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Art. 395 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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685 provvedimenti

Altri anni per Art. 395 Codice di Procedura Civile

Errore revocatorio: quando non si può impugnare
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell'errore revocatorio, un rimedio eccezionale contro le sentenze definitive. In un caso riguardante un dirigente pubblico che lamentava la mancata assegnazione di un incarico, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione. La richiesta si basava sulla presunta errata supposizione da parte dei giudici che al dirigente fosse stato offerto un incarico di studio. La Corte ha stabilito che l'errore revocatorio può riguardare solo la percezione di un fatto incontestato tra le parti, non una questione che è stata oggetto di dibattito nel corso del processo. Poiché l'esistenza dell'offerta era un punto controverso, non si configura la 'svista materiale' richiesta dalla legge.
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Ripetizione indebito accise: il diritto al rimborso
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto degli ex soci di una società estinta di agire per la ripetizione dell'indebito nei confronti del fornitore di energia per un'addizionale provinciale sulle accise, successivamente dichiarata incostituzionale. La Corte ha stabilito che la declaratoria di incostituzionalità ha effetto retroattivo, legittimando l'azione di rimborso direttamente verso il fornitore che ha incassato le somme, entro il termine di prescrizione decennale, anche se il credito era stato ceduto a una società di factoring.
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Inquadramento superiore: quando spetta al lavoratore?
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto a un inquadramento superiore per un macellaio che svolgeva mansioni complesse e autonome. La sentenza ribadisce il principio secondo cui la valutazione dei fatti spetta ai giudici di merito e, in caso di due decisioni conformi nei gradi precedenti ('doppia conforme'), il ricorso in Cassazione per riesaminare le prove è inammissibile. L'azienda è stata condannata al pagamento delle differenze retributive.
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Onere della prova: Cassazione su risarcimento danni
Una società commerciale, dopo un incendio nei locali da cui era stata sfrattata, ha richiesto un risarcimento alla propria assicurazione. La richiesta è stata respinta in tutti i gradi di giudizio a causa della mancata dimostrazione dell'esistenza e del valore dei beni distrutti. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, sottolineando l'importanza dell'onere della prova a carico dell'assicurato e la necessità di specificità nei motivi d'appello.
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Errore di fatto: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto. La vicenda riguarda una richiesta di risarcimento per responsabilità professionale di una commercialista. La Corte chiarisce che un disaccordo sulla valutazione delle prove, già oggetto di discussione nei gradi di merito, costituisce un errore di giudizio e non un errore di fatto revocatorio, ribadendo i rigidi confini di questo strumento processuale straordinario.
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Errore di fatto: quando è inammissibile la revocazione
Un automobilista ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione per un presunto errore di fatto, contestando l'uso del termine "autovelox" per un diverso dispositivo. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che non si trattava di un errore di fatto, bensì di una questione giuridica già discussa, e che il nome del dispositivo è irrilevante se omologato. Il ricorrente è stato condannato per abuso del processo.
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Procura speciale generica: no alla riparazione errore
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che riconosceva un indennizzo per errore giudiziario. Il motivo è un vizio di forma: la procura speciale conferita all'avvocato era troppo generica, non specificando l'oggetto e i fatti del procedimento a cui si riferiva. Questo ha reso la domanda inammissibile, sottolineando il rigore formale richiesto per atti di tale importanza.
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Addebito della separazione: quando si perde l’assegno
Una moglie ricorre in Cassazione contro l'addebito della separazione a suo carico, che le ha fatto perdere il diritto all'assegno di mantenimento. Sostiene che il suo tradimento sia avvenuto quando il matrimonio era già in crisi e che la norma sulla perdita del mantenimento sia incostituzionale. La Corte Suprema respinge il ricorso, affermando che un'infedeltà può essere la causa decisiva della rottura anche in un rapporto già deteriorato. Inoltre, la perdita dell'assegno come conseguenza dell'addebito è legittima e bilancia correttamente i doveri coniugali con la solidarietà.
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Errore di fatto: inammissibile il ricorso straordinario
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario di una professionista condannata per concorso in traffico illecito di rifiuti. La ricorrente sosteneva un errore di fatto, ritenendo di essere stata accusata solo per specifici episodi di falsa certificazione e non per l'intera attività illecita. La Corte ha chiarito che quello lamentato non era un errore di fatto (cioè una svista percettiva sugli atti), bensì un errore di giudizio, non sindacabile con tale rimedio. La sentenza ha confermato che la condotta della professionista era stata correttamente inserita nel più ampio contesto dell'associazione criminale, costituendo un contributo consapevole all'attività illecita.
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Accertamento induttivo scommesse: onere della prova
Il titolare di un centro trasmissione dati per una società di scommesse estera ha ricevuto un avviso di accertamento per l'imposta unica. Il contribuente ha contestato l'atto, lamentando un difetto di motivazione e un errato riparto dell'onere della prova. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che in caso di accertamento induttivo scommesse verso operatori non autorizzati, l'onere di dimostrare un imponibile inferiore spetta al contribuente. La Corte ha inoltre precisato che la mancata allegazione di documenti richiamati nell'avviso non ne causa automaticamente la nullità, se la motivazione è già di per sé chiara e completa.
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Pagamento post insolvenza: inefficacia e onere prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società intermediaria che aveva ricevuto un pagamento da un'altra società lo stesso giorno in cui quest'ultima era stata dichiarata insolvente. La Corte ha stabilito che, in assenza di prove concrete del trasferimento della somma a una terza parte (in questo caso, una compagnia assicuratrice), il pagamento post insolvenza è da considerarsi inefficace nei confronti dei creditori. L'onere di provare la propria carenza di legittimazione passiva ricade interamente su chi riceve il pagamento, e il danno per la massa dei creditori è presunto in via assoluta.
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Ricorso per cassazione: limiti alla giurisdizione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione presentato da un cittadino contro una decisione del Consiglio di Stato. L'ordinanza chiarisce che il sindacato della Suprema Corte è limitato alle sole questioni di giurisdizione e non può estendersi alla valutazione di presunti errori di giudizio o di procedura. Il ricorso è stato inoltre ritenuto tardivo, e il ricorrente condannato per abuso del processo ai sensi dell'art. 96 c.p.c.
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Onere della prova nel danno da illecito: il caso
Una proprietaria di un magazzino citava in giudizio il vicino per danni all'impianto fognario a seguito di lavori di ristrutturazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione d'appello che rigettava la domanda per mancato assolvimento dell'onere della prova. La ricorrente non era riuscita a dimostrare né la condotta illecita del vicino né il nesso causale tra questa e i danni lamentati, un principio chiave nel risarcimento per fatto illecito.
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Buoni pasto: non sono retribuzione per la Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha respinto il ricorso di un gruppo di lavoratori contro la decisione del loro datore di lavoro di interrompere l'erogazione dei buoni pasto. La Corte ha ribadito un principio consolidato: i buoni pasto non hanno natura retributiva, ma rappresentano un'agevolazione di carattere assistenziale. Di conseguenza, non sono protetti dal principio di irriducibilità della retribuzione e la loro erogazione può essere interrotta se basata su accordi collettivi da cui il datore può recedere.
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Litisconsorzio necessario nella revocazione tributaria
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di revocazione perché non tutte le parti originarie del giudizio tributario erano state coinvolte. In caso di accertamento unitario a una società di persone e ai suoi soci, il principio del litisconsorzio necessario si estende anche al giudizio di revocazione, rendendo nulla la decisione presa in assenza di alcuni dei soggetti interessati.
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Errore di fatto: quando la revocazione è inammissibile
Una società rivendicava la proprietà di alcune imbarcazioni da un fallimento. Dopo il rigetto, ha tentato la revocazione per un presunto errore di fatto del giudice. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'errore di fatto deve essere un errore di percezione e non di valutazione. Inoltre, in un'azione di rivendica, il ricorrente deve provare la propria titolarità del bene, non semplicemente l'assenza di titolarità in capo alla controparte.
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Giudicato esterno COSAP: la Cassazione fa chiarezza
Un condominio si opponeva al pagamento del canone per l'occupazione di suolo pubblico (COSAP) per l'anno 2009, eccependo l'esistenza di precedenti sentenze passate in giudicato che avevano già negato la debenza del canone per la stessa situazione. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, ha stabilito il principio del giudicato esterno COSAP: una decisione definitiva che accerta la non debenza del canone per una determinata annualità estende i suoi effetti anche alle annualità successive, se i presupposti di fatto e di diritto restano invariati. La Corte d'Appello aveva errato nel non pronunciarsi su tale eccezione decisiva.
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Giudicato esterno non formato: la Cassazione chiarisce
Una società si opponeva a delle cartelle di pagamento per il rimborso di spese di bonifica ambientale. La Corte d'Appello aveva respinto la sua domanda di risarcimento danni ritenendola preclusa da un precedente giudicato esterno. La Corte di Cassazione ha cassato questa decisione, chiarendo che non si forma un giudicato esterno se la sentenza precedente è ancora soggetta a impugnazione. Poiché la sentenza richiamata era stata impugnata in Cassazione, non poteva avere effetto vincolante.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo respinge
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in una controversia tra un cliente e un istituto di credito. La decisione si fonda sulla mancanza di specificità dei motivi di ricorso, i quali si limitavano a ripetere le argomentazioni dei gradi precedenti senza criticare puntualmente le ragioni della sentenza d'appello. La Corte ha sottolineato che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un nuovo esame del merito, confermando la decisione impugnata e condannando il ricorrente al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Eccezione ex art. 1957 c.c.: i termini perentori
Un fideiussore si oppone a un precetto di pagamento, sollevando però tardivamente l'eccezione relativa alla decadenza della banca dal suo diritto per inosservanza del termine previsto dall'art. 1957 c.c. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, qualificando tale difesa come un'eccezione in senso proprio che deve essere proposta 'in limine', ovvero nel primo atto difensivo utile. Il ricorso è stato giudicato manifestamente infondato, con condanna del ricorrente per lite temeraria.
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