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Art. 39, comma 1, lett. d), d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600

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30 provvedimenti

Giudizio di rinvio: la nullità della sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza emessa in sede di giudizio di rinvio perché al collegio giudicante aveva partecipato, come relatore, un magistrato che era già stato componente del collegio che aveva emesso la prima pronuncia poi cassata. Questo vizio procedurale, che viola il principio di alterità del giudice, determina la nullità radicale della decisione, a prescindere dal merito della controversia, che riguardava un accertamento fiscale per operazioni inesistenti. La causa è stata nuovamente rinviata a un collegio in diversa composizione.
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Secondo accertamento fiscale: quando è legittimo?
Una società contesta un avviso di accertamento sostenendo che si tratti di un secondo accertamento fiscale, duplicato di una precedente verifica sullo stesso anno d'imposta che non aveva riscontrato irregolarità. La Corte di Cassazione, prima di decidere sulla legittimità di tale operato, ha rinviato la causa per acquisire la documentazione mancante dai fascicoli dei gradi di merito, sospendendo di fatto il giudizio.
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Presunzione distribuzione utili: quando è legittima?
Un socio di una S.r.l. ha impugnato un avviso di accertamento per IRPEF, basato sulla presunzione di distribuzione di utili extra-contabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che per le società a ristretta base partecipativa opera la presunzione distribuzione utili ai soci. La Corte ha chiarito che non è necessaria la definitività dell'accertamento societario e che non si tratta di una doppia presunzione, essendo la ristrettezza della base sociale il fatto noto da cui scaturisce la presunzione.
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Estinzione del giudizio: carenza di interesse
Un'azienda agricola ricorre in Cassazione contro un avviso di accertamento per operazioni inesistenti. Durante il processo, aderisce a una definizione agevolata dei debiti. La Suprema Corte, rilevando il disinteresse della società a proseguire la causa, dichiara l'estinzione del giudizio, anche in assenza di una prova documentale diretta del collegamento tra la definizione e l'atto impugnato. Le spese legali restano a carico di chi le ha sostenute.
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Estinzione giudizio tributario: il caso della rottamazione
Un contribuente impugna un accertamento fiscale. Durante il processo in Cassazione, aderisce alla rottamazione, pagando il dovuto. La Corte dichiara l'estinzione del giudizio tributario per cessata materia del contendere, senza condanna alle spese o al doppio contributo unificato.
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Impugnazione cartella di pagamento: i limiti
Un socio di una società a ristretta base ha ricevuto una cartella di pagamento per presunti utili non dichiarati. Ha impugnato la cartella sostenendo la nullità dell'avviso di accertamento societario presupposto, in quanto mai notificato alla società. La Corte di Cassazione ha respinto la sua tesi, affermando che il socio avrebbe dovuto impugnare il proprio avviso di accertamento personale nei termini di legge. Una volta che l'atto personale è diventato definitivo, l'impugnazione della cartella di pagamento è ammessa solo per vizi propri e non per contestare l'atto presupposto.
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Utili extracontabili: notifica e presunzione
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un avviso di accertamento IRPEF a carico di un socio per utili extracontabili di una S.r.l. a ristretta base partecipativa. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, stabilendo la validità della notifica dell'atto presupposto presso la sede sociale, anche se ritirato da un mero "collaboratore", e ribadendo che la presunzione di distribuzione dei profitti non richiede la definitività dell'accertamento societario. Inoltre, ha chiarito che gli utili "in nero" vengono tassati per intero al socio, senza la mitigazione del 40%.
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Presunzione distribuzione utili: come vincerla
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando che un socio di una società a ristretta base può superare la presunzione di distribuzione utili dimostrando con prove rigorose la propria totale estraneità alla gestione aziendale. Nel caso di specie, la residenza e l'attività professionale della socia all'estero sono state considerate prove sufficienti a vincere la pretesa fiscale.
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Accertamento presuntivo: OMI non basta, serve altro
La Cassazione conferma la legittimità di un accertamento presuntivo a carico di un imprenditore per la vendita di immobili a prezzo ritenuto inferiore a quello di mercato. La decisione si fonda non solo sui valori OMI, ma su un elemento presuntivo cruciale: la vendita di appartamenti simili, da parte dello stesso contribuente, a un prezzo superiore a una società terza. Questo confronto è stato ritenuto prova grave, precisa e concordante, sufficiente a giustificare la pretesa fiscale e a invertire l'onere della prova sul contribuente.
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Operazioni inesistenti: onere prova e deducibilità
La Corte di Cassazione interviene sul tema delle operazioni inesistenti, annullando con rinvio una sentenza di merito. Il caso riguarda un'azienda vinicola a cui l'Agenzia delle Entrate contestava l'utilizzo di fatture per acquisti fittizi. La Corte ha censurato la decisione del giudice regionale per aver erroneamente riqualificato le operazioni da 'oggettivamente' a 'soggettivamente' inesistenti e per non aver valutato in modo complessivo e unitario tutti gli indizi probatori forniti dall'amministrazione. La sentenza ribadisce i principi sull'onere della prova e le diverse conseguenze fiscali, in termini di deducibilità dei costi e detraibilità dell'IVA, a seconda della natura dell'inesistenza contestata.
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