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Art. 38 d.P.R. n. 600/73

12 provvedimenti

Accertamento sintetico: Contribuente vince, Fisco perde sulla prova
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un Contribuente un maggior reddito tramite **accertamento sintetico**, basandosi su spese ritenute incompatibili con quanto dichiarato. Il Contribuente ha dimostrato di aver sostenuto tali spese con disponibilità finanziarie preesistenti e non imponibili, come donazioni familiari e giacenze bancarie. La Corte di Cassazione ha confermato che il Contribuente ha assolto l'onere della prova, rigettando il ricorso dell'Agenzia. La sentenza ribadisce che il contribuente deve provare l'esistenza, l'entità e la durata del possesso di redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte.
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Diniego Definizione Agevolata: Condono Bloccato da Indagine Penale
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un Contribuente maggiori redditi tramite accertamento sintetico, basato sull'acquisto di un'imbarcazione e azioni. Il Contribuente ha tentato la `definizione agevolata` della controversia. L'Agenzia ha però negato la richiesta, sostenendo che la sentenza tributaria favorevole al Contribuente fosse oggetto di un'indagine penale per corruzione che coinvolgeva i giudici. La Corte di Cassazione, senza entrare nel merito, ha rinviato il caso per acquisire il fascicolo d'ufficio, indicando la necessità di approfondire la documentazione prima di decidere sulla validità del diniego.
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Presunzione di distribuzione degli utili: socio contro fisco
Un contribuente, socio di maggioranza di una società a ristretta base, ha impugnato un avviso di accertamento IRPEF. L'ufficio finanziario, presumendo la distribuzione di utili extracontabili, gli contestava un maggior reddito. Il socio ha eccepito l'illegittimità dell'accertamento, lamentando la mancanza di motivazione nell'autorizzazione della Guardia di Finanza per l'accesso nei locali aziendali e la conseguente inutilizzabilità dei documenti acquisiti. La Corte di Cassazione ha rilevato che la questione sull'esistenza di un principio generale di inutilizzabilità delle prove acquisite in violazione dei diritti del contribuente è stata rimessa alle Sezioni Unite. Pertanto, la Suprema Corte ha rinviato la causa in attesa della decisione delle Sezioni Unite, sospendendo temporaneamente il giudizio sulla presunzione di distribuzione degli utili.
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Presunzione di distribuzione degli utili: la Cassazione si ferma
Un contribuente, socio di maggioranza di una società a ristretta base, ha impugnato un avviso di accertamento IRPEF fondato sulla presunzione di distribuzione degli utili extracontabili. Il ricorrente ha contestato la mancata allegazione dei documenti di verifica e l'assenza di motivazione nell'autorizzazione all'accesso nei locali aziendali da parte della Guardia di Finanza. La Corte di Cassazione ha rilevato che la decisione sull'utilizzabilità delle prove raccolte tramite verifiche potenzialmente illegittime dipende da una questione di massima importanza già rimessa alle Sezioni Unite. Per questo motivo, la Suprema Corte ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo, sospendendo la decisione in attesa del pronunciamento chiarificatore delle Sezioni Unite sulla tutela dei diritti del contribuente.
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Interposizione fittizia: i debiti fiscali della società
La Corte di Cassazione ha stabilito che in un caso di interposizione fittizia, i debiti IVA di una società a responsabilità limitata possono essere imputati direttamente ai soci che ne sono i reali beneficiari economici e gestori di fatto (possessori effettivi). La Corte ha ritenuto che la cessione delle quote a un prestanome fosse irrilevante e che la struttura societaria a base ristretta costituisse una presunzione grave, precisa e concordante del controllo effettivo da parte dei soci, giustificando la traslazione dell'imposizione tributaria.
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Definizione agevolata e giudicato interno parziale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28168/2023, ha stabilito che ai fini della definizione agevolata di una lite pendente, il valore della controversia deve essere calcolato al netto delle parti coperte da giudicato interno o acquiescenza. Nel caso di specie, un'azienda aveva ottenuto un annullamento parziale di un avviso di accertamento in primo grado e aveva prestato acquiescenza alla parte sfavorevole. La Corte ha ritenuto che la controversia proseguisse solo per l'importo residuo, rispetto al quale l'Agenzia delle Entrate risultava soccombente nei gradi precedenti. Di conseguenza, il contribuente aveva diritto ad accedere alla definizione agevolata con l'aliquota più favorevole del 5%, vedendosi accolto il ricorso contro il diniego dell'Amministrazione Finanziaria e dichiarato estinto il giudizio.
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Definizione agevolata: quando si estingue il processo?
La Corte di Cassazione chiarisce che per l'estinzione del processo tributario è sufficiente il perfezionamento della procedura di definizione agevolata, che avviene con la presentazione della domanda e il pagamento della prima rata. Non è necessario dimostrare il saldo integrale del debito per ottenere l'estinzione, a differenza della declaratoria di cessazione della materia del contendere.
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Indagini bancarie: quando l’accertamento è valido?
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un accertamento fiscale basato su indagini bancarie nei confronti di un imprenditore. La Corte ha stabilito che la mancata allegazione dell'autorizzazione per le indagini non invalida l'atto, essendo un documento interno, a meno che non si provi un concreto pregiudizio. Il contribuente non è riuscito a superare la presunzione legale che le movimentazioni bancarie non giustificate costituissero ricavi non dichiarati.
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Utili extracontabili: presunzione di distribuzione ai soci
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19272/2024, ha rigettato il ricorso di un socio di una S.r.l. a ristretta base partecipativa. La Corte ha confermato il principio secondo cui gli utili extracontabili accertati in capo alla società si presumono distribuiti ai soci. È stato inoltre stabilito che a tali utili non si applica la tassazione parziale, ma l'imposizione sull'intero importo.
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Presunzione distribuzione utili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di una socia di una S.r.l. a ristretta base, destinataria di un avviso di accertamento per maggiori redditi. La Corte ha confermato la legittimità della presunzione distribuzione utili non dichiarati dalla società ai soci. Ha inoltre ribadito che spetta al contribuente fornire la prova contraria, dimostrando che i maggiori ricavi sono stati accantonati o reinvestiti nell'attività aziendale, e non percepiti personalmente.
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Presunzione distribuzione utili: la prova del socio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27840/2025, ha confermato la legittimità della presunzione di distribuzione utili ai soci di una società a ristretta base in caso di accertamento di maggiori redditi societari. Il ricorso di una socia, che contestava l'avviso di accertamento sul proprio reddito personale, è stato respinto. La Corte ha ribadito che spetta al socio fornire la prova contraria, dimostrando con fatti concreti che gli utili sono stati reinvestiti o accantonati, e non semplicemente negando di averli percepiti.
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Utili extracontabili: quando si presumono distribuiti?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2752/2024, ha confermato la legittimità della presunzione di distribuzione ai soci degli utili extracontabili accertati in capo a una società di capitali a ristretta base azionaria. Il caso riguardava un socio a cui l'Agenzia delle Entrate aveva imputato, in proporzione alla sua quota, i maggiori ricavi non dichiarati dalla società. La Corte ha ribadito che la ristretta compagine sociale costituisce il presupposto per tale presunzione, invertendo l'onere della prova sul contribuente. È stato inoltre chiarito che a tali utili, in quanto occulti, non si applica il regime di tassazione parziale previsto per i dividendi ordinari, ma sono soggetti a imposizione per l'intero ammontare.
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