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Art. 36, comma 2, n. 4, del decreto legislativo n. 546 del 1992

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Riscossione frazionata e pendenza di giudizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25469/2024, si è pronunciata sul tema della riscossione frazionata dei tributi. Il caso riguarda un'associazione Onlus che, dopo la cancellazione dal registro e i conseguenti avvisi di accertamento, otteneva la reintegrazione con effetto retroattivo. La Corte ha stabilito che la riscossione provvisoria diventa illegittima se la sentenza di primo grado, su cui si basa, viene riformata o se l'atto impositivo presupposto viene annullato, come nel caso di specie, dove la reintegrazione nel registro Onlus ha fatto venir meno il fondamento stesso della pretesa fiscale.
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Principio di corrispondenza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di una commissione tributaria regionale che aveva accolto l'appello di un imprenditore contro un accertamento fiscale. La commissione aveva basato la sua decisione sulla congruità dei ricavi agli studi di settore, un'eccezione mai sollevata dal contribuente. La Cassazione ha ravvisato una violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, stabilendo che il giudice non può decidere su questioni che devono essere sollevate esclusivamente dalla parte. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Estinzione processo tributario: rinuncia e spese
Un'impresa individuale aveva impugnato un avviso di accertamento per imposte dirette e indirette. Dopo aver perso in appello, ha proposto ricorso in Cassazione. Durante il giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo, portando alla rinuncia del ricorso da parte del contribuente, accettata dall'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo tributario, senza condanna alle spese e chiarendo che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Interpello fiscale: vincolante solo per il richiedente
Una società di riciclo vetro contestava un avviso di accertamento IVA relativo alla vendita di rottami a un'altra azienda. Quest'ultima aveva presentato un interpello fiscale per chiarire il regime IVA applicabile. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 587/2024, ha stabilito un principio fondamentale: la risposta a un interpello fiscale, sia essa esplicita o tacita, vincola l'amministrazione finanziaria solo nei confronti del contribuente che ha presentato l'istanza. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente esteso gli effetti del parere anche alla società venditrice, terza rispetto alla procedura di interpello, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Principio di cassa: onere della prova sul professionista
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32035/2024, ha riaffermato un principio fondamentale per i lavoratori autonomi: l'onere della prova riguardo la data di incasso dei compensi spetta al contribuente. Il caso riguardava un professionista a cui l'Agenzia delle Entrate contestava la mancata dichiarazione di redditi per fatture emesse nel 2012. La Corte ha stabilito che, in base al principio di cassa, spetta al professionista dimostrare che l'incasso è avvenuto in un anno successivo. La sentenza ha anche chiarito che per l'applicazione del regime di IVA ad esigibilità differita è necessario rispettare rigidi requisiti formali sulla fattura, in assenza dei quali si applica il regime ordinario.
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Credito d’imposta gasolio: No al FAP per Euro 2
Una società di autotrasporti si è vista negare il credito d'imposta sul gasolio per i suoi veicoli Euro 2, nonostante avesse installato filtri antiparticolato (FAP) per migliorarne la classe ambientale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, ai fini del beneficio fiscale, è rilevante unicamente la categoria di omologazione originale del veicolo e non gli aggiornamenti successivi. La normativa agevolativa, essendo di stretta interpretazione, non può essere estesa a casi non espressamente previsti, e la sua finalità è incentivare il rinnovo del parco veicoli, non l'adeguamento di quelli obsoleti.
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Credito d’imposta gasolio: No con FAP su Euro 2
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di trasporti che chiedeva il credito d'imposta gasolio per veicoli Euro 2, ai quali era stato installato un filtro antiparticolato (FAP). Secondo la Corte, il beneficio fiscale è legato esclusivamente alla categoria di omologazione originale del veicolo e non alla sua classe ambientale effettiva dopo le modifiche. L'installazione del FAP, pur migliorando le emissioni, non altera la classificazione originaria del mezzo ai fini dell'agevolazione, la cui finalità è incentivare il rinnovo del parco veicoli e non la modifica di quelli obsoleti.
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