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Art. 44 d.P.R. n. 917 del 1986

10 provvedimenti

Contributi previdenziali su utili societari: vince il socio
L'INPS ha richiesto a un cittadino il pagamento della contribuzione previdenziale alla gestione commercianti sugli utili derivanti dalla sua partecipazione in una società a responsabilità limitata. Il cittadino non svolgeva alcuna attività lavorativa all'interno della società. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'INPS, confermando che i contributi previdenziali su utili societari non sono dovuti se il socio si limita a possedere le quote senza lavorare. I redditi di capitale derivanti dalla mera partecipazione societaria sono infatti esclusi dalla base imponibile previdenziale, la quale comprende solo i redditi derivanti dall'effettivo esercizio dell'attività d'impresa. L'INPS è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Contributi gestione commercianti: no su utili di soci non lavoratori
L'INPS pretendeva dal Socio il pagamento di oltre 36.000 euro a titolo di contributi gestione commercianti sugli utili derivanti dalla sua partecipazione al 50% in una s.r.l. Il Socio si è opposto evidenziando di non aver mai svolto alcuna attività lavorativa all'interno della società, limitandosi a possedere le quote. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici d'appello, stabilendo che i contributi gestione commercianti non si applicano ai semplici redditi di capitale derivanti dalla mera partecipazione societaria se manca l'effettiva prestazione di lavoro. Il ricorso dell'INPS è stato dichiarato inammissibile e l'ente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Fisco contro soci: la definizione agevolata estingue la lite
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che escludeva la tassazione di presunti utili extrabilancio per due soci di una società a ristretta base azionaria, sostenendo che non fosse necessario dimostrare il loro ruolo di amministratori. Tuttavia, durante il giudizio di Cassazione, i contribuenti hanno presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del D.L. n. 119/2018, pagando integralmente le somme dovute. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere, compensando le spese di lite tra le parti.
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Base imponibile contributiva: redditi esclusi
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della base imponibile contributiva per i lavoratori autonomi iscritti alla gestione INPS. Il caso riguardava un contribuente che percepiva redditi sia come socio lavoratore in una società di persone, sia come socio investitore in una società di capitali. La Suprema Corte ha stabilito che i contributi previdenziali devono essere calcolati esclusivamente sui redditi derivanti da attività lavorativa effettiva, escludendo i redditi di capitale percepiti per la sola partecipazione societaria senza prestazione d'opera.
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Presunzioni bancarie: come evitare accertamenti fiscali
Un contribuente ha subito un accertamento fiscale per reddito d'impresa non dichiarato, basato sulle presunzioni bancarie derivanti da movimentazioni sui suoi conti. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha ribadito che l'onere di provare la natura non imponibile delle somme spetta interamente al contribuente, sia per i versamenti che per i prelevamenti. Per questi ultimi, la sola indicazione del beneficiario non è sufficiente a superare la presunzione legale. La Corte ha quindi respinto il ricorso, consolidando un principio fondamentale in materia di accertamenti bancari.
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Accertamento bancario: prova contraria del contribuente
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un accertamento bancario con cui l'Amministrazione finanziaria aveva recuperato a tassazione redditi d'impresa non dichiarati. Il contribuente non è riuscito a fornire la prova contraria per superare la presunzione legale secondo cui tutti i movimenti bancari, sia versamenti che prelievi, costituiscono reddito imponibile. La Corte ha ribadito che per i prelievi non è sufficiente indicare il beneficiario, ma occorre dimostrare la natura extra-imprenditoriale dell'operazione. La decisione evidenzia il rigore dell'onere probatorio a carico del contribuente in caso di accertamento bancario.
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Presunzioni bancarie: come difendersi dall’Agenzia
Un contribuente, attivo nella compravendita immobiliare, ha impugnato un avviso di accertamento basato su presunzioni bancarie per redditi non dichiarati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. L'ordinanza ribadisce che per superare le presunzioni legali sui prelievi non basta indicare il beneficiario, ma occorre dimostrare l'estraneità dell'operazione all'attività d'impresa. La Corte ha inoltre validato l'estensione degli accertamenti ai conti di terzi (come il coniuge) su cui il contribuente aveva operatività, e ha ritenuto congrua la percentuale di redditività del 20% applicata ai ricavi presunti.
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Differenza di recesso: motivazione contraddittoria
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello relativa alla tassazione della differenza di recesso di una socia da una società di persone. La contribuente aveva ricevuto immobili societari il cui valore eccedeva quello di riparto. La Corte ha ritenuto la motivazione della sentenza impugnata intrinsecamente contraddittoria, in quanto non spiegava logicamente perché le somme donate da un genitore alle socie per la costruzione degli immobili non potessero essere considerate ai fini della riduzione della plusvalenza tassabile. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Differenza da recesso: motivazione contraddittoria
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento relativo alla tassazione della plusvalenza, o differenza da recesso, generata dall'assegnazione di immobili aziendali al momento del suo ritiro da una società. La socia sosteneva che i costi di costruzione, finanziati da una donazione del padre, dovessero ridurre l'importo tassabile. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Commissione Tributaria Regionale, non entrando nel merito della questione, ma rilevando una motivazione gravemente contraddittoria e incomprensibile. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Utili extracontabili: la presunzione di distribuzione
La Cassazione conferma che per le società a ristretta base sociale, gli utili extracontabili si presumono distribuiti ai soci. Il Fisco può quindi accertare il maggior reddito in capo al socio, che ha l'onere di provare il contrario. Rigettato il ricorso del contribuente, che contestava anche la validità della firma dell'atto da parte di un funzionario delegato.
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