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art. 36 d.l. n. 23 del 2020

10 provvedimenti

Appello sanzioni amministrative: forma sbagliata, ricorso inammissibile
Un cittadino ha impugnato una sanzione amministrativa, ma il suo appello è stato dichiarato inammissibile. Il Tribunale ha ritenuto l'appello tardivo e presentato con la forma sbagliata (atto di citazione anziché ricorso), applicando il rito del lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che per le opposizioni a sanzioni amministrative si deve usare il rito del lavoro, che prevede il ricorso e termini specifici. L'inammissibilità appello sanzioni amministrative è stata quindi confermata, anche considerando le sospensioni dei termini dovute all'emergenza sanitaria.
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Appello tardivo o sospensione termini processuali Covid? La Cassazione chiarisce
Un Cittadino, assolto in primo grado per tentato furto aggravato, ha visto il suo appello dichiarato inammissibile dalla Corte d'Appello perché ritenuto tardivo. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che la **sospensione termini processuali Covid** ha esteso i tempi per il deposito della motivazione della sentenza e, di conseguenza, per la presentazione dell'appello. La Suprema Corte ha annullato l'ordinanza, riconoscendo la tempestività dell'impugnazione e rinviando gli atti alla Corte d'Appello per un nuovo esame del merito.
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Sospensione dei termini: l’Inps perde la causa per un ritardo
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un Professionista il pagamento dei contributi per la Gestione Separata relativi all'anno 2010. Dopo la decisione sfavorevole dei giudici di merito, l'ente ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, il Professionista ha eccepito la tardività del ricorso. La Suprema Corte ha accolto questa eccezione. Durante la pandemia, il legislatore ha disposto la sospensione dei termini processuali per contrastare l'emergenza sanitaria. Calcolando correttamente questo periodo di sospensione, il termine ultimo per notificare il ricorso scadeva il 10 luglio 2020, mentre l'ente previdenziale ha notificato l'atto solo a novembre dello stesso anno. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per violazione dei termini, condannando l'ente al pagamento delle spese processuali.
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Correzione errore materiale: la notifica omessa blocca il ricorso
Una società di capitali ha presentato ricorso per la correzione errore materiale di una sentenza della Corte di Cassazione. La società riteneva che i giudici avessero calcolato erroneamente i termini di impugnazione di un diniego di definizione agevolata emesso dall'Amministrazione Finanziaria, ignorando le sospensioni straordinarie legate all'emergenza sanitaria. Successivamente, la stessa società ha dichiarato di non avere più interesse alla procedura. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la notifica del ricorso alle altre parti è un requisito indispensabile e insostituibile per l'esame dell'istanza. La totale omissione della notifica non può essere sanata con una nuova richiesta di spedizione, determinando la perdita definitiva della possibilità di correggere la decisione.
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Omesso versamento IVA: la crisi non salva, la prescrizione sì
Un amministratore di due società commerciali è stato condannato per il reato di omesso versamento IVA relativo all'anno d'imposta 2011. La difesa ha impugnato la sentenza sostenendo l'impossibilità di pagare a causa di una grave crisi di liquidità e invocando la prescrizione del reato, condizionata dalle sospensioni processuali introdotte durante l'emergenza sanitaria da Covid-19. La Corte di Cassazione ha ritenuto infondata la giustificazione della crisi finanziaria, poiché le aziende registravano fatturati milionari e non avevano cercato soluzioni alternative. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso sul calcolo del tempo trascorso. Applicando la sospensione di sessantaquattro giorni prevista dalla normativa emergenziale, il reato si è comunque estinto per prescrizione prima della decisione definitiva. La Cassazione ha quindi annullato la condanna senza rinvio.
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Ricorso inammissibile: oneri di specificità e motivi
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un avvocato contro la declaratoria di estinzione del suo processo d'appello. La Corte ha stabilito che i motivi di ricorso erano generici, non pertinenti alla ratio decidendi della sentenza impugnata e privi della necessaria specificità, non contestando adeguatamente le prove su cui si fondava la decisione del giudice di merito riguardo all'interruzione del processo.
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Acquisizione sanante: termine e impugnazione indennizzo
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine perentorio di 30 giorni previsto per l'opposizione alla stima dell'indennità di esproprio non si applica alla contestazione dell'indennizzo in caso di acquisizione sanante (art. 42 bis d.P.R. 327/2001). Di conseguenza, il proprietario può agire in giudizio per la determinazione della corretta somma entro il termine ordinario di prescrizione. La Corte ha cassato l'ordinanza di una Corte d'Appello che aveva dichiarato inammissibile il ricorso per tardività.
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Prescrizione reato: quando si sospende il termine?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per molestie. L'ordinanza chiarisce aspetti fondamentali sulla prescrizione reato, confermando che il termine si allunga a causa di plurime sospensioni, incluse quelle per legittimo impedimento, emergenza Covid-19 e le nuove norme che bloccano i termini tra primo e secondo grado. La Corte ha inoltre ribadito che la costituzione di parte civile equivale a una querela.
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Prescrizione reati armi: le sospensioni la allungano
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato per possesso abusivo di armi, confermando che il calcolo della prescrizione reati armi deve tenere conto di molteplici cause di sospensione. L'ordinanza chiarisce come il periodo post-sentenza di primo grado, le sospensioni per l'emergenza Covid-19 e per l'astensione degli avvocati si sommino, posticipando l'estinzione del reato. Viene inoltre ribadita l'obbligatorietà della confisca dell'arma.
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Bancarotta fraudolenta: la colpa dell’extraneus
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due soggetti esterni (extraneus) per il reato di bancarotta fraudolenta. La sentenza chiarisce che anche i beni provenienti da attività illecite, come le truffe, entrano a far parte del patrimonio sociale e la loro successiva distrazione configura il reato. Per la condanna del concorrente esterno è sufficiente la consapevolezza di contribuire al depauperamento del patrimonio sociale ai danni dei creditori, senza che sia richiesta la conoscenza della successiva dichiarazione di fallimento.
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