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Art. 36 DPR 380/01

8 provvedimenti

Frazionamento artificioso: no al condono edilizio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di demolizione. La richiesta di condono edilizio è stata rigettata a causa del frazionamento artificioso delle domande, presentate per un immobile ancora in comproprietà indivisa al solo fine di eludere i limiti volumetrici previsti dalla legge. La Corte ha ribadito che il giudice dell'esecuzione deve verificare la legittimità sostanziale del titolo in sanatoria.
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Legittimo affidamento: no se il condono è illegittimo
La Corte di Cassazione ha stabilito che il principio del legittimo affidamento non può essere invocato per bloccare un ordine di demolizione quando il condono edilizio, ottenuto successivamente, è palesemente illegittimo. Il giudice penale ha il potere-dovere di verificare la sussistenza dei requisiti di legge del provvedimento amministrativo. Se il beneficiario del condono è lo stesso autore dell'abuso e non era in buona fede, l'ordine di demolizione resta valido ed efficace.
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Condono edilizio: no a lavori per sanare l’abuso
La Corte di Cassazione ha stabilito l'inammissibilità di un ricorso contro un ordine di demolizione. Il ricorrente sosteneva di aver ottenuto un condono edilizio, ma la Corte ha chiarito che non è possibile sanare un'opera abusiva eseguendo modifiche dopo la data limite fissata dalla legge. Un nulla osta paesaggistico condizionato a tali lavori postumi è quindi inefficace ai fini del condono edilizio.
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Condono edilizio: requisiti e limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una proprietaria contro il rigetto della sua istanza di revoca di un ordine di demolizione. Il caso verteva su un tentativo di regolarizzare un immobile abusivo tramite condono edilizio. La Corte ha confermato la decisione del giudice di merito, evidenziando tre criticità fatali: la domanda di condono era stata presentata da un soggetto non legittimato (il figlio della proprietaria); l'immobile non era stato completato 'al rustico' entro il termine di legge del 31 dicembre 1993; e, trovandosi in zona vincolata, mancava l'autorizzazione paesaggistica espressa, non potendosi applicare il principio del silenzio-assenso.
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Ordine di demolizione: legittimo se l’abuso persiste
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale che revocava un ordine di demolizione per un immobile abusivo. Nonostante i nuovi proprietari avessero ottenuto un condono, la Corte ha stabilito che il giudice dell'esecuzione ha il dovere di verificare la legittimità del titolo sanante. In questo caso, il condono era viziato da un frazionamento artificioso delle domande, ideato per eludere i limiti volumetrici di legge, rendendo l'ordine di demolizione pienamente efficace.
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Condono edilizio: no a sanatorie con lavori postumi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un proprietario contro la revoca della sospensione di un ordine di demolizione. Il caso verteva sulla pretesa di rendere un immobile abusivo sanabile attraverso interventi successivi ai termini del condono edilizio. La Corte ha ribadito che i requisiti per il condono devono sussistere alla data di scadenza prevista dalla legge e non possono essere creati artificialmente in un secondo momento, definendo tali tentativi un aggiramento della disciplina legale.
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Ordine di demolizione: legittimità e terzi acquirenti
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza che aveva revocato un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La Suprema Corte stabilisce che il giudice dell'esecuzione ha il dovere di verificare la legittimità del condono edilizio, specie se ottenuto con un frazionamento fraudolento delle domande per eludere i limiti volumetrici. L'ordine di demolizione, avendo natura reale e ripristinatoria, si applica anche al terzo acquirente, indipendentemente dalla sua buona fede.
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Abuso edilizio: no a sanatorie parziali
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che revocava un ordine di demolizione per un abuso edilizio. La sentenza chiarisce che una nuova sanatoria, riguardante solo una parte dell'immobile, non costituisce un "fatto nuovo" tale da superare una precedente decisione di rigetto. La Corte ha ribadito i principi fondamentali dell'"immanenza dell'abusività" e della "valutazione unitaria", affermando che un immobile abusivo deve essere considerato nel suo complesso e non può essere legalizzato per parti separate. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio in linea con questi principi.
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