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Art. 36 L.F.

8 provvedimenti

Reclamo fallimentare: la banca perde contro il fallimento
Un istituto di credito ha contestato l'autorizzazione a una transazione concessa dal giudice delegato in sostituzione del comitato dei creditori. La banca ha presentato un reclamo ordinario, ma il tribunale lo ha ritenuto tardivo, ritenendo applicabile il termine ridotto di otto giorni previsto per gli atti di gestione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della banca. Ha stabilito che quando il giudice delegato agisce in sostituzione del comitato dei creditori, compie un atto di gestione. Di conseguenza, lo strumento corretto è il **reclamo fallimentare** ai sensi dell'articolo 36 della legge fallimentare, proponibile solo per violazione di legge. Inoltre, la decisione del tribunale su questo tipo di reclamo non è impugnabile davanti alla Cassazione, in quanto priva di carattere definitivo e decisorio. La banca perde definitivamente la causa.
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Vendita fallimentare: stop alla lite per aggiudicazione
La controversia riguarda la legittimità della sospensione di una **vendita fallimentare** disposta dal curatore nonostante un'aggiudicazione provvisoria. La società ricorrente contestava il provvedimento del Tribunale che riteneva insindacabile la scelta discrezionale del curatore. Tuttavia, nelle more del giudizio di legittimità, la ricorrente ha ottenuto l'aggiudicazione definitiva e la cessione del ramo d'azienda in una successiva procedura competitiva. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere per il venir meno dell'interesse ad agire.
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Risarcimento danni fallimento: a chi spetta il denaro?
In un caso di errata perizia di un immobile, la Corte di Cassazione ha stabilito che il risarcimento danni fallimento ottenuto in giudizio spetta alla massa fallimentare e non direttamente alla persona fallita. Anche se è il fallito ad agire in giudizio a causa dell'inerzia del curatore, la somma recuperata deve essere destinata a soddisfare i creditori, rispettando i principi della procedura concorsuale. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva liquidato la somma direttamente al soggetto fallito, è stata annullata con rinvio.
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Bando di gara ambiguo: la decisione della Cassazione
In una vendita fallimentare, un bando di gara ambiguo sulla base d'asta ha generato un contenzioso. La Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso della società che contestava l'ammissione di un'offerta pari alla base d'asta, confermando la correttezza della scelta del curatore volta a massimizzare la competizione e il risultato economico a favore dei creditori, pur in presenza di un'ambiguità formale.
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Vendita fallimentare: nullità e rimedi per i terzi
Una società alberghiera, acquirente di un immobile da una procedura fallimentare, agiva in giudizio per l'accertamento di una servitù di passaggio. I proprietari del fondo vicino contestavano la titolarità del diritto, eccependo la nullità del decreto di trasferimento per presunte violazioni delle norme sulla competitività della vendita fallimentare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che i vizi procedurali interni alla procedura concorsuale (vizi endofallimentari) devono essere fatti valere con gli appositi rimedi previsti dalla legge fallimentare (reclamo), e non possono essere invocati da terzi in un autonomo giudizio per invalidare l'acquisto, proteggendo così la stabilità delle vendite giudiziarie.
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Accantonamento fondi: no a crediti esclusi
In un caso di amministrazione straordinaria, le Amministrazioni Statali hanno richiesto l'accantonamento di ingenti somme per un credito da danno ambientale non ammesso allo stato passivo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'accantonamento fondi previsto dalla legge fallimentare non si applica ai crediti esclusi. La Corte ha inoltre chiarito che la decisione del Commissario Straordinario di non effettuare un accantonamento discrezionale oltre la soglia minima obbligatoria non è sindacabile dal giudice nel merito, poiché rientra nelle sue valutazioni di opportunità.
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Appalto pubblico: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del proprio sindacato in una complessa vicenda relativa a un appalto pubblico. Il caso riguarda la richiesta di risoluzione contrattuale e risarcimento avanzata da un'ATI, successivamente fallita, contro un ente pubblico. La Corte ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale dell'ente che quello incidentale di una delle curatele, ribadendo che non è possibile contestare in sede di legittimità la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito, ma solo la violazione di norme di diritto. La decisione conferma anche l'improcedibilità delle domande riconvenzionali contro una società fallita al di fuori della procedura concorsuale.
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Ricorso cassazione inammissibile per acconto compenso
Una professionista ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione dopo il rigetto della sua richiesta di un acconto sui compensi maturati nell'ambito di una procedura fallimentare. La Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile, specificando che i provvedimenti relativi alla gestione e amministrazione dei beni del fallimento, come il diniego di un acconto, mancano dei requisiti di decisorietà e definitività necessari per questo tipo di impugnazione. La decisione ha chiarito che il diritto al compenso della professionista non è stato negato in via definitiva, potendo la stessa riproporre la sua istanza in un momento successivo.
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