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Art. 38 l.fall.

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Rendiconto del curatore fallimentare: basta il danno potenziale
Il caso riguarda il mancato benestare al rendiconto del curatore fallimentare presentato da un professionista dimissionario. Il tribunale ha contestato diverse omissioni, tra cui la mancata verifica di un contratto di leasing immobiliare riscattato dall'amministratore e l'assenza di controlli su un sito web e su spese sospette. Il professionista si è difeso sostenendo che nessun danno concreto si era verificato per i creditori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per negare l'approvazione del rendiconto del curatore fallimentare è sufficiente l'esistenza di un danno potenziale, valutato con criterio ex ante (prima dei fatti). Di conseguenza, la condotta negligente basta a bloccare il conto della gestione, a prescindere dal fatto che il danno effettivo sia stato evitato grazie all'intervento del curatore successivo.
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Responsabilità del curatore fallimentare: la guida
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del curatore fallimentare per i danni causati alla massa dei creditori a causa di una gestione negligente. Il caso riguarda un ex curatore che non ha avviato tempestivamente le azioni di responsabilità contro gli amministratori della società fallita, portando alla prescrizione dei diritti risarcitori. La Suprema Corte ha ribadito che l'approvazione del rendiconto non è una semplice verifica contabile, ma un controllo sull'efficienza della gestione. La negligenza nel promuovere azioni legali necessarie integra una condotta di mala gestio, obbligando il professionista al risarcimento dei danni pari al valore dei crediti non più recuperabili.
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Rendiconto curatore: obblighi dopo il concordato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31050/2023, ha stabilito i limiti dell'obbligo di rendiconto del curatore fallimentare. Il caso riguardava la richiesta di un ulteriore resoconto e di risarcimento danni da parte di un ex fallito nei confronti del curatore, per attività svolte dopo l'omologazione del concordato. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che, una volta approvato il rendiconto iniziale, l'obbligo di un ulteriore resoconto generale cessa. Fondamentale, inoltre, è la necessità per chi agisce di dimostrare un pregiudizio almeno potenziale derivante dalla condotta del curatore, prova che in questo caso è mancata.
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Rendiconto del curatore: quando non viene approvato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ex curatore fallimentare la cui gestione era stata contestata. L'ordinanza conferma che per la mancata approvazione del rendiconto del curatore è sufficiente la dimostrazione di un 'danno potenziale' al patrimonio, non essendo necessaria la prova di un danno effettivo e già concretizzato. La Corte ha ritenuto che la negligenza nella scelta dei professionisti per la bonifica di un'area contaminata costituisse una grave violazione dei doveri di diligenza, giustificando il rigetto del rendiconto.
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Responsabilità committente: quando la prova non basta
Una società fallita ha citato in giudizio l'acquirente dei suoi beni per i danni subiti al capannone durante le operazioni di asporto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione d'appello. La Corte ha stabilito che, a causa della negligenza della stessa curatela fallimentare nel supervisionare le operazioni, non era possibile raggiungere la prova certa della colpevolezza dell'incaricato all'asporto. Di conseguenza, è venuta meno anche la responsabilità committente della società acquirente.
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Credito prededucibile: quando le spese non spettano
Una società di trasporti ha richiesto l'ammissione di un credito prededucibile per le spese di recupero di propri vagoni dalla sede di un'azienda fallita. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che i costi derivanti da una scelta discrezionale del creditore, e non da un'azione diretta della curatela, non costituiscono un credito prededucibile. Tali spese, originate dall'inadempimento della società poi fallita, avrebbero potuto al massimo essere ammesse come credito chirografario, domanda che però non è stata correttamente formulata.
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