La Corte di Cassazione ha analizzato un complesso sistema di infiltrazione mafiosa in una regione del Nord Italia, incentrato sul trasferimento fraudolento di valori. Diversi esponenti di un gruppo familiare sono stati accusati di aver utilizzato prestanome per gestire società cartiere e occultare capitali illeciti, eludendo le misure di prevenzione patrimoniale. La sentenza chiarisce che il reato sussiste anche se l'intestazione fittizia avviene tra parenti stretti, purché vi sia la volontà di nascondere il reale dominus. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità per associazione mafiosa, ma ha dichiarato estinti per prescrizione alcuni capi d'accusa relativi a trasferimenti avvenuti oltre i termini di legge. È stato inoltre disposto il rinvio per un nuovo esame su specifiche aggravanti e sulla quantificazione delle pene per alcuni imputati, ribadendo il rigore necessario nel contrasto al riciclaggio e all'economia illegale.
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