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art. 4, comma 1, lett. b), d.lgs. n. 159 del 2011

8 provvedimenti

Misure di prevenzione: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto contro l'applicazione di misure di prevenzione. Il ricorrente lamentava vizi di motivazione, ma la Suprema Corte ha ribadito che in questa materia il ricorso è limitato alla sola violazione di legge. La decisione impugnata è stata ritenuta valida poiché fondata su indizi concreti di partecipazione a un traffico di stupefacenti e sulla mancanza di redditi leciti. La Corte ha confermato l'attualità della pericolosità sociale, elemento cardine per l'applicazione delle misure di prevenzione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Pericolosità sociale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale contro la decisione di non applicare misure di prevenzione e confisca a un soggetto. La Corte ha stabilito che la valutazione della durata e dell'attualità della pericolosità sociale è una questione di merito non sindacabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivata. In questo caso, la pericolosità è stata ritenuta sporadica e non continuativa, e i beni acquisiti in periodi non correlati all'attività illecita, facendo così mancare i presupposti per la confisca.
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Confisca di prevenzione: il ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto contro un provvedimento di confisca di prevenzione. La Corte ha ritenuto che la motivazione dei giudici di merito, basata su un complesso schema di trasferimenti societari volti a eludere le misure patrimoniali, non fosse né mancante né apparente. Si è confermato che, per la confisca, è rilevante la correlazione temporale tra la pericolosità sociale e le operazioni di trasferimento fraudolento, anche se i beni erano stati acquistati in precedenza.
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Pericolosità sociale: Cassazione su attualità e prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una misura di prevenzione della sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale attuale di un soggetto affiliato a un clan mafioso può basarsi anche su una sentenza di condanna non ancora definitiva. L'appartenenza a un sodalizio mafioso "storico", per sua natura permanente, costituisce un forte indicatore della persistenza della pericolosità, rendendo meno rilevante il tempo trascorso dai fatti contestati.
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Confisca di prevenzione: il nesso con la pericolosità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due coniugi contro un provvedimento di confisca di prevenzione. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: per la confisca dei beni, è sufficiente dimostrare la pericolosità sociale del soggetto al momento dell'acquisto, anche se questa non è più attuale. I tentativi di rimettere in discussione la valutazione dei fatti, come la presunta liceità di alcune società o redditi, sono stati respinti in quanto non ammissibili nel giudizio di legittimità.
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Pericolosità sociale e misure di prevenzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per associazione mafiosa, al quale era stata applicata la sorveglianza speciale. La difesa sosteneva che la lunga detenzione avesse fatto venir meno la sua pericolosità sociale attuale. La Corte ha invece confermato che la gravità del reato e il ruolo operativo stabile all'interno del clan sono elementi sufficienti a giustificare la misura di prevenzione, ritenendo l'attualità della pericolosità correttamente valutata dal giudice di merito.
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Confisca di prevenzione: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro un provvedimento che negava la revoca di una confisca di prevenzione. La sentenza ribadisce che tale misura non ha natura di sanzione penale, ma di sicurezza, pertanto si applica la legge vigente al momento dell'accertamento della pericolosità sociale (principio del tempus regit actum) e non la legge successiva più favorevole. L'assoluzione degli interessati in un separato procedimento penale per bancarotta è stata ritenuta non decisiva per la revoca della confisca, in quanto la misura si fondava su una valutazione più ampia della loro pericolosità e della sproporzione patrimoniale.
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Pericolosità qualificata: serve il dolo specifico
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio un decreto di confisca basato sulla pericolosità qualificata di un soggetto. La Corte ha stabilito che, anche nel procedimento di prevenzione, il giudice deve accertare tutti gli elementi del reato presupposto, incluso l'elemento psicologico del dolo specifico (l'intento fraudolento), non potendosi limitare alla sola condotta oggettiva. La decisione sottolinea che, pur essendo autonomo dal processo penale, il giudizio di prevenzione non può prescindere da una valutazione completa della fattispecie criminosa che fonda la pericolosità qualificata.
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