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Art. 36 d.l. 8 aprile 2020 n. 23

9 provvedimenti

Associazione di stampo mafioso: armi nel terreno e condanna
Il Lavoratore agricolo è stato condannato per partecipazione ad associazione di stampo mafioso con il ruolo di armiere della cosca. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando la regolarità dei termini difensivi durante l'emergenza Covid, l'attendibilità dei collaboratori di giustizia e l'entità della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione delle prove spetta solo ai giudici di merito e che il ritrovamento di armi da guerra nel terreno dell'imputato, unito alle intercettazioni, conferma la sua colpevolezza. La condanna è quindi definitiva.
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Sospensione termini COVID: ricorso TARI salvo per un errore di calcolo
Un'azienda alberghiera impugna un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti (TARI). I giudici di primo e secondo grado dichiarano il ricorso inammissibile perché depositato in ritardo. Secondo loro, il calcolo della scadenza non teneva correttamente conto della sospensione termini processuali COVID. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. I giudici supremi chiariscono che il periodo di sospensione era di 64 giorni, non 63 come erroneamente calcolato in precedenza. Applicando il conteggio corretto, il ricorso dell'azienda risulta depositato esattamente l'ultimo giorno utile. La sentenza viene quindi annullata e la causa rinviata per essere giudicata nel merito.
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Sospensione termini Covid: la richiesta di processo annulla il bonus
La Corte di Cassazione ha chiarito un importante aspetto della sospensione termini processuali Covid. Due imputati, condannati per furto di energia e sottoposti a misure cautelari, hanno presentato appello oltre la scadenza. Essi sostenevano che il termine fosse stato sospeso per l'emergenza sanitaria. La Suprema Corte ha respinto il loro ricorso. Ha stabilito che la sospensione non si applica se gli imputati stessi, pur in periodo di emergenza, chiedono espressamente che il processo vada avanti. Tale richiesta rende inoperativo il beneficio della sospensione, facendo decorrere normalmente i termini. L'appello, presentato tardi, è stato quindi definitivamente giudicato inammissibile.
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Motivazione classamento catastale: quando è nulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello relativa a un riclassamento catastale di un immobile da A/2 ad A/1. La decisione è stata cassata per 'motivazione apparente', poiché i giudici di merito non avevano spiegato in modo logico perché avessero preferito il confronto con altri immobili di lusso (A/1) piuttosto che con un immobile simile, ma di categoria inferiore (A/2), presente nello stesso stabile. La sentenza sottolinea l'importanza di una chiara e comprensibile motivazione classamento catastale.
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Sospensione termini processuali: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso relativo alla sospensione termini processuali dovuta all'emergenza COVID-19. Una Corte di giustizia tributaria aveva erroneamente dichiarato inammissibile, perché tardivo, un appello dell'Agente della Riscossione. La Cassazione ha ribaltato la decisione, calcolando che, grazie alla sospensione di 64 giorni, l'appello era stato notificato tempestivamente. Ha inoltre affermato che un giudice, una volta dichiarata l'inammissibilità, perde il potere di decidere nel merito della causa. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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Sospensione termini processuali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una contribuente, annullando la decisione di una Commissione Tributaria Regionale. Quest'ultima aveva erroneamente dichiarato inammissibile un appello per tardività, senza considerare la sospensione dei termini processuali introdotta dalla legislazione emergenziale COVID-19. La Corte ha ribadito che tale sospensione doveva essere applicata, rendendo l'appello tempestivo, e ha rinviato il caso per un nuovo esame nel merito.
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Sospensione termini processuali: cumulo e COVID-19
Una società del settore automobilistico si è vista dichiarare inammissibile un appello per tardività. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo un principio chiave sulla sospensione termini processuali: la sospensione di nove mesi per le liti tributarie (D.L. 119/2018) si cumula con quella successiva disposta per l'emergenza COVID-19. Di conseguenza, l'appello notificato l'8 maggio 2020 è stato ritenuto tempestivo e la causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Profitto da reato: tassabile anche senza condanna penale
In un caso di accertamento IRPEF, l'Agenzia delle Entrate ha tassato un cittadino per la sua quota di un profitto da reato, nonostante il crimine fosse stato dichiarato prescritto in sede penale. Le commissioni tributarie inferiori avevano annullato l'avviso, negando la prova della percezione personale del denaro. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che la sentenza penale, sebbene non vincolante, costituisce un grave indizio. Ha ritenuto illogico escludere il profitto personale quando il procedimento penale aveva accertato la distrazione di fondi e ordinato la restituzione. La Cassazione ha stabilito che la tassabilità del profitto da reato non richiede una condanna penale definitiva e che il giudice tributario deve valutare autonomamente tutte le prove, comprese le presunzioni.
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Profitto da reato: tassazione e prova presuntiva
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2120/2024, ha stabilito che il profitto da reato è tassabile anche se percepito tramite una società "paravento". La Corte ha chiarito che le risultanze di un giudizio penale, sebbene non vincolanti, costituiscono una solida base di prova presuntiva. I giudici tributari non possono ignorare le evidenze logiche che collegano l'arricchimento della società ai suoi soci di fatto, ribaltando così una decisione di merito che aveva escluso l'imponibilità per mancanza di prova diretta della percezione personale delle somme.
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