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Art. 371-bis Codice Penale

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33 provvedimenti

Calunnia aggravata: quando la falsa accusa è reato
La Corte di Cassazione si pronuncia su un complesso caso di calunnia aggravata, annullando parzialmente un'ordinanza di arresti domiciliari. La sentenza distingue tra due episodi di presunta calunnia: una contro un giornalista, ritenuta sussistente, e una contro un imprenditore, per la quale si richiede una nuova valutazione. Viene inoltre accolto il ricorso della Procura, imponendo di riesaminare l'aggravante di aver agito per agevolare un'associazione mafiosa. La decisione chiarisce i confini del reato di calunnia, specialmente riguardo alla prova della consapevolezza della falsità dell'accusa.
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Favoreggiamento personale: mentire alla polizia
La Corte di Cassazione conferma la condanna per favoreggiamento personale a carico di due individui che avevano mentito alla polizia per proteggere l'autore di un tentato omicidio. Uno di loro, la vittima, aveva dichiarato di essere caduto accidentalmente dallo scooter. La Corte ha stabilito che la paura di ritorsioni non giustifica la falsa testimonianza ai sensi dell'art. 384 c.p., che riguarda la tutela della libertà e dell'onore, non il timore di un danno fisico. La sentenza chiarisce che il reato si configura anche se le false dichiarazioni sono rese alla polizia giudiziaria su delega del PM.
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Prescrizione reato: annullata condanna in appello
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per false informazioni al pubblico ministero, poiché il reato era estinto per prescrizione prima della pronuncia della Corte d'Appello. Quest'ultima aveva erroneamente confermato la condanna di primo grado, ignorando il decorso del termine massimo di prescrizione del reato.
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Motivi nuovi in Cassazione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro un'ordinanza di arresti domiciliari. La decisione si fonda sul principio consolidato per cui non è possibile presentare per la prima volta in sede di legittimità motivi di censura non sollevati precedentemente davanti al Tribunale del Riesame. Questo caso evidenzia l'importanza di una strategia difensiva completa fin dalle prime fasi del procedimento cautelare, sottolineando come i cosiddetti 'motivi nuovi in Cassazione' non possano trovare accoglimento.
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Depistaggio: annullata la misura cautelare
Un ex ufficiale dei Carabinieri era stato posto agli arresti domiciliari per il reato di depistaggio, accusato di aver fornito false dichiarazioni in un'indagine su stragi di mafia. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza, riscontrando una grave carenza di motivazione sia sull'intenzione di sviare le indagini (elemento soggettivo del reato di depistaggio) sia sulla concreta esistenza di attuali esigenze cautelari, come il pericolo di reiterazione del reato o di inquinamento probatorio.
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Reclamo archiviazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza che aveva respinto un reclamo avverso un decreto di archiviazione. La Suprema Corte ribadisce che, secondo l'art. 410-bis c.p.p., tale ordinanza non è ulteriormente impugnabile. L'unica eccezione, quella dell'atto abnorme, non è stata ravvisata nel caso di specie, poiché il provvedimento del Tribunale rientrava pienamente nelle sue funzioni e non creava una stasi processuale. La decisione sul reclamo archiviazione definisce il sub-procedimento, rendendo definitiva la chiusura delle indagini.
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Causa di non punibilità: non basta il legame familiare
La Corte di Cassazione ha stabilito che la causa di non punibilità per chi aiuta un parente a eludere la giustizia non è automatica. Un padre aveva creato un falso alibi per il figlio indagato. I giudici di merito lo avevano prosciolto in base al solo legame familiare. La Cassazione ha annullato la decisione, specificando che l'esimente si applica solo in una situazione di costrizione inevitabile, non quando si fabbricano prove volontariamente. L'atto di creare un falso alibi è una scelta deliberata per sviare le indagini e non rientra nella tutela prevista dalla legge.
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Causa di non punibilità: mentire per salvarsi
Un uomo, vittima di un'aggressione armata, mente agli inquirenti per proteggere il suo aggressore, sostenendo di essersi ferito accidentalmente. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna per favoreggiamento per la prima menzogna, ma lo ha assolto per le dichiarazioni successive. La Corte ha applicato la causa di non punibilità prevista dall'art. 384 c.p., poiché la seconda bugia era finalizzata a evitare un'incriminazione per la prima.
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Causa di non punibilità: i limiti dell’art. 384 c.p.
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di assoluzione per falsa testimonianza, precisando che la causa di non punibilità prevista dall'art. 384 c.p. si applica solo in presenza di un pericolo concreto e attuale di autoincriminazione per il testimone. Il semplice timore non è sufficiente a giustificare la menzogna. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame che verifichi la sussistenza di tale rischio effettivo.
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Provvedimento abnorme: quando un atto è appellabile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro un'ordinanza che annullava una citazione a giudizio. Secondo la Corte, non si tratta di un provvedimento abnorme, poiché il giudice ha agito nei limiti dei suoi poteri, anche se la sua decisione ha comportato una regressione del procedimento.
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Impugnazione archiviazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8048/2025, ha dichiarato inammissibile un ricorso contro un'ordinanza di archiviazione. La Corte ha ribadito che, a seguito della riforma del 2017, l'impugnazione archiviazione non si propone più con ricorso per cassazione, ma con reclamo al tribunale monocratico, e solo per specifici vizi procedurali legati alla violazione del contraddittorio. Non è possibile contestare nel merito la decisione del giudice.
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Ricorso inammissibile: Cassazione conferma condanne
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi presentati da un imprenditore e un suo collaboratore. L'imprenditore era stato condannato per reati tributari (utilizzo di fatture per operazioni inesistenti), mentre il collaboratore per favoreggiamento personale nei confronti di un soggetto legato alla criminalità organizzata. Inizialmente accusato di tentata estorsione, il reato del collaboratore era stato riqualificato in appello. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi perché generici, volti a una nuova valutazione dei fatti (non consentita in sede di legittimità) e non specificamente correlati alle motivazioni della sentenza d'appello. La decisione conferma quindi le condanne e le pene rideterminate in secondo grado.
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Sequestro probatorio telefono: motivazione necessaria
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di sequestro probatorio di un telefono cellulare, ritenendolo illegittimo per grave difetto di motivazione e violazione del principio di proporzionalità. La sentenza stabilisce che non è ammissibile un sequestro indiscriminato dell'intera memoria del dispositivo senza specificare le ragioni della sua necessità probatoria o delimitare l'ambito della ricerca. Viene ribadita la tutela costituzionale della corrispondenza anche per i dati archiviati, equiparandoli a comunicazioni protette da privacy.
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