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Art. 36 Costituzione

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1385 provvedimenti

Indennità di buonuscita: calcolo e limiti al recupero
Una ex dipendente di un ente previdenziale contesta la rideterminazione della sua indennità di buonuscita e il conseguente recupero delle somme ritenute indebite. La Corte di Appello aveva dato ragione all'ente. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, riconosce l'elevata importanza della questione, anche alla luce di recenti sentenze della Corte Costituzionale, e rinvia il caso alla pubblica udienza per una decisione approfondita, senza ancora pronunciarsi nel merito.
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Indennità di funzione: quando spetta al dirigente?
La Corte di Cassazione conferma il diritto di un dirigente a ricevere una indennità di funzione per aver svolto mansioni aggiuntive di CFO, anche per il periodo precedente al formale riconoscimento economico. La sentenza stabilisce che lo svolgimento effettivo di compiti di maggiore responsabilità giustifica una retribuzione supplementare, superando il principio di onnicomprensività dello stipendio quando la stessa azienda, in un secondo momento, istituisce un compenso specifico per tale incarico.
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Interposizione manodopera: la Cassazione decide
Un lavoratore, formalmente assunto da un'impresa appaltatrice, operava di fatto per un'altra società. La Cassazione ha confermato l'esistenza di una interposizione manodopera illecita, riconoscendo il diritto del lavoratore alla riassunzione presso la società utilizzatrice. Tuttavia, poiché quest'ultima era in amministrazione straordinaria, la Corte ha dichiarato improponibile la domanda di condanna al pagamento delle retribuzioni in sede ordinaria, stabilendo che tale pretesa debba essere fatta valere nell'ambito della procedura concorsuale.
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Silenzio assenso: non blocca i controlli fiscali
Una società di trasporti si era vista negare un'agevolazione fiscale sul gasolio nonostante il decorso del termine per il silenzio assenso. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che il silenzio assenso non impedisce all'Amministrazione Finanziaria di effettuare controlli successivi e annullare il beneficio se mancano i presupposti. L'onere di provare la correttezza dei dati, anche in caso di errori di terzi, resta a carico del contribuente.
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Revoca incarico dirigente: illegittima se pretestuosa
Un dirigente sanitario ha subito la revoca anticipata del suo incarico, ufficialmente legata alla nomina di un nuovo vertice aziendale, seguita a breve dal suo collocamento in quiescenza. La Corte di Cassazione ha stabilito che la revoca dell'incarico del dirigente sanitario era illegittima e che il successivo pensionamento non può sanare l'illegittimità dell'atto. La normativa che vieta di attribuire nuovi incarichi a personale in pensione non si applica al mantenimento di un contratto già in essere. Di conseguenza, il dirigente ha diritto a una nuova valutazione in merito alla reintegra o al risarcimento del danno.
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Indennità mansioni superiori: non assorbe la posizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità per mansioni superiori spettante al personale amministrativo scolastico non può assorbire la 'posizione economica' già percepita. Sebbene la posizione economica sia inclusa nel calcolo per determinare l'importo dell'indennità differenziale, quest'ultima deve essere corrisposta in aggiunta alla retribuzione complessiva del dipendente, che comprende anche la posizione economica stessa. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito che aveva negato tale cumulo.
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Risarcimento Specializzandi Medici: la Cassazione nega
Un gruppo di medici specializzatisi dopo il 1991 ha citato in giudizio lo Stato, sostenendo che la borsa di studio ricevuta non costituisse l'"adeguata remunerazione" prevista dalle direttive comunitarie. La richiesta di risarcimento danni è stata respinta sia in primo grado che in appello. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, ha confermato le decisioni precedenti, dichiarando i ricorsi inammissibili. La Corte ha ribadito il suo orientamento consolidato secondo cui le direttive UE non imponevano un importo minimo specifico per la borsa di studio, e che la disciplina applicabile restava quella nazionale, respingendo così le pretese al risarcimento specializzandi medici.
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Riposo settimanale: quando spetta il risarcimento?
Un dipendente pubblico ha richiesto il risarcimento per danno da usura psico-fisica a causa del lavoro svolto durante i giorni di riposo settimanale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che se il lavoro festivo rientra in una turnazione programmata, la maggiorazione economica prevista dal contratto collettivo è sufficiente a compensare il disagio. Il diritto a un ulteriore risarcimento sorge solo in caso di perdita definitiva del riposo, non per un suo semplice spostamento.
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Indennità di percorrenza: quando spetta all’impiegato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un impiegato che richiedeva l'indennità di percorrenza per il tragitto casa-lavoro. La decisione si fonda sull'interpretazione del CCNL di settore, che riserva tale indennità agli impiegati che operano presso cantieri mobili e si spostano da un centro di raccolta. Avendo il lavoratore una sede fissa, il diritto non sussiste, anche se in passato l'indennità era stata corrisposta.
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Società partecipate: stop al blocco stipendiale
Una ex dipendente di un'azienda a controllo pubblico ha richiesto il pagamento di differenze retributive derivanti dal rinnovo del CCNL. L'azienda si è opposta, invocando il blocco stipendiale applicato al settore pubblico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, affermando che il rapporto di lavoro nelle società partecipate è di natura privatistica. Di conseguenza, il blocco stipendiale pubblico non si estende automaticamente e qualsiasi modifica dei trattamenti economici deve passare attraverso la contrattazione di secondo livello, non potendo essere imposta unilateralmente.
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Retribuzione società partecipate: No al blocco stipendi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26341/2025, ha stabilito che ai dipendenti delle società a partecipazione pubblica non si applica il blocco stipendiale previsto per il pubblico impiego. Un lavoratore aveva richiesto le differenze retributive maturate a seguito del rinnovo del CCNL del settore terziario. La società, interamente partecipata da un ente pubblico, si era opposta invocando le norme sul contenimento della spesa pubblica. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della società, affermando che la disciplina sulla retribuzione società partecipate segue le regole del diritto privato. Qualsiasi intervento di contenimento dei costi del personale deve passare attraverso la contrattazione di secondo livello e non può essere imposto unilateralmente, disapplicando gli aumenti previsti dal contratto collettivo nazionale.
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Retribuzione Società Partecipate: No a tagli unilaterali
Una ex dipendente di una società a partecipazione pubblica ha richiesto gli adeguamenti salariali previsti dal rinnovo del CCNL. La società si è opposta, invocando obblighi di contenimento dei costi. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla lavoratrice, stabilendo che la retribuzione in società partecipate, pur soggetta a principi di sana gestione, può essere modificata solo tramite contrattazione collettiva di secondo livello e non con decisioni unilaterali.
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Società in house: no blocco stipendi senza accordo
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società in house non può legittimamente bloccare gli aumenti stipendiali previsti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) basandosi unicamente su direttive di contenimento della spesa del socio pubblico. La sentenza chiarisce che il rapporto di lavoro in queste società è di natura privatistica e qualsiasi modifica peggiorativa della retribuzione deve passare attraverso la contrattazione di secondo livello con i sindacati, non potendo essere imposta unilateralmente.
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Lavoro carcerario: quale retribuzione spetta?
Un detenuto ha richiesto la piena retribuzione per il suo lavoro in carcere, basandosi su un contratto collettivo standard. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la remunerazione per il lavoro carcerario è stabilita da una commissione speciale e non deve essere inferiore ai due terzi della paga prevista dal contratto collettivo di riferimento, che nel caso specifico era quello per il lavoro domestico.
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Ferie non godute: onere della prova spetta al datore
Una dirigente pubblica, licenziata dopo un periodo di detenzione, chiedeva il pagamento delle ferie non godute. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13691/2025, ha annullato la decisione di merito, stabilendo un principio cruciale: spetta sempre al datore di lavoro l'onere di provare di aver messo il dipendente in condizione di fruire delle ferie. Questo onere probatorio sulle ferie non godute vale anche per i dirigenti, superando l'orientamento precedente. La Corte ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Licenziamento illegittimo: riorganizzazione fittizia
Un lavoratore, formalmente inquadrato come agente di commercio per un'azienda farmaceutica, è stato licenziato per una presunta riorganizzazione aziendale. La Corte di Cassazione ha confermato che si trattava di un licenziamento illegittimo, poiché il rapporto era di lavoro subordinato e la riorganizzazione era solo una conseguenza e non la causa reale del recesso. La Suprema Corte ha inoltre convalidato il calcolo dell'indennità basato sulla media delle provvigioni percepite.
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Retribuzione ferie: indennità variabili incluse
La Corte di Cassazione ha stabilito che la retribuzione ferie deve includere tutte le indennità, anche variabili, intrinsecamente connesse alle mansioni svolte, come l'indennità di utilizzo professionale e quella di assenza dalla residenza per un macchinista. Accogliendo il ricorso di un lavoratore contro un'azienda di trasporti, la Corte ha affermato che una paga ridotta durante le ferie costituisce un deterrente illegittimo all'esercizio di tale diritto, in linea con la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea. La sentenza d'appello, che aveva escluso tali voci, è stata annullata con rinvio.
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Deontologia notarile: sanzioni per onorari illeciti
La Corte di Cassazione ha confermato le sanzioni disciplinari a carico di un notaio per aver percepito onorari non dovuti, emesso fatture irregolari e per scarsa collaborazione con il Consiglio Notarile. La sentenza chiarisce che la deontologia notarile impone una condotta irreprensibile, il cui danno non si limita al fisco ma si estende alla concorrenza e alla clientela. Il solo ravvedimento operoso fiscale non è sufficiente a mitigare la sanzione, data la natura plurioffensiva dell'illecito.
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Minimale contributivo: onere della prova del datore
Una società ha contestato un avviso di addebito dell'ente previdenziale per contributi non versati, sostenendo che un dipendente avesse lavorato meno ore dello standard. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, riaffermando il principio del minimale contributivo. Secondo la Corte, i contributi si calcolano sulla retribuzione e sull'orario minimi previsti dai contratti collettivi, e spetta al datore di lavoro l'onere di provare formalmente qualsiasi legittima riduzione oraria; in assenza di tale prova, la contribuzione piena è dovuta.
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Assorbimento superminimo: conta il comportamento
Un gruppo di lavoratori ha citato in giudizio la propria azienda per l'illegittimo assorbimento del superminimo individuale a seguito di un nuovo accordo sindacale. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha stabilito che il comportamento tenuto dall'azienda per oltre un decennio, durante il quale non ha mai applicato l'assorbimento in occasione di precedenti rinnovi contrattuali, è un elemento decisivo per interpretare la volontà delle parti. La Corte ha quindi cassato la sentenza e rinviato il caso per una nuova valutazione che tenga conto di tale condotta.
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