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Art. 4, comma 3, d.l. 15 settembre 2023, n. 123

11 provvedimenti

Condotta non occasionale: spaccio e aggravanti spiegate
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per detenzione di stupefacenti, chiarendo i criteri per definire una condotta non occasionale. La sentenza stabilisce che elementi come un libro mastro o un sistema di videosorveglianza sono sufficienti a provare la non occasionalità dell'attività di spaccio, anche in assenza di precedenti penali. Viene inoltre confermato che la mancata collaborazione nel fornire la lista dei clienti può giustificare il diniego delle attenuanti generiche.
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Fatto di lieve entità: non basta la poca droga
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40811/2025, ha respinto il ricorso di un individuo che chiedeva di qualificare il suo reato come 'fatto di lieve entità' basandosi sulla modesta quantità di droga (20 grammi di cocaina). La Corte ha stabilito che la valutazione deve essere complessiva, considerando le modalità di spaccio (dosi singole, contabilità), la recidiva e il fatto che il reato sia stato commesso durante gli arresti domiciliari. Questi elementi dimostrano una professionalità criminale che esclude l'applicazione dell'attenuante del fatto di lieve entità.
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Particolare tenuità del fatto: no se lo spaccio è grave
Un individuo è stato condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Sebbene il reato fosse stato qualificato come "fatto di lieve entità" (art. 73, comma 5, T.U. Stupefacenti), la Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito di negare la causa di non punibilità per "particolare tenuità del fatto" (art. 131-bis c.p.). La Corte ha stabilito che l'elevato numero di dosi ricavabili dalla sostanza (469 dosi) indicava un'offensività concreta e una pericolosità sociale tali da essere incompatibili con il concetto di "particolare tenuità". La sentenza sottolinea la distinzione tra le due nozioni, chiarendo che non vi è alcun automatismo tra di esse.
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Fatto di lieve entità: i criteri per l’esclusione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio, escludendo l'ipotesi del fatto di lieve entità. La decisione si fonda non solo sulla quantità e sulla diversità delle sostanze (cocaina e hashish), ma anche sulla non occasionalità della condotta, desunta dalla recidiva specifica dell'imputato, indicativa di un suo stabile inserimento nel mercato illecito.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione chiarisce
Un uomo condannato per spaccio di cocaina ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento del reato di spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. La sentenza sottolinea che per valutare la lieve entità non basta considerare la modesta quantità di droga ceduta in una singola occasione, ma è necessaria una valutazione globale che include la sistematicità, la frequenza e l'organizzazione dell'attività illecita. La non occasionalità dello spaccio è un elemento decisivo che esclude l'applicazione della norma più favorevole.
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Fatto di lieve entità: non basta la quantità
La Corte di Cassazione ha confermato la misura degli arresti domiciliari per un individuo accusato di spaccio, respingendo la richiesta di qualificare il reato come fatto di lieve entità. La Corte ha stabilito che, nonostante la quantità di droga fosse inferiore a certi limiti giurisprudenziali, la valutazione deve essere complessiva, considerando anche il contesto e il possesso di strumenti per il confezionamento, escludendo così il beneficio.
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Custodia cautelare stupefacenti: perché non è lieve
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per detenzione di stupefacenti, rigettando il ricorso di un indagato. La Corte ha stabilito che il ruolo di custode e confezionatore di droga per conto terzi è incompatibile con l'ipotesi del 'fatto di lieve entità', giustificando la misura detentiva più grave a causa dell'inserimento dell'indagato in un contesto di narcotraffico e del rischio di reiterazione del reato, non contenibile con gli arresti domiciliari.
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Misure cautelari: motivazione specifica richiesta
Un soggetto posto agli arresti domiciliari per concorso in spaccio di stupefacenti, con il ruolo di 'vedetta', ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha ritenuto infondato il motivo sulla presunta assenza di concorso nel reato e inammissibile quello sulla riqualificazione del fatto come di lieve entità. Tuttavia, ha accolto il ricorso riguardo le misure cautelari, annullando l'ordinanza per motivazione generica e standardizzata. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione sulle esigenze cautelari deve essere specifica, concreta e individualizzata, non basata su formule astratte.
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Fatto di lieve entità: non basta la quantità di droga
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per spaccio, stabilendo che per escludere l'ipotesi del 'fatto di lieve entità' non è sufficiente basarsi solo sulla quantità di droga o sul numero di dosi ricavabili. I giudici devono condurre una valutazione complessiva che consideri anche le modalità dell'azione, i mezzi utilizzati e le circostanze del caso. La decisione sottolinea che un'analisi puramente quantitativa è riduttiva e non conforme alla legge, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Interesse all’impugnazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per mancanza di un concreto interesse all'impugnazione. L'imputato, ai domiciliari per spaccio, chiedeva la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità senza però dimostrare quale vantaggio pratico ne sarebbe derivato. La Corte ha sottolineato che l'impugnazione non può basarsi su una mera pretesa teorica, ma deve mirare a un'utilità concreta per il ricorrente, confermando la validità della misura cautelare per l'elevato rischio di recidiva.
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Fatto di lieve entità: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato per detenzione di 60 grammi di marijuana. La richiesta di riqualificare il reato come fatto di lieve entità è stata respinta per carenza di interesse, poiché non avrebbe modificato la misura cautelare applicata. La Corte ha inoltre sottolineato che la qualificazione dipende da una valutazione complessiva che va oltre il mero dato quantitativo.
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