, ha stabilito che l'Agenzia delle Entrate può legittimamente opporre la compensazione crediti fiscali verso una società fallita, anche se il credito di quest'ultima era stato precedentemente pignorato da terzi. Il pignoramento, pur rendendo il credito indisponibile, non estingue il diritto del debitore (in questo caso l'Erario) di eccepire la compensazione, a condizione che entrambi i crediti siano sorti prima della dichiarazione di fallimento.
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Legittimazione passiva banca: chi citare in giudizio?
Una società cooperativa in liquidazione coatta amministrativa ha citato in giudizio un istituto di credito per ottenere la restituzione di somme pagate a terzi dopo l'apertura della procedura. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo il difetto di legittimazione passiva della banca. L'azione per l'inefficacia dei pagamenti deve essere diretta contro i beneficiari effettivi (accipiens) delle somme e non contro la banca, che ha agito come semplice delegata all'esecuzione dei pagamenti.
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Pagamento debitor debitoris: chi citare in giudizio?
La Corte di Cassazione, con ordinanza, ha stabilito che, in caso di fallimento del debitore, l'azione per dichiarare l'inefficacia di un pagamento debitor debitoris eseguito dopo l'apertura della procedura concorsuale deve essere intentata contro il creditore che ha ricevuto la somma (accipiens) e non contro il terzo debitore che ha materialmente effettuato il pagamento. Il ricorso della procedura è stato dichiarato inammissibile per aver citato in giudizio il soggetto sbagliato.
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Revocatoria fallimentare: quando si applica?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un pagamento ricevuto da un professionista, effettuato da una società dopo la presentazione di una domanda di concordato preventivo poi dichiarata inammissibile, non può essere automaticamente dichiarato inefficace ai sensi dell'art. 167 della legge fallimentare. La Corte ha chiarito che, in assenza di ammissione alla procedura di concordato, l'unica azione esperibile dal curatore fallimentare è la revocatoria fallimentare, disciplinata dall'art. 67 l. fall., che consente al convenuto di sollevare specifiche eccezioni di irrevocabilità. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione alla luce di questo principio.
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Pagamenti post fallimento: a chi chiedere i soldi?
La Corte di Cassazione chiarisce un punto cruciale sui pagamenti post fallimento. Un'impresa fallita aveva continuato a effettuare pagamenti a un creditore tramite una banca. Il curatore fallimentare ha citato in giudizio la banca per ottenere la restituzione delle somme. La Suprema Corte ha stabilito che l'azione di inefficacia deve essere rivolta contro il creditore che ha effettivamente ricevuto il denaro (l'accipiens), e non contro la banca, che ha agito solo come intermediario. La sentenza precedente è stata quindi annullata con rinvio.
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Revocatoria fallimentare: rimesse e fido bancario
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di revocatoria fallimentare, chiarendo la natura delle rimesse bancarie in presenza di diverse linee di credito. La curatela di una società fallita aveva agito contro un istituto di credito per recuperare versamenti effettuati su un conto corrente prima del fallimento. La Corte ha stabilito che un fido per anticipo fatture ('castelletto di sconto') non può essere sommato all'affidamento ordinario del conto corrente. Di conseguenza, le rimesse affluite sul conto, quando questo era scoperto oltre il suo fido specifico, sono considerate 'solutorie' (cioè pagamenti di un debito) e quindi soggette a revocatoria fallimentare, confermando la condanna della banca alla restituzione delle somme.
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Opponibilità cessione crediti: la Cassazione decide
Una società di factoring si è vista negare l'opponibilità di una cessione di crediti nei confronti del fallimento di un'impresa cliente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7415/2024, ha riformato la decisione di merito, accogliendo quasi tutti i motivi di ricorso. L'ordinanza chiarisce punti fondamentali sull'opponibilità cessione crediti, stabilendo che un timbro postale può conferire data certa anche se apposto sul retro di un documento e che, per l'opponibilità, è sufficiente la prova del pagamento parziale del corrispettivo, non necessariamente riferito a specifici crediti. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Pegno irregolare: la Cassazione sulla facoltà di disporre
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28027/2025, ha stabilito che un pegno su denaro è qualificabile come pegno irregolare solo se il contratto conferisce espressamente al creditore la facoltà di disporre della somma. In assenza di tale facoltà, il pegno resta regolare e l'escussione della garanzia in prossimità della dichiarazione di insolvenza può essere soggetta ad azione di inefficacia. La mera natura fungibile del bene non è sufficiente a determinare l'irregolarità del pegno.
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Nullità della citazione: quando non c’è remissione
Una società, rimasta contumace in primo grado, appella una sentenza lamentando la nullità della citazione. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, stabilisce che la nullità della citazione non comporta un'automatica remissione in termini per l'appellante. Se la parte era a conoscenza del processo e ha scelto di non costituirsi, non può usare il vizio procedurale per ottenere una seconda possibilità di difesa nel merito, a meno che non ne faccia specifica richiesta e dimostri il reale impedimento.
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Revocatoria locazione ultranovennale e fallimento: la scelta
La Cassazione chiarisce che il curatore fallimentare può agire con azione revocatoria ordinaria contro un contratto di locazione ultranovennale stipulato dal fallito, anche a vita, se pregiudizievole per i creditori. Questa azione non è preclusa dalla facoltà di recesso prevista dalla legge fallimentare. La Corte ha inoltre ribadito che, ai fini della prescrizione, gli effetti della notifica si scindono, interrompendo il termine per l'attore al momento della consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario.
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Poteri del CTU: Cassazione su acquisizione documenti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un istituto di credito contro la sentenza che dichiarava inefficaci una cessione di credito e alcune rimesse bancarie a favore della banca da parte di una società poi fallita. La Corte ha chiarito i limiti e i poteri del CTU nell'acquisizione di documenti, confermando che eventuali nullità procedurali devono essere eccepite tempestivamente. Gli altri motivi, relativi alla valutazione della conoscenza dello stato di insolvenza, sono stati dichiarati inammissibili in quanto riguardanti accertamenti di fatto non sindacabili in sede di legittimità.
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Notifica al contribuente fallito: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3727/2025, ha stabilito un principio cruciale in materia di riscossione tributaria. Se una cartella di pagamento, emessa dopo la dichiarazione di fallimento, viene notificata solo al curatore fallimentare e non personalmente al contribuente, essa non è opponibile a quest'ultimo. Di conseguenza, l'eventuale successiva intimazione di pagamento basata su tale cartella è nulla. La mancata notifica al contribuente fallito costituisce un vizio procedurale che invalida gli atti successivi, garantendo il diritto di difesa del soggetto.
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Opponibilità del trust: la legge italiana prevale
L'amministratore di un trust ha richiesto la restituzione di beni dal fallimento del disponente. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'opponibilità del trust ai creditori nel fallimento è disciplinata dalle norme imperative italiane (come la trascrizione o la data certa anteriore al fallimento) e non dalla legge straniera scelta per regolare il trust. La tutela dei creditori prevista dalla legge fallimentare prevale sulla volontà delle parti.
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Oneri condominiali pignoramento: no prededuzione
Un condominio ha richiesto che i suoi crediti per oneri condominiali, maturati dopo il pignoramento di un'unità immobiliare, fossero pagati in prededuzione, ovvero prima del credito ipotecario di una banca. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che l'istituto della prededuzione è applicabile solo alle procedure concorsuali (come il fallimento) e non alle esecuzioni forzate individuali. In quest'ultimo caso, gli oneri condominiali pignoramento possono essere considerati spese di giustizia con privilegio solo se indispensabili per la conservazione materiale del bene, a vantaggio di tutti i creditori.
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