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Art. 42, comma 1, d.P.R. n. 600 del 1973

8 provvedimenti

Definizione agevolata: sospeso il processo in Cassazione
Una società si è opposta a un avviso di accertamento che negava la detrazione di un ingente credito IVA acquisito tramite cessione d'azienda. L'Agenzia delle Entrate riteneva l'operazione elusiva. Giunta in Cassazione, la società ha presentato istanza per la definizione agevolata controversie tributarie. La Corte ha quindi sospeso il processo, rinviando la causa in attesa dell'esito della procedura di sanatoria.
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Cessione d’azienda fraudolenta: la responsabilità
Una società che acquista un'azienda da un'altra entità in difficoltà finanziaria, appartenente allo stesso gruppo familiare, è responsabile per i debiti fiscali pregressi. La Corte di Cassazione ha qualificato l'operazione come cessione d'azienda fraudolenta, finalizzata a sottrarre beni alla garanzia del fisco. La Corte ha inoltre chiarito che, per far valere la responsabilità solidale del cessionario, è sufficiente notificare a quest'ultimo l'intimazione di pagamento, senza necessità di notificare anche gli avvisi di accertamento originariamente indirizzati al cedente.
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Agevolazioni fiscali e completamento dell’investimento
La Corte di Cassazione nega le agevolazioni fiscali a due società per un investimento in macchinari. La Corte ha stabilito che, trattandosi di un contratto di appalto e non di vendita, l'investimento non era stato completato entro la scadenza di legge. Inoltre, gli ammortamenti non erano deducibili poiché i beni non erano ancora entrati in funzione. La sentenza sottolinea l'importanza del rispetto dei termini per ottenere i benefici fiscali.
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Mancata risposta questionario: legittimo recupero IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22587/2024, ha rigettato il ricorso di una società contro due avvisi di accertamento. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato l'emissione di fatture per operazioni inesistenti e, a seguito della mancata risposta a un questionario, aveva disconosciuto la detrazione dell'IVA. La Corte ha confermato la legittimità dell'operato dell'Agenzia, sottolineando come le eccezioni relative al disconoscimento della detrazione IVA debbano essere sollevate sin dal primo grado di giudizio, non potendo essere introdotte per la prima volta in appello.
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Delega di firma: quando l’atto fiscale è valido?
Un contribuente ha contestato un avviso di accertamento IRPEF su una plusvalenza, sostenendo che l'atto fosse nullo a causa di una delega di firma non nominativa al funzionario firmatario. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per gli atti fiscali, la delega di firma è un atto organizzativo interno e non richiede il nome del delegato, essendo sufficiente l'indicazione della sua qualifica professionale. Di conseguenza, ha confermato la validità dell'atto.
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Responsabilità solidale: cessione d’azienda e debiti
Una nuova società, formata tramite il conferimento di un ramo d'azienda, è stata ritenuta responsabile per i debiti fiscali pregressi della società conferente. La Corte di Cassazione ha stabilito che si applica la responsabilità solidale prevista dalla legge per la cessione d'azienda (art. 14, D.Lgs. 472/1997), la quale prevale su eventuali accordi privati di assunzione del debito (accollo). Questo principio di responsabilità solidale rende la nuova impresa co-obbligata per le passività fiscali della vecchia, entro limiti specifici.
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Errore di fatto: quando la revocazione è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21921/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'agenzia governativa contro una decisione che negava la revocazione di una sentenza tributaria. La richiesta di revocazione si basava su un presunto errore di fatto (l'omesso esame di un atto di delega di firma) e sul contrasto con un precedente giudicato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso per difetto di specificità, in quanto l'agenzia non aveva trascritto l'atto decisivo né dimostrato chiaramente la pertinenza del giudicato esterno, ribadendo che l'errore di fatto revocatorio consiste in una errata percezione della realtà processuale e non in un errore di valutazione.
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Responsabilità solidale: frode e cessione d’azienda
Un'azienda ha acquisito un ramo d'azienda da un'altra società, la quale era coinvolta in un complesso schema fraudolento per svuotare il proprio patrimonio a danno dei creditori, tra cui il Fisco. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità solidale e illimitata dell'acquirente per i debiti fiscali della cedente, ritenendo provata la sua piena consapevolezza e partecipazione all'operazione fraudolenta. La decisione si fonda sull'art. 14, comma 4, D.Lgs. 472/1997, che sanziona le cessioni d'azienda realizzate in frode al Fisco.
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