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art. 39, d.l. n. 98 del 2011

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Definizione agevolata delle liti: salva la socia, non i soci
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione del giudice d'appello che aveva dichiarato estinto l'intero processo tributario contro una società di persone e i suoi soci. L'estinzione era stata pronunciata a seguito della definizione agevolata delle liti richiesta da una sola socia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la sanatoria di un singolo socio non estingue la controversia per gli altri soggetti coinvolti. Di conseguenza, la causa per il recupero di IVA, IRAP e IRPEF nei confronti della società e dell'altro socio deve proseguire davanti alla Commissione Tributaria Regionale.
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Notifica tramite PEC nel processo tributario: valida in appello
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva dichiarato inammissibile il suo appello. Il giudice di secondo grado riteneva invalida la notifica dell'appello eseguita via posta elettronica certificata, poiché la causa era iniziata in formato cartaceo nel 2014, prima dell'obbligatorietà del processo telematico nel Lazio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ufficio, stabilendo che la notifica tramite PEC nel processo tributario è sempre legittima in appello, anche se il primo grado si è svolto con modalità cartacee e il giudizio è iniziato prima dell'introduzione del sistema telematico. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio ad altra sezione della Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame del merito.
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Definizione agevolata delle liti fiscali: stop al doppio cumulo
Una società ha impugnato una cartella di pagamento per il pagamento dell'IRAP. La Commissione Tributaria Regionale ha respinto l'appello della contribuente. La società ha quindi proposto ricorso per Cassazione. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato che il ricorso è stato notificato oltre i termini di legge. Nel calcolo della scadenza, la Corte ha chiarito che il periodo di sospensione straordinaria previsto per la definizione agevolata delle liti fiscali assorbe la sospensione feriale estiva dello stesso anno, impedendo il cumulo dei due benefici. Di conseguenza, calcolando correttamente i giorni di sospensione feriale residui, il termine ultimo per impugnare scadeva il primo marzo 2013, mentre il ricorso è stato spedito solo ad aprile 2013. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, condannando la società al pagamento delle spese processuali.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: non basta la domanda
Una società ha impugnato gli avvisi di liquidazione dell'imposta di registro relativi a una sentenza di trasferimento immobiliare. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha chiesto la cessazione della materia del contendere, sostenendo che una condebitrice avesse estinto il debito tramite la definizione agevolata delle liti pendenti. La Corte di Cassazione ha rilevato che la società ha depositato solo la domanda di sanatoria, senza dimostrare l'identità del presupposto impositivo e l'avvenuto pagamento integrale. Per questo motivo, i giudici hanno disposto il rinvio a nuovo ruolo, concedendo novanta giorni alla ricorrente per depositare i documenti necessari a provare l'effettivo saldo del debito tributario.
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Condono fiscale negato se l’accertamento è definitivo
Il Contribuente riceveva due avvisi di accertamento per IRPEF, IVA e IRAP, ma non li impugnava nei termini di sessanta giorni. Successivamente, impugnava la cartella di pagamento esecutiva e richiedeva l'accesso al condono fiscale per lite pendente. L'Agenzia delle Entrate negava la definizione agevolata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che il condono fiscale non è applicabile se la controversia riguarda una cartella di pagamento che costituisce mero atto esecutivo di accertamenti ormai definitivi. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Condono fiscale: quando è ammessa la doppia sanatoria
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della legittimità di un secondo **condono fiscale** su una lite nata da una precedente sanatoria. Una società aveva impugnato una cartella di pagamento derivante dal disconoscimento di una dichiarazione integrativa che riduceva gli importi dovuti per un primo condono. Durante il processo, la contribuente ha richiesto una nuova definizione agevolata della lite pendente. I giudici hanno stabilito che non si tratta di un vietato 'condono su condono' se la controversia riguarda l'esatta determinazione delle somme dovute e non il semplice mancato pagamento del debito originario.
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Notifica tardiva: ricorso in Cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dall'amministrazione finanziaria contro una società contribuente a causa di una notifica tardiva. Nonostante un primo tentativo di notifica fosse avvenuto a ridosso della scadenza, la riattivazione del procedimento notificatorio è stata effettuata con un ritardo eccessivo, superando i termini di salvezza stabiliti dalla giurisprudenza di legittimità. La decisione conferma che, in caso di esito negativo della notifica per cause non imputabili, il notificante deve agire con immediata tempestività per conservare gli effetti del ricorso.
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Motivazione apparente: sentenza nulla se non autonoma
La Cassazione annulla una sentenza tributaria per motivazione apparente. I giudici di secondo grado avevano annullato avvisi di accertamento basandosi su un'assoluzione penale, senza però fornire un'autonoma valutazione dei fatti e delle prove. La Corte ha stabilito che tale richiamo generico rende la decisione nulla, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Definizione agevolata: stop al diniego per indagini
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'Agenzia delle Entrate non può negare la definizione agevolata di una lite tributaria a causa della mera pendenza di un procedimento penale, non ancora definito, relativo alle sentenze di merito. Nel caso specifico, i soci di una società avevano ottenuto l'estinzione del giudizio. Per la società, invece, la Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia, ribadendo che le movimentazioni bancarie costituiscono presunzioni legali di maggior reddito e che non è necessario un contraddittorio preventivo per questo tipo di accertamenti.
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