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art. 39 L. 354/1975

8 provvedimenti

Affidamento in prova ai servizi sociali negato per violazioni
Il Tribunale di sorveglianza ha negato l'affidamento in prova ai servizi sociali a un detenuto che ha commesso ripetute infrazioni disciplinari. L'uomo era stato sorpreso in luoghi diversi da quelli autorizzati per il lavoro ed era sfuggito al controllo delle forze dell'ordine. Inoltre, aveva subito sanzioni disciplinari e la revoca di precedenti benefici penitenziari. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la carenza di motivazione del provvedimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché generico e non in grado di smentire le accertate violazioni. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato il diniego della misura alternativa e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Liberazione anticipata: le sanzioni non bloccano lo sconto
Un detenuto richiede il beneficio della liberazione anticipata per tre semestri di pena. Il Tribunale di sorveglianza respinge la richiesta a causa di quattro contestazioni disciplinari e per presunta mancata partecipazione al trattamento. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa e annulla l'ordinanza con rinvio. I giudici di legittimità stabiliscono che le infrazioni interne non comportano un rigetto automatico. Il giudice di merito deve valutare concretamente la gravità degli addebiti e bilanciare gli episodi negativi con la condotta generale tenuta nel semestre, verificando l'effettiva adesione all'opera di risocializzazione.
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Sanzione disciplinare in carcere: il pacco con droga costa caro
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato la sanzione disciplinare in carcere di dieci giorni di esclusione dalle attività comuni inflitta a un detenuto. La sanzione era stata applicata dopo il ritrovamento di sostanze stupefacenti in un pacco inviatogli dalla moglie. Il detenuto ha proposto ricorso per Cassazione, sostenendo l'apparenza della motivazione e la mancata verifica della sua effettiva responsabilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza è ricorribile solo per violazione di legge e non per contestare la ricostruzione dei fatti. Le giustificazioni del detenuto erano generiche e prive di prove. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Liberazione anticipata: una sanzione non cancella il recupero
Il Tribunale di Sorveglianza negava al Detenuto la liberazione anticipata per diversi semestri. Per il periodo dal 2012 al 2014, il diniego dipendeva dalla sua partecipazione a gravi reati associativi. Per il semestre del 2016, la misura era negata a causa di una sanzione disciplinare di cinque giorni. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego per il primo periodo, ritenendo incompatibile la condotta criminale con la rieducazione. Ha invece accolto il ricorso per il semestre del 2016. La Corte ha stabilito che una sanzione disciplinare non cancella automaticamente i benefici: il giudice deve valutare la gravità concreta del comportamento e confrontarla con l'intero percorso del detenuto. La decisione è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione di questo specifico periodo.
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Liberazione anticipata: no al no automatico per sanzioni
Il Tribunale di Sorveglianza negava la liberazione anticipata a un detenuto per diversi periodi, a causa di reati commessi fino al 2017 e di una sanzione disciplinare di due giorni subita nel 2018. Il detenuto proponeva ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso per i periodi precedenti al 2017, ritenendo logico che la commissione di reati escluda la partecipazione alla rieducazione. Ha invece accolto il ricorso per il semestre del 2018: i giudici non possono negare la liberazione anticipata in modo automatico solo per la presenza di una sanzione disciplinare, senza valutarne la gravità concreta e l'impatto sul percorso complessivo del detenuto. La decisione è stata annullata con rinvio per questo specifico periodo.
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Nullità procedimento disciplinare: se non contestata è sanata
Un detenuto ha impugnato una sanzione disciplinare sostenendo un vizio nella notifica dell'addebito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: l'eventuale nullità del procedimento disciplinare deve essere eccepita (cioè, contestata formalmente) subito, all'apertura dell'udienza. Se la contestazione non avviene in quel momento, il vizio si considera sanato e non può più essere fatto valere in seguito. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la sanzione a carico del detenuto.
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Procedimento disciplinare penitenziario: i termini.
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione disciplinare inflitta a un detenuto, chiarendo che nel procedimento disciplinare penitenziario l'eventuale nullità derivante dalla mancanza di un termine congruo per la difesa deve essere eccepita immediatamente. Se il detenuto non contesta l'insufficienza del tempo concesso durante l'udienza davanti al consiglio di disciplina, decade dalla possibilità di far valere tale vizio in sede di reclamo successivo.
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Procedimento disciplinare: la Cassazione fa chiarezza
Un detenuto ha impugnato una sanzione disciplinare sostenendo vizi procedurali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che nel procedimento disciplinare la contestazione dell'addebito e la convocazione possono avvenire con un unico atto. Inoltre, ha ribadito che per contestare la veridicità del rapporto di un pubblico ufficiale è necessaria la querela di falso, non essendo sufficiente una semplice denuncia penale.
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