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Art. 40 Codice della Crisi d'Impresa

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61 provvedimenti

Liquidazione giudiziale: limiti alla sospensione usura
La Corte di Cassazione ha confermato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società di costruzioni, respingendo il ricorso che invocava la sospensione dei termini prevista per le vittime di usura e racket. I giudici hanno stabilito che la sospensione ex lege 44/1999 riguarda esclusivamente i debiti direttamente connessi ai reati subiti e le procedure esecutive, ma non impedisce l'accertamento dello stato di insolvenza generale in sede di liquidazione giudiziale. Inoltre, è stata confermata la validità della notifica via PEC effettuata all'indirizzo assegnato d'ufficio dalla Camera di Commercio, gravando sull'imprenditore l'onere di monitorare la propria casella digitale.
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Deposito telematico: obblighi e sanzioni processuali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso relativo alla revoca di una procedura di liquidazione giudiziale. Il caso riguardava una notifica effettuata a un ex amministratore non più in carica e provata esclusivamente tramite documenti cartacei. La Suprema Corte ha ribadito che il deposito telematico è obbligatorio ex art. 196-quater disp. att. c.p.c. e che la mancata digitalizzazione della prova di notifica rende l'atto processualmente inesistente. Tale omissione ha impedito di sanare il difetto di contraddittorio, confermando la nullità della procedura originaria.
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Accordi di ristrutturazione a efficacia estesa: guida
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di omologazione per degli accordi di ristrutturazione a efficacia estesa presentati da una società. La decisione ribadisce che il tribunale ha il potere di incaricare il commissario giudiziale di verificare la fattibilità del piano, non essendo vincolato all'attestazione del professionista indipendente. Inoltre, è stata rilevata l'illegittimità della formazione delle categorie dei creditori, poiché erano stati accorpati crediti garantiti e chirografari in modo eterogeneo per forzare il raggiungimento delle maggioranze. La Corte ha chiarito che la prova del consenso dei creditori deve essere completa e non può essere fornita tramite verifiche a campione.
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Abuso del processo: limiti al concordato.
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una seconda domanda di concordato preventivo con riserva, qualificandola come abuso del processo. Il debitore aveva rinunciato a una precedente proposta per presentarne una nuova quasi identica, al solo scopo di differire l'apertura della liquidazione giudiziale. La Corte ha chiarito che lo stato di insolvenza sussiste anche in presenza di un vasto patrimonio immobiliare se questo non è prontamente liquidabile per onorare i debiti scaduti.
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Notifica liquidazione giudiziale: validità via PEC
La Corte di Cassazione ha confermato la validità della notifica liquidazione giudiziale effettuata tramite posta elettronica certificata (PEC), anche in caso di trasferimento del fascicolo tra tribunali diversi. La prova dell'avvenuta consegna telematica nel fascicolo informatico garantisce la regolarità del contraddittorio, rendendo irrilevante la mancata conoscenza effettiva degli atti da parte del debitore.
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Liquidazione giudiziale: quando si apre la procedura?
Il Tribunale di Milano ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società, accertando uno stato di insolvenza conclamato. La decisione si fonda su debiti scaduti superiori a 30.000 euro, inclusi un debito fiscale di oltre 200.000 euro, e l'incapacità strutturale dell'impresa di far fronte alle proprie obbligazioni. La sentenza conferma la competenza del Tribunale basata sul Centro degli interessi principali (COMI) dell'impresa.
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Amministratore giudiziario: può chiedere liquidazione?
Il socio di una società in accomandita semplice ha impugnato la decisione che dichiarava inammissibile il suo reclamo contro l'apertura della liquidazione giudiziale. La richiesta di liquidazione era stata avanzata dall'amministratore giudiziario nominato dal Tribunale. La Corte di Cassazione, pur correggendo la motivazione della corte di merito, ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che la decisione di accedere a una procedura concorsuale è una scelta gestoria che spetta in via esclusiva all'organo amministrativo. Di conseguenza, l'amministratore giudiziario ha il potere di chiedere la liquidazione della società senza la necessità di una delibera assembleare, in quanto tale potere rientra nei suoi doveri di corretta gestione imposti dal Codice della Crisi d'Impresa.
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Legittimazione del creditore: basta un credito non definitivo
La Corte di Cassazione conferma che per la legittimazione del creditore a richiedere l'apertura della liquidazione giudiziale non è necessario un credito accertato con titolo definitivo. È sufficiente una valutazione sommaria e incidentale da parte del giudice, che verifichi la probabile esistenza del credito. Nel caso di specie, il ricorso di una società debitrice è stato respinto poiché basato sull'errato presupposto che il credito del fornitore dovesse essere provato da una sentenza passata in giudicato.
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Compenso commissario giudiziale: guida alla liquidazione
Una società ha contestato il compenso liquidato a un commissario giudiziale in un Accordo di Ristrutturazione dei Debiti (ADR), ritenendolo eccessivo e basato su un'errata applicazione analogica di norme. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il tribunale ha correttamente esercitato il suo potere di liquidazione secondo equità, utilizzando le normative di procedure simili solo come 'utile riferimento' e non per analogia. La Corte ha inoltre ribadito che la valutazione sull'eccessività del compenso commissario giudiziale è una questione di fatto, non sindacabile in sede di legittimità se non adeguatamente contestata nel merito.
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Data certa liquidazione giudiziale: prova pagamento
Un socio ha impugnato la liquidazione giudiziale della propria società, sostenendo di aver saldato i creditori prima dell'apertura della procedura. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il punto cruciale è stata la mancanza di una 'data certa' sui documenti presentati come prova del pagamento, una valutazione di fatto che non può essere riesaminata in sede di legittimità. La questione della data certa nella liquidazione giudiziale si è rivelata decisiva per l'esito della controversia.
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Domanda di concordato: dove presentarla se c’è fallimento
Una società, già soggetta a un'istanza di fallimento presso un tribunale, ha presentato una successiva domanda di concordato preventivo in un foro diverso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società contro la dichiarazione di fallimento, stabilendo che la domanda di concordato deve essere obbligatoriamente presentata dinanzi allo stesso giudice presso cui pende la procedura prefallimentare, al fine di garantire l'unità e la celerità del procedimento.
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Liquidazione Giudiziale: Requisiti e Prova Insolvenza
Una società creditrice ha richiesto l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società debitrice per un credito insoluto. Il Tribunale di Milano ha accolto la richiesta, dichiarando lo stato di insolvenza della debitrice. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione, da parte della debitrice, di essere al di sotto delle soglie dimensionali previste dalla legge, oltre che sulla presenza di ingenti debiti tributari e sull'incapacità strutturale di far fronte alle proprie obbligazioni.
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Liquidazione Giudiziale: quando si apre la procedura?
Il Tribunale di Venezia ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società, su ricorso di un creditore. La decisione si fonda sulla verifica di uno stato di insolvenza irreversibile, provato da un ammontare di debiti scaduti e non pagati, sia verso privati che verso enti previdenziali e fiscali, superiore alla soglia di 30.000 euro, e sulla conseguente incapacità dell'impresa di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni.
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Competenza territoriale crisi impresa: sede legale
Una società sportiva trasferisce la propria sede legale da una città all'altra poche settimane prima di depositare un ricorso per concordato preventivo. Il tribunale della nuova sede, dopo aver inizialmente affermato la propria giurisdizione, dichiara la propria incompetenza a favore del tribunale della sede precedente, applicando la regola che considera il centro degli interessi principali nell'anno antecedente la domanda. La questione, di rilevante importanza nomofilattica sotto il nuovo Codice della Crisi, viene rimessa dalla Corte di Cassazione a una pubblica udienza per una decisione approfondita, data l'assenza di precedenti specifici.
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Liquidazione giudiziale: requisiti e apertura procedura
Il Tribunale di Torino ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale di una società commerciale su ricorso della Procura della Repubblica. La decisione si fonda sull'accertamento di un grave stato di insolvenza, evidenziato da un indebitamento superiore a 900.000 euro verso un solo creditore, un patrimonio netto negativo per oltre 2.200.000 euro, pignoramenti immobiliari e la stessa ammissione della società debitrice. La sentenza ha confermato che la presenza di questi elementi dimostra un'incapacità strutturale e definitiva di far fronte alle obbligazioni, giustificando l'avvio della procedura concorsuale.
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Liquidazione Giudiziale: prova dell’insolvenza
Un creditore ha richiesto la liquidazione giudiziale di una società per un credito di lavoro non pagato. La società non si è presentata in giudizio né ha depositato i bilanci. Il Tribunale ha dichiarato aperta la liquidazione giudiziale basandosi su diversi indizi di insolvenza, tra cui il mancato pagamento del debito, un'ingente esposizione debitoria verso l'INPS e la totale inerzia della società, considerati sufficienti a provare l'incapacità di adempiere alle proprie obbligazioni.
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Liquidazione giudiziale: quando si apre la procedura
Un creditore ha richiesto la liquidazione giudiziale di una società debitrice. Quest'ultima non si è costituita in giudizio né ha depositato la documentazione contabile. Il Tribunale, sulla base di prove acquisite d'ufficio, come ingenti debiti erariali e previdenziali, un protesto e il mancato deposito dei bilanci, ha dichiarato lo stato di insolvenza della società, aprendo la procedura di liquidazione giudiziale e nominando un curatore.
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Liquidazione giudiziale: quando si dichiara?
Un creditore, titolare di un credito da lavoro, ha richiesto con successo la liquidazione giudiziale di una società. Il Tribunale ha dichiarato lo stato di insolvenza sulla base di molteplici indicatori, tra cui ingenti debiti previdenziali, la mancata presentazione dei bilanci e l'esito negativo di precedenti azioni esecutive. La mancata costituzione in giudizio della società debitrice è stata un fattore decisivo, poiché non ha fornito la prova contraria sull'assoggettabilità alla procedura.
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Liquidazione giudiziale: i criteri per l’apertura
Il Tribunale di Monza ha dichiarato aperta la liquidazione giudiziale di una ditta individuale a seguito del ricorso di un creditore. La decisione si fonda sulla conclamata insolvenza del debitore, provata da molteplici debiti (verso il creditore, Fisco e enti previdenziali) e dalla sua mancata costituzione in giudizio, che ha impedito la verifica delle soglie di fallibilità.
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Liquidazione giudiziale: quando si dichiara aperta?
A seguito del ricorso del Pubblico Ministero, il Tribunale di Monza ha dichiarato aperta la liquidazione giudiziale di una società commerciale. La decisione si fonda sull'accertato stato di insolvenza, evidenziato da ingenti debiti tributari e previdenziali e dal superamento delle soglie di legge. La società, pur regolarmente notificata, non si è costituita in giudizio, un comportamento che ha ulteriormente rafforzato la convinzione del Tribunale.
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