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Art. 36 della legge 27 luglio 1978, n. 392

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Clausola risolutiva e buona fede: quando è legittima
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di locazione commerciale in cui il locatore ha attivato la clausola risolutiva espressa per il mancato pagamento di due mensilità di canone e oneri condominiali pregressi. Nonostante il conduttore avesse pagato subito dopo la comunicazione, la Corte ha confermato la risoluzione del contratto, ritenendo che il comportamento del conduttore, caratterizzato da inadempimenti ripetuti, rendesse legittimo e non contrario a buona fede l'esercizio del diritto da parte del locatore.
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Cessione dei crediti in garanzia: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla cessione dei crediti in garanzia. In un caso complesso legato a contratti di leasing e affitto d'azienda, la Corte ha chiarito che la garanzia accessoria (la cessione dei crediti) si estingue automaticamente quando viene meno l'obbligazione principale garantita (il contratto di leasing). Di conseguenza, il cessionario non può più pretendere i pagamenti successivi alla scadenza del contratto principale, poiché il credito ritorna nella sfera giuridica del cedente. La sentenza annulla la decisione d'appello che aveva condannato un'azienda al pagamento dei canoni anche dopo la fine del rapporto garantito.
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Certificato di agibilità: obbligo del locatore
Un locatore ha citato in giudizio un conduttore, gestore di una pensione, per il mancato pagamento dei canoni. Il conduttore aveva sospeso i pagamenti a causa della mancanza del certificato di agibilità. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la consegna di un immobile provvisto dei permessi necessari per l'uso pattuito, incluso il certificato di agibilità, è un'obbligazione primaria del locatore. L'assenza di tale certificato costituisce un grave inadempimento che giustifica la sospensione del pagamento del canone da parte del conduttore, anche se l'immobile è materialmente utilizzato.
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Diritto potestativo: esercizio in atto processuale
Una società affittuaria di rami d'azienda si opponeva a un decreto ingiuntivo, sostenendo di aver diritto a una riduzione del canone a causa dell'inadempimento della società concedente (mancato pagamento dei canoni di leasing). La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 4347/2024, ha stabilito che l'esercizio del diritto potestativo di ridurre il canone può validamente avvenire anche tramite un atto processuale, come la memoria di costituzione in giudizio, cassando la sentenza d'appello che aveva ritenuto non esercitata tale facoltà.
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Successione nel contratto di locazione: l’appello è nullo
Una società subentra in un contratto di locazione commerciale tramite cessione di ramo d'azienda, ma dopo l'inizio di una causa di sfratto. La Corte di Cassazione chiarisce che la successione nel contratto di locazione avvenuta a processo già pendente non salva il subentrante dagli effetti della sentenza. Il ricorso viene dichiarato inammissibile perché non contesta la reale motivazione della Corte d'Appello, basata sull'applicazione delle norme sulla successione nel processo (art. 111 c.p.c.), rendendo la sentenza contro il cedente efficace anche nei confronti del cessionario.
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Cessione ramo d’azienda: subentro automatico nel leasing
Una società che acquisisce un ramo d'azienda viene condannata a pagare i canoni di locazione dell'immobile in cui l'attività era esercitata. La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso inammissibile, chiarendo che il pagamento dei canoni per un certo periodo da parte del cessionario costituisce una prova del subentro nel contratto, rendendo la cessione efficace nei confronti del locatore, anche in assenza di una comunicazione formale.
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