Un detenuto, soggetto a un regime carcerario speciale, aveva ottenuto l'autorizzazione a svolgere colloqui regolari con il convivente della propria sorella. Il Tribunale di Sorveglianza aveva interpretato estensivamente la normativa, equiparando il convivente del familiare a un "familiare" del detenuto ai fini dei colloqui. La Corte di Cassazione ha però annullato questa decisione. Ha stabilito che la legge sulle unioni civili e convivenze estende i diritti del coniuge al solo convivente *del detenuto*, non al convivente di un suo familiare. Pertanto, i **colloqui del detenuto con il convivente** di un familiare non sono un diritto ordinario, ma richiedono specifiche autorizzazioni per "casi eccezionali".
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