Una società di autotrasporti ha impugnato dodici cartelle di pagamento. In appello, l'ente impositore si è costituito tramite un avvocato del libero foro. Il giudice d'appello ha ordinato di regolarizzare la rappresentanza, e l'ente ha provveduto nominando un proprio dipendente, vincendo poi la causa. La società ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la mancanza originaria di una valida procura non fosse sanabile e che l'appello fosse inammissibile. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la piena validità della difesa dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione tramite avvocati del libero foro anche senza specifiche formalità. Di conseguenza, l'invito alla regolarizzazione era addirittura superfluo e l'appello dell'ente era pienamente valido. La società soccombente è stata condannata a pagare le spese processuali.
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