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Art. 36, comma 2, d.lgs. n. 546/92

5 provvedimenti

Spese legali distratte: la deducibilità fiscale negata al vincitore
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la **deducibilità delle spese legali** dichiarate da una Farmacia e dai suoi soci. Queste spese riguardavano onorari legali pagati direttamente dall'ente pubblico soccombente all'avvocato della Farmacia, configurando le cosiddette "spese distratte". L'Agenzia sosteneva che, non avendo la Farmacia sostenuto economicamente tali costi, non potessero essere dedotti. La Corte di Cassazione ha confermato questo principio, stabilendo che la parte vittoriosa non può dedurre spese legali se queste sono state pagate direttamente dalla parte soccombente al proprio avvocato. La Corte ha ribadito che l'onere della prova per la deducibilità dei costi grava sul contribuente. I ricorsi della Farmacia e dei soci sono stati rigettati.
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Cumulo giuridico sanzioni: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione interviene su un caso di operazioni oggettivamente inesistenti, rigettando gran parte delle doglianze di una società contribuente. Tuttavia, accoglie il motivo relativo all'applicazione del cumulo giuridico delle sanzioni per violazioni della stessa indole commesse in diversi periodi d'imposta. La Corte chiarisce che il giudice dell'ultimo atto processuale deve ricalcolare la sanzione complessiva, anche se gli accertamenti per le altre annualità sono oggetto di distinti giudizi. La sentenza è cassata con rinvio per la rideterminazione delle sanzioni.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a un accertamento fiscale per operazioni inesistenti. L'Agenzia delle Entrate aveva impugnato la decisione di una corte regionale favorevole a un'impresa di costruzioni. La Suprema Corte ha cassato la sentenza e rinviato il caso, chiarendo i principi sull'onere della prova per le operazioni inesistenti. Ha stabilito che la motivazione del giudice di merito era carente, non distinguendo tra inesistenza oggettiva e soggettiva e non valutando adeguatamente le prove che indicavano i fornitori come 'cartiere'. La Corte ha anche precisato che il raddoppio dei termini di accertamento non si applica all'IRAP.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29475/2025, ha cassato con rinvio la decisione di una Commissione Tributaria Regionale in un caso di operazioni inesistenti. La Corte ha ribadito la netta distinzione tra operazioni oggettivamente e soggettivamente inesistenti, chiarendo i diversi oneri probatori a carico dell'Amministrazione Finanziaria e del contribuente. In particolare, è stato sottolineato che il giudice di merito non aveva adeguatamente motivato la propria decisione, omettendo di qualificare le operazioni contestate e di valutare le prove fornite dall'Agenzia circa la natura di 'cartiere' delle società fatturanti.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
Una società, accusata di utilizzare fatture per operazioni soggettivamente inesistenti, aveva ottenuto un parziale annullamento di un avviso di accertamento. L'Agenzia Fiscale ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della notifica del ricorso, la società ha perfezionato la procedura di definizione agevolata della lite. La Corte di Cassazione, di conseguenza, ha dichiarato l'estinzione dell'intero giudizio, senza pronunciarsi nel merito della questione fiscale, stabilendo un importante principio procedurale.
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