Durante una processione religiosa a Corleone, il capo-vara ordinava ai portatori della statua del Santo di sostare per due volte davanti all'abitazione della moglie di un noto capo mafioso. Questo gesto, interpretato come un omaggio simbolico alla criminalità organizzata, spingeva le Forze dell'Ordine presenti ad abbandonare l'evento in segno di protesta. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'uomo per il reato di turbamento di funzioni religiose. I giudici hanno chiarito che il reato si configura non solo bloccando fisicamente la cerimonia, ma anche strumentalizzandola per scopi contrari al sentimento religioso dei partecipanti, offendendo la sensibilità dei fedeli con un gesto di sottomissione mafiosa.
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