Un alto funzionario di Polizia è stato condannato in via definitiva per il reato di false dichiarazioni al PM. Sentito come testimone nell'ambito di un'indagine sulla controversa e rapida espulsione della moglie e della figlia di un dissidente straniero, aveva mentito. L'uomo aveva negato di essere a conoscenza dei dettagli dell'espulsione, sostenendo che le sue fitte conversazioni telefoniche con l'ambasciata straniera riguardassero solo la cattura del ricercato. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo la sua difesa. I giudici hanno chiarito che non ci si può appellare alla paura di essere incriminati per giustificare una menzogna, a meno che il pericolo non sia grave, concreto e inevitabile, e non solo ipotetico.
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