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Art. 387-bis Codice Penale

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45 provvedimenti

Art. 387-bis c.p.: inammissibile il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso relativo alla violazione dell'Art. 387-bis c.p. Il ricorrente contestava l'attendibilità dei testimoni, ma la Corte ha ritenuto il motivo generico e infondato. Le divergenze testimoniali riguardavano solo dettagli secondari, confermando la solidità della condanna precedente e la coerenza della motivazione espressa dai giudici di merito.
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Art. 387-bis cod. pen.: violazione e sanzioni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di cui all'Art. 387-bis cod. pen., dichiarando inammissibile il ricorso presentato dall'imputato. Il ricorrente aveva contestato genericamente la propria responsabilità e richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha stabilito che le doglianze erano prive di specificità e meramente riproduttive di quanto già esaminato in appello. Inoltre, la pluralità delle violazioni commesse alle prescrizioni dell'autorità impedisce il riconoscimento dell'esimente prevista dall'art. 131-bis c.p., confermando la gravità della condotta.
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Violazione divieto avvicinamento: quando è reato?
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la violazione del divieto di avvicinamento (art. 387-bis c.p.). Anche se a 427 metri di distanza, il reato è configurato perché si tratta di un reato di pericolo astratto, e la condotta non era giustificata. La semplice inosservanza del provvedimento è sufficiente a integrare il delitto.
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Custodia cautelare: quando è legittima la riforma in peius
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza che aggravava la misura cautelare dal divieto di avvicinamento alla custodia cautelare in carcere. La Corte ha validato la decisione del Tribunale del riesame, basata sull'elevata pericolosità del soggetto, desunta dalla brutalità dei fatti, dai precedenti penali e dalle reiterate violazioni di altre misure a tutela della stessa vittima. La sentenza chiarisce che la riforma in senso peggiorativo non necessita di una motivazione rafforzata.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un'imputata condannata per il reato di disturbo alle persone (art. 660 c.p.). I motivi sono stati ritenuti manifestamente infondati, poiché la condanna si basava su prove solide (video, audio, testimonianze) e l'eccezione sulla prescrizione del reato è stata respinta. La Corte ha chiarito che un'assoluzione per un'altra accusa non anticipa il termine di prescrizione per il reato confermato.
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Morte del ricorrente: effetti sul ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso a causa della morte del ricorrente. Sebbene il ricorso diventi inammissibile, la Corte ha stabilito che l'evento estingue il reato e preclude la condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende, evidenziando le conseguenze processuali della morte dell'imputato nel giudizio di legittimità.
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Ricorso inammissibile: furto e braccialetto elettronico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per vari reati, tra cui furto in abitazione ai danni dell'ex compagna e danneggiamento del braccialetto elettronico. Il ricorso è stato giudicato inammissibile perché i motivi erano generici, ripetitivi di questioni già decise o sollevati per la prima volta in sede di legittimità. La sentenza chiarisce che il danneggiamento del braccialetto elettronico resta un reato procedibile d'ufficio, in quanto bene destinato a pubblico servizio.
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Restituzione nel termine: quando la richiesta è tardiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la restituzione nel termine per opporsi a un decreto penale di condanna. La richiesta è stata ritenuta tardiva perché presentata oltre il termine di dieci giorni previsto dalla legge. La Corte ha inoltre sottolineato che l'onere di dimostrare l'impedimento per caso fortuito o forza maggiore grava interamente sul richiedente, che in questo caso non ha fornito prove sufficienti a sostegno delle sue allegazioni.
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Deposito telematico appello: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sul deposito telematico appello in ambito penale. Un appello, dichiarato inammissibile dalla Corte d'Appello perché depositato tramite PEC in un procedimento con rito abbreviato, è stato ritenuto valido. La Suprema Corte ha stabilito che, per i riti speciali e fino al 31 marzo 2025, le "modalità non telematiche" ammesse includono anche la Posta Elettronica Certificata, non limitandosi al solo deposito cartaceo. Di conseguenza, l'ordinanza di inammissibilità è stata annullata.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: limiti Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una sentenza di patteggiamento. L'analisi si concentra sui limiti dell'impugnazione, specificando che la contestazione sulla qualificazione giuridica del fatto e sull'illegalità della pena deve basarsi su un errore manifesto e non su generiche doglianze. Il caso evidenzia la ristrettezza dei motivi di ricorso inammissibile patteggiamento previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p.
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Ricorso Inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché basato su motivi generici. L'imputato, condannato per il reato ex art. 387-bis c.p., aveva contestato il dolo e la mancata concessione delle attenuanti. La Corte ha stabilito che un semplice stato di agitazione non esclude la volontà del reato e che i precedenti penali giustificano il diniego delle attenuanti, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Ricorso inammissibile: Cassazione conferma condanna
Un soggetto, condannato in appello per il reato di violazione dei provvedimenti di allontanamento, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi erano generici e riproponevano censure già esaminate. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo rigetta
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per il reato di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare. L'inammissibilità è stata motivata dal fatto che i motivi di appello erano generici, meramente riproduttivi di censure già valutate e non si confrontavano specificamente con la sentenza impugnata, configurandosi come una richiesta di nuova valutazione dei fatti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e ripetitivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano generici, non specifici e meramente riproduttivi di censure già valutate e respinte nei gradi di giudizio precedenti. L'ordinanza conferma la condanna dell'imputato per il reato ex art. 387-bis c.p. e lo condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, sottolineando l'importanza della specificità dei motivi di ricorso.
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Ricorso inammissibile: condanna per violenza domestica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per gravi reati commessi ai danni della coniuge, tra cui maltrattamenti, sequestro di persona e violenza sessuale. Il ricorso è stato respinto perché si limitava a riproporre le stesse censure già esaminate e rigettate dalla Corte d'Appello, senza sollevare vizi di legittimità specifici. La sentenza sottolinea che il giudizio di Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. È stato inoltre confermato che la procedibilità d'ufficio per il sequestro di persona non è incostituzionale, anche in ambito familiare.
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Ricorso patteggiamento: i limiti dell’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento, ribadendo che l'impugnazione è consentita solo per motivi tassativamente previsti dalla legge, come l'erronea qualificazione giuridica palesemente eccentrica o vizi della volontà, escludendo censure generiche sulla responsabilità o sulla pena. L'analisi del ricorso patteggiamento evidenzia la necessità di formulare motivi specifici e pertinenti.
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Inammissibilità ricorso: quando è aspecifico?
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso contro una condanna per violazione di una misura cautelare. Il motivo è la sua aspecificità, in quanto non contesta in modo puntuale le ragioni della Corte d'Appello, che aveva negato la particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) a causa della durata e delle modalità della violazione. Il ricorso si limitava a sollecitare una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Dolo e tossicodipendenza: la Cassazione conferma
Un individuo, condannato per estorsione e maltrattamenti contro la propria madre, ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che le sue azioni fossero il risultato della sua tossicodipendenza e quindi prive di dolo. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la coesistenza di dolo e tossicodipendenza è possibile. La Corte ha ribadito che la dipendenza non annulla la responsabilità penale, a meno che non elimini completamente la capacità di intendere e di volere. La valutazione dei fatti e della credibilità dei testimoni da parte dei giudici di merito è stata considerata logica e coerente, e quindi non soggetta a revisione in sede di legittimità.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per violazione di un provvedimento di allontanamento e minacce aggravate. I motivi del ricorso, relativi all'attendibilità della persona offesa, alla recidiva e al diniego delle attenuanti generiche, sono stati giudicati manifestamente infondati e generici, poiché non si confrontavano specificamente con le solide argomentazioni della sentenza d'appello, che erano peraltro corroborate da prove oggettive.
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Tenuità del fatto: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la violazione del divieto di avvicinamento. La Corte ha stabilito che la particolare tenuità del fatto non è applicabile, poiché l'imputato non si è limitato a violare il provvedimento, ma si è trattenuto presso l'abitazione della persona offesa, innescando un'accesa lite. Questa condotta aggrava il fatto e osta al riconoscimento della non punibilità.
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