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art. 4 L. 1423/1956

10 provvedimenti

Obbligo di dimora: rigettato il cambio di residenza
Un cittadino sottoposto a sorveglianza speciale ha chiesto lo spostamento del proprio obbligo di dimora in un altro comune. La richiesta era motivata dalla necessità di ristrutturare la propria abitazione e di assistere la compagna gravemente malata, oltre alla richiesta di autorizzazione a recarsi fuori comune per lavoro. La Corte di Appello ha respinto la richiesta, ritenendo adeguato il supporto psicologico già garantito alla donna. Il soggetto ha proposto ricorso per Cassazione contestando la motivazione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Nelle misure di prevenzione il controllo di legittimità riguarda solo la totale mancanza di motivazione o la violazione di legge, escludendo contestazioni sulla semplice illogicità. Il ricorrente deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Confisca di prevenzione: beni sottratti al clan, rigettati i ricorsi
Il Tribunale di Lecce ha disposto la confisca di prevenzione di beni (immobili, veicoli, quote societarie) riconducibili a un soggetto (Il Proposto) e alla sua famiglia, ritenuto socialmente pericoloso e legato alla criminalità organizzata. La Corte d'Appello ha confermato tale decisione. I ricorrenti hanno impugnato in Cassazione, contestando l'accertamento della pericolosità qualificata e la validità della sospensione dei termini processuali. La Cassazione ha rigettato i ricorsi, affermando l'autonomia del giudizio di prevenzione rispetto a quello penale. La pericolosità può essere accertata anche su fatti non ancora oggetto di condanna irrevocabile, purché non definitivamente negati. La sospensione dei termini, richiesta da un difensore, vale per tutti i ricorrenti.
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Inammissibilità ricorso misure prevenzione: traffico di droga e limiti dell’appello
L'Autorità Giudiziaria aveva applicato una misura di prevenzione personale (sorveglianza speciale) a un Individuo, ritenuto socialmente pericoloso per traffico di stupefacenti. La Corte d'Appello aveva confermato tale misura, evidenziando la sua dedizione criminale, l'organizzazione e gli ingenti guadagni illeciti. L'Individuo ha presentato ricorso, ma la Corte Suprema ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso misure prevenzione. La Suprema Corte ha ribadito che in questi casi il ricorso è ammesso solo per violazione di legge, non per vizi di motivazione manifestamente illogici, a meno che la motivazione sia assente o meramente apparente. Il ricorso dell'Individuo non ha contestato specificamente le dettagliate argomentazioni della Corte d'Appello.
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Misura di prevenzione: contestare gli errori non evita il rigetto
Un cittadino, sottoposto a sorveglianza speciale per precedenti legami con la criminalità organizzata, ha richiesto la revoca della misura di prevenzione. A seguito del rigetto della richiesta da parte della Corte di Appello, l'interessato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'esistenza di errori nei presupposti di fatto e una motivazione solo apparente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, in materia di misura di prevenzione, la Cassazione può rilevare solo la totale assenza o apparenza della motivazione e non semplici imprecisioni marginali. Inoltre, l'attualità della pericolosità sociale è stata legittimamente desunta dalle frequentazioni con pregiudicati e dal ripristino di attività lavorative usate in passato come copertura, senza che sia stato dimostrato un effettivo ravvedimento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Misura di prevenzione patrimoniale: assolto ma beni confiscati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Proposto contro la confisca dei suoi beni acquistati prima del 1991. Il Proposto sosteneva che la sua assoluzione dal reato di associazione mafiosa e le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia escludessero la sua pericolosità sociale. La Suprema Corte ha chiarito che l'applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale è autonoma rispetto al processo penale. Pertanto, l'assoluzione non cancella automaticamente la pericolosità sociale se emergono altri indizi di infiltrazione mafiosa nell'attività d'impresa. Inoltre, le dichiarazioni del collaboratore non erano una prova nuova, essendo già note. Il Proposto perde la causa e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Confisca di prevenzione: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una **confisca di prevenzione** applicata a un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Il ricorrente contestava la mancanza di correlazione temporale tra la sua condotta criminale e l'acquisto di un immobile, sostenendo la liceità dei proventi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che in questa materia il sindacato di legittimità è limitato alla violazione di legge. Poiché i giudici di merito avevano adeguatamente motivato la sproporzione tra i redditi leciti e gli investimenti effettuati durante il periodo di attività criminale (1993-2019), la decisione non è sindacabile in sede di legittimità.
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Confisca di prevenzione: i limiti alla revocazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un'istanza di revocazione relativa a una confisca di prevenzione patrimoniale. I ricorrenti sostenevano che la sentenza n. 24/2019 della Corte Costituzionale costituisse un elemento nuovo idoneo a travolgere il giudicato. La Suprema Corte ha invece stabilito che tale pronuncia non ha effetti demolitori sui provvedimenti definitivi basati sulla pericolosità generica legata ai profitti da reato, confermando la legittimità della misura applicata in precedenza.
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Confisca e pericolosità generica: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della Confisca patrimoniale applicata a un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Il ricorrente chiedeva la revoca del provvedimento basandosi sulla sentenza della Consulta n. 24/2019. Tuttavia, i giudici hanno rilevato una netta sproporzione tra i redditi leciti dichiarati e l'ingente patrimonio accumulato, derivante da un'attività criminale trentennale. La decisione ribadisce che la misura è valida se i profitti illeciti costituiscono una componente significativa del tenore di vita.
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Pericolosità sociale: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della sorveglianza speciale applicata a una donna indagata per traffico di stupefacenti. La difesa contestava l'attualità della pericolosità sociale, basandosi su una nota dei Carabinieri che escludeva rischi recenti. Gli Ermellini hanno dichiarato il ricorso inammissibile, precisando che in materia di prevenzione il sindacato di legittimità è limitato alla violazione di legge. La motivazione del giudice di merito è stata ritenuta solida poiché fondata sulla gravità dei fatti, sul supporto logico fornito all'associazione criminale e sulla vicinanza temporale delle condotte illecite.
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Revoca confisca di prevenzione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi contro un'ordinanza che negava la revoca di una confisca di prevenzione. La Corte ha chiarito che una successiva sentenza, che annulla una diversa misura (confisca penale) sugli stessi beni, non costituisce prova nuova idonea a giustificare la revoca della confisca di prevenzione, data la diversità di presupposti e finalità tra i due istituti.
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