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Art. 37 D.P.R. 30 giugno 2000, n. 230

5 provvedimenti

Colloqui Detenuto Convivente: La Cassazione limita l’accesso ai familiari
Un detenuto, soggetto a un regime carcerario speciale, aveva ottenuto l'autorizzazione a svolgere colloqui regolari con il convivente della propria sorella. Il Tribunale di Sorveglianza aveva interpretato estensivamente la normativa, equiparando il convivente del familiare a un "familiare" del detenuto ai fini dei colloqui. La Corte di Cassazione ha però annullato questa decisione. Ha stabilito che la legge sulle unioni civili e convivenze estende i diritti del coniuge al solo convivente *del detenuto*, non al convivente di un suo familiare. Pertanto, i **colloqui del detenuto con il convivente** di un familiare non sono un diritto ordinario, ma richiedono specifiche autorizzazioni per "casi eccezionali".
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Colloquio straordinario detenuto: no se non motivato
Un detenuto ha richiesto un colloquio straordinario con una persona indicata come amica. Il Giudice ha negato l'autorizzazione a causa della gravità dei reati contestati e della fase processuale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, specificando che per un colloquio straordinario detenuto con persone non familiari non basta una generica affermazione di amicizia. È necessario allegare 'ragionevoli motivi', ovvero ragioni specifiche, plausibili e concrete che giustifichino l'incontro, onere non assolto nel caso di specie.
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Colloqui 41-bis: la Cassazione sui limiti alle visite
Un detenuto in regime di 41-bis ha contestato le restrizioni sui contatti familiari, chiedendo colloqui visivi più lunghi e telefonate mensili garantite. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che le limitazioni sui colloqui 41-bis non sono misure puramente punitive, ma strumenti necessari per recidere i legami con le organizzazioni criminali e tutelare la sicurezza pubblica, in linea con le finalità del regime speciale.
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Permessi di colloquio: no appello, sì ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17696/2024, ha stabilito che il provvedimento con cui un giudice nega i permessi di colloquio a un detenuto in custodia cautelare non è appellabile davanti al Tribunale della Libertà. Sebbene tale decisione incida sui diritti della persona, non rientra tra le "ordinanze in materia di misure cautelari" per le quali è previsto l'appello. L'unico rimedio esperibile è il ricorso diretto in Cassazione per violazione di legge, in base al principio di tassatività dei mezzi di impugnazione.
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Video colloqui 41-bis: diritto anche in pandemia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero della Giustizia, confermando il diritto di un detenuto in regime speciale a effettuare video colloqui. La sentenza stabilisce che la normativa emergenziale per la pandemia Covid-19 ha creato una condizione di oggettiva difficoltà per le visite in presenza, legittimando così l'uso dei video colloqui 41-bis come strumento per garantire il fondamentale diritto del detenuto a mantenere i legami familiari.
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