Il Tribunale del riesame ha confermato la custodia in carcere per un soggetto accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. L'indagato fungeva da autista, confidente e facilitatore di incontri per il capo di una famiglia mafiosa locale, mettendo a disposizione la propria auto e il proprio parcheggio aziendale per riunioni con altri esponenti di spicco della criminalità organizzata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato, stabilendo che la sua condotta non costituisce un semplice favoreggiamento personale. L'attività di supporto, infatti, non è stata episodica ma sistematica e continuativa, fornendo un contributo concreto alla conservazione e al rafforzamento dell'intero sodalizio criminale. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e resta in carcere, oltre a dover pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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