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art. 42 d.lgs. n. 159 del 2011

5 provvedimenti

Opposizione giudice esecuzione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di merito che aveva dichiarato inammissibile un'opposizione al giudice esecuzione. La sentenza ribadisce che l'opposizione è lo strumento corretto per contestare i provvedimenti del giudice dell'esecuzione, anche se emessi irritualmente. La causa è stata rinviata al Tribunale per un nuovo esame nel merito.
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Liquidazione compensi custode: decide il Tribunale
La Cassazione risolve un conflitto di competenza tra Tribunale e Corte d'Appello sulla liquidazione compensi di un custode giudiziario. Si stabilisce che la figura del custode è distinta da quella dell'amministratore giudiziario e che l'impugnazione del decreto di liquidazione va proposta al Tribunale, secondo la procedura ordinaria (art. 170 DPR 115/2002), e non alla Corte d'Appello secondo la disciplina speciale antimafia (art. 42 D.Lgs. 159/2011).
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Spese amministrazione giudiziaria: chi paga i costi?
La Corte di Cassazione ha stabilito che le spese dell'amministrazione giudiziaria per un professionista che ha svolto attività nell'interesse dell'azienda (come la gestione della liquidità e delle operazioni quotidiane) restano a carico della società stessa, anche in caso di revoca del sequestro. La Corte distingue tra "coadiutore", il cui compenso è a carico dello Stato, e "collaboratore", il cui operato è funzionale alla produttività aziendale e quindi pagato dall'azienda.
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Spese sequestro penale: la Cassazione riqualifica l’appello
Una società chiede la restituzione delle spese per un collaboratore dopo la revoca di un sequestro. La Cassazione, affrontando il tema delle spese sequestro penale, stabilisce che il ricorso diretto non è ammissibile, ma lo riqualifica come opposizione da presentare al giudice dell'esecuzione, rinviando gli atti al Tribunale competente.
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Oneri su beni in sequestro: chi paga i costi?
Una terza parte, proprietaria di preziosi dati in pegno a una banca, si è vista sequestrare tali beni nell'ambito di un procedimento di prevenzione. A seguito della revoca del sequestro, ha richiesto che lo Stato coprisse gli oneri aggiuntivi (interessi e spese) maturati, sostenendo che il vincolo le avesse impedito di riscattare i beni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che il sequestro non sospende le obbligazioni contrattuali. La proprietaria avrebbe dovuto onorare il suo debito con la banca, evitando così l'accumulo di ulteriori oneri su beni in sequestro. La responsabilità di tali costi rimane quindi a carico del debitore.
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