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Art. 43, d.P.R. 29/09/1973, n. 600

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Accertamento induttivo: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27651/2024, ha confermato la legittimità di un accertamento induttivo a carico di una società. Il Fisco aveva contestato maggiori ricavi basandosi su acquisti non contabilizzati e gravi irregolarità contabili, come la mancata tenuta del registro delle rimanenze. La Corte ha rigettato il ricorso della società, la quale sosteneva che l'accertamento fosse illegittimo perché basato su fatti di terzi e che la responsabilità delle omissioni fosse del commercialista. È stato invece stabilito che le irregolarità interne, essendo gravi, giustificano pienamente la ricostruzione induttiva del reddito e che l'imprenditore non è esente da colpa se non dimostra di aver vigilato sull'operato del professionista.
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Raddoppio dei termini: non si applica all’IRAP
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27026/2024, ha stabilito un importante principio sul raddoppio dei termini di accertamento. In un caso riguardante una società e i suoi soci, la Corte ha annullato l'accertamento relativo all'IRAP, confermando che il raddoppio dei termini non si applica a tale imposta in quanto le relative violazioni non sono penalmente rilevanti. Tuttavia, ha confermato la legittimità degli accertamenti IRPEF a carico dei soci, affermando che il raddoppio dei termini per la società si estende automaticamente a loro per il principio di trasparenza fiscale, essendo sufficiente il solo obbligo di denuncia penale.
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Definizione agevolata: estingue il giudizio tributario
La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto un giudizio tributario in cui un contribuente aveva aderito a una definizione agevolata. Il caso verteva su una cartella di pagamento per IRPEF, ma l'adesione del contribuente alla sanatoria fiscale ha portato alla cessazione della materia del contendere, rendendo superflua la decisione nel merito del ricorso presentato dall'Agenzia delle Entrate.
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Motivazione Apparente: Sentenza Fiscale Annullata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per 'motivazione apparente'. Il caso riguardava un accertamento fiscale sul valore di avviamento di un'azienda ceduta. I giudici di secondo grado si erano limitati a confermare la decisione precedente senza fornire una spiegazione autonoma e comprensibile, rendendo impossibile ricostruire il loro ragionamento logico-giuridico. La Suprema Corte ha quindi cassato la decisione, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Raddoppio dei termini: la Cassazione sulle frodi IVA
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, cassando una sentenza della Commissione Tributaria Regionale. La Corte ha chiarito la complessa normativa sul raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale in presenza di reati tributari, analizzando la successione di leggi nel tempo. Inoltre, ha ribadito i principi sull'onere della prova in caso di operazioni soggettivamente inesistenti (frodi carosello), sottolineando che il giudice di merito deve valutare tutti gli indizi gravi, precisi e concordanti forniti dall'ufficio, anche se relativi a soggetti terzi, per accertare la consapevolezza del contribuente di partecipare alla frode.
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