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Art. 38, comma 3 d.P.R. n. 600 del 1973

9 provvedimenti

Accertamento tovagliometro: legittimo per la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19136/2024, ha affermato la legittimità dell'accertamento fiscale basato sul metodo del "tovagliometro" per ricostruire i ricavi di un'attività di ristorazione. Il caso riguardava un ristoratore il cui reddito era stato rettificato dall'Amministrazione Finanziaria sulla base del numero di tovaglioli utilizzati. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto, ritenendo violato un presunto divieto di doppia presunzione. La Suprema Corte ha cassato tale decisione, chiarendo che non esiste un divieto assoluto di presunzioni a catena e che il metodo del tovagliometro è uno strumento presuntivo valido, fondato su elementi gravi, precisi e concordanti, applicabile sia a tovaglioli di carta che di stoffa.
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Utili extracontabili: presunzione per i soci indiretti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34888/2025, ha stabilito che la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili di una società a ristretta base partecipativa si estende anche ai soci persone fisiche che la partecipano indirettamente, attraverso una catena di altre società. La Corte ha chiarito che gli schermi societari non neutralizzano l'efficacia della presunzione, la quale mira a colpire la reale capacità contributiva del beneficiario finale, superando la forma giuridica per arrivare alla sostanza economica.
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Presunzione distribuzione utili: non basta dirsi prestanome
La Corte di Cassazione ha confermato un accertamento fiscale basato sulla presunzione di distribuzione utili a una socia di una S.r.l. a ristretta base. La contribuente sosteneva di essere una mera prestanome del padre, ma la Corte ha ritenuto le sue prove insufficienti a superare la presunzione legale, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Utili extracontabili: onere della prova per i soci
La Cassazione chiarisce che in caso di accertamento di utili extracontabili a una società fallita a ristretta base partecipativa, la mancata notifica dell'atto all'amministratore non invalida l'accertamento al socio. Quest'ultimo può contestare tutto, ma spetta a lui l'onere della prova di non aver percepito gli utili, essendo sufficiente per il Fisco dimostrare la ristretta compagine sociale.
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Presunzione utili soci: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30598/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia fiscale: per le società di capitali a ristretta base proprietaria, gli utili extracontabili accertati si presumono distribuiti ai soci. Questa presunzione utili soci sposta l'onere della prova sul contribuente, il quale non può limitarsi a dimostrare l'assenza di versamenti sui propri conti correnti. Deve, invece, provare che tali utili sono stati reinvestiti, accantonati dalla società o percepiti da terzi. La Corte ha cassato la decisione del giudice di merito che aveva erroneamente annullato l'avviso di accertamento.
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Definizione agevolata: processo estinto per notifica
La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto un processo tributario relativo a un accertamento IRPEF a carico di una socia. La contribuente aveva richiesto la definizione agevolata della lite. L'Agenzia delle Entrate ha negato la richiesta, ma non è riuscita a provare la corretta notifica del diniego. Secondo la Corte, la mancata prova della notifica rende la definizione agevolata perfezionata, con conseguente estinzione del giudizio.
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Definizione agevolata: estinzione processo tributario
Un contribuente, socio di una S.r.l., impugna un avviso di accertamento IRPEF. Durante il giudizio in Cassazione, aderisce alla definizione agevolata, pagando la prima rata. La Corte, constatato il mancato diniego dell'Agenzia delle Entrate, dichiara l'estinzione del processo tributario.
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Definizione agevolata: processo estinto in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione di un processo tributario relativo a un accertamento IRPEF a carico di una socia di una S.r.l. a ristretta base. Nonostante le sentenze sfavorevoli nei primi due gradi di giudizio, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge. Avendo presentato domanda e pagato la prima rata, e in assenza di un diniego da parte dell'Agenzia delle Entrate entro i termini, il processo si è estinto per legge, senza alcuna pronuncia sul merito della controversia.
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Amministratore di fatto: da elusione a evasione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imprenditore, ritenuto amministratore di fatto di una società, che aveva tentato di sottrarsi a degli avvisi di accertamento fiscale cancellando la società dal registro delle imprese. La Corte ha stabilito che tale condotta non costituisce una forma di elusione fiscale (abuso del diritto), bensì una vera e propria evasione. Di conseguenza, l'imprenditore è stato ritenuto personalmente responsabile per i debiti tributari della società estinta, confermando la legittimità degli accertamenti notificati nei suoi confronti.
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