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Art. 37 Costituzione

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Altezza minima e discriminazione indiretta di genere sul lavoro
Una candidata ha impugnato l'esclusione da una selezione per capotreno, decisa dall'azienda a causa del mancato raggiungimento dell'altezza minima di 1,60 metri, prevista indistintamente per uomini e donne. La Corte d'Appello aveva dato ragione all'azienda basandosi su foto dei comandi di emergenza. La Cassazione ha invece accolto il ricorso della lavoratrice, ravvisando una potenziale discriminazione indiretta di genere. I giudici hanno chiarito che un limite di statura identico per i due sessi penalizza di fatto le donne. Spetta all'azienda dimostrare in modo rigoroso e concreto che tale requisito sia strettamente indispensabile per lo svolgimento delle specifiche mansioni previste dal bando, non bastando generiche valutazioni astratte. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Mancata collaborazione del condannato: addio misure alternative
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale di Sorveglianza di negare le misure alternative al carcere a una persona condannata. Il motivo principale è la mancata collaborazione del condannato con i servizi sociali (UEPE). Egli, infatti, non ha fornito le informazioni necessarie sulla sua situazione personale, familiare e lavorativa, indispensabili per preparare un programma di reinserimento. Questo comportamento è stato interpretato come un chiaro disinteresse verso il percorso rieducativo. Di conseguenza, il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'uomo è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Permesso Inutile e Affidamento Incolpevole: Niente Risarcimento
Due proprietari costruiscono un frantoio su un terreno, basandosi su un permesso rilasciato dal Comune. Successivamente, scoprono che l'area era già oggetto di una procedura di esproprio. Fanno causa al Comune per ottenere un risarcimento, invocando il loro legittimo affidamento. La Cassazione ha negato il risarcimento, stabilendo che non si può parlare di **affidamento incolpevole** quando i cittadini erano o avrebbero dovuto essere a conoscenza della situazione reale usando l'ordinaria diligenza. La consapevolezza della procedura di esproprio esclude la buona fede necessaria per ottenere il risarcimento del danno.
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Remunerazione medici: la Cassazione nega arretrati
Numerosi medici specializzandi, formati prima dell'anno accademico 2006/2007, hanno richiesto un adeguamento economico, sostenendo che la borsa di studio percepita non costituisse un'adeguata remunerazione secondo le direttive europee. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30799/2023, ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha confermato che la normativa applicabile è il D.Lgs. 257/1991, che prevedeva una borsa di studio, ritenuta sufficiente attuazione degli obblighi comunitari. Il trattamento economico più favorevole, introdotto con il D.Lgs. 368/1999, non è retroattivo e si applica solo a partire dall'anno accademico 2006/2007, rappresentando una scelta discrezionale del legislatore e non un tardivo adempimento.
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Licenziamento lavoratrice madre: quando è nullo?
Una società licenzia una dipendente entro il primo anno di vita del figlio, adducendo come motivazione la chiusura del reparto in cui operava. La Corte d'Appello conferma la nullità del licenziamento lavoratrice madre, chiarendo che le eccezioni al divieto di recesso sono tassative e non includono la chiusura di una singola unità produttiva, ma solo la cessazione dell'intera attività aziendale o la scadenza di un contratto a termine, ipotesi non verificatesi nel caso di specie.
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Impresa artigiana: il lavoro manuale del socio è cruciale
La Corte di Cassazione ha confermato che per la qualifica di impresa artigiana non è sufficiente l'attività puramente organizzativa e gestionale del socio. È indispensabile la sua partecipazione diretta e manuale al processo produttivo, come stabilito dalla legge quadro sull'artigianato. Nel caso specifico, una società di trasporti si è vista negare la qualifica poiché la socia si limitava a compiti amministrativi senza svolgere attività manuale diretta, come la guida dei mezzi. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ribadendo un principio consolidato.
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Interposizione manodopera: la Cassazione decide
Un lavoratore, formalmente assunto da un'impresa appaltatrice, operava di fatto per un'altra società. La Cassazione ha confermato l'esistenza di una interposizione manodopera illecita, riconoscendo il diritto del lavoratore alla riassunzione presso la società utilizzatrice. Tuttavia, poiché quest'ultima era in amministrazione straordinaria, la Corte ha dichiarato improponibile la domanda di condanna al pagamento delle retribuzioni in sede ordinaria, stabilendo che tale pretesa debba essere fatta valere nell'ambito della procedura concorsuale.
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Danno da demansionamento: onere della prova del lavoratore
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di una lavoratrice per danno da demansionamento, chiarendo che il pregiudizio non è mai automatico (in re ipsa). La sentenza sottolinea che il lavoratore ha l'onere di allegare e provare in modo specifico e non generico il danno professionale, biologico o morale subito, altrimenti la domanda di risarcimento non può essere accolta.
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