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Art. 39 D.Lgs. 13 aprile 1999, n. 112

7 provvedimenti

Fisco e cartelle: divieto di nuove eccezioni in appello
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza tributaria che aveva annullato una cartella esattoriale. La società contribuente aveva eccepito soltanto nel giudizio di secondo grado la mancata notifica dell'avviso di liquidazione precedente, motivo non dedotto nel ricorso originario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. I giudici hanno chiarito che contestare un vizio autonomo dell'atto impositivo amplia la materia del contendere e viola il divieto di nuove eccezioni in appello previsto dall'articolo 57 del D.Lgs. 546/1992. La Suprema Corte ha inoltre confermato che il contribuente può citare indifferentemente l'ente impositore o l'agente della riscossione, respingendo il ricorso di quest'ultimo e rinviando la causa al giudice di merito.
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Spese di lite: errore nel ricorso del riscossore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un agente della riscossione contro la condanna alle **spese di lite**. Il ricorrente sosteneva di non dover rispondere delle spese poiché l'annullamento della cartella di pagamento era dovuto a vizi del merito tributario e non a errori procedurali propri. La Suprema Corte ha stabilito che la censura era errata nel merito processuale, in quanto il ricorrente avrebbe dovuto contestare la violazione delle norme sulla regolamentazione delle spese e non la propria legittimazione passiva.
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Giudizio di ottemperanza: quando è inammissibile?
Un contribuente avvia un giudizio di ottemperanza per forzare l'annullamento di una cartella di pagamento, come stabilito da una precedente sentenza. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33407/2023, chiarisce un punto fondamentale: il giudizio di ottemperanza non è lo strumento corretto per le sentenze di annullamento. Tali decisioni, avendo effetti 'caducatori', sono considerate 'autoesecutive' e non richiedono un'ulteriore azione per essere attuate. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per ottemperanza, cassando la decisione precedente.
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Litis denuntiatio: doveri dell’agente di riscossione
L'Agente della Riscossione ha impugnato una sentenza che lo riteneva responsabile per non aver chiamato in causa l'ente impositore in un giudizio avviato da un contribuente. Il contribuente contestava una cartella di pagamento per omessa notifica dell'atto presupposto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che l'obbligo di chiamata in causa costituisce una litis denuntiatio, ovvero un dovere di natura sostanziale per manlevare l'agente da responsabilità, e non un litisconsorzio necessario. L'agente è stato condannato al pagamento delle spese e a un'ulteriore somma per responsabilità processuale aggravata.
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Giudicato esterno: quando è inammissibile in Cassazione
Una società contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento per TARSU. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarando inammissibile l'eccezione di giudicato esterno perché sollevata tardivamente. La Corte ha stabilito che un giudicato formatosi prima dell'udienza di appello deve essere eccepito in quella sede, non per la prima volta in Cassazione. Anche gli altri motivi, relativi a vizi procedurali, sono stati respinti.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del processo tributario
Una società, dopo aver impugnato una cartella di pagamento e aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha effettuato una rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che tale atto determina il passaggio in giudicato della sentenza impugnata e non richiede l'accettazione della controparte. Le spese legali sono state compensate tra le parti.
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Appello tributario: quando è specifico e ammissibile
Una società si è vista dichiarare inammissibile l'appello contro una cartella di pagamento perché ritenuto meramente ripetitivo. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo che nel processo tributario l'onere di specificità dell'appello tributario è soddisfatto anche se si ripropongono le stesse difese del primo grado, purché venga criticata la decisione impugnata. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame nel merito.
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